Pediatri: i bambini non possono essere mai clandestini
Nessun bambino puo' essere clandestino. A tutti i bambini, figli di genitori clandestini e in condizioni di fragilita', venga riconosciuto lo status di 'profugo', il permesso di asilo e l'iscrizione al SSN. Sono queste le indicazioni che arrivano dalla Societa' Italiana di Pediatria, riunita in congresso a Genova. Per i pediatri e' necessario garantire percorsi di inclusione alle donne straniere clandestine che partoriscono in Italia, prolungando il permesso di soggiorno provvisorio fino ad un anno di vita del bambino per avere la possibilita' di trovare un lavoro stabile e regolarizzare la propria posizione. 'Ai sensi della Convenzione di New York - spiegano i pediatri - deve essere garantita a tutti i minori l'assistenza pediatrica di base'. Da qui, un forte auspicio che non venga modificato l'articolo 35 del testo unico sull'immigrazione (n. 286 del 1998) che prevede che 'l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non puo' comportare alcun tipo di segnalazione (da parte di chi esplica la prestazione sanitaria) alle autorita', salvo quei casi in cui sia obbligatorio il referto, a parita' di condizione con il cittadino italiano'. La preoccupazione della SIP e della SIMM deriva da voci, non ancora confermate, secondo le quali sarebbero in via di definizione provvedimenti che modificherebbero l'attuale situazione. Nel corso del Congresso sono stati, inoltre, presentati alcuni dati che fotografano l'attuale situazione dei migranti in Italia e le conseguenze sui loro bambini di una mancata o carente integrazione. Secondo dati Istat del 2008, la popolazione dei migranti in Italia e' di circa 3 milioni e mezzo di persone, di cui 800 mila sono soggetti in eta' pediatrica e l'80% hanno meno di 14 anni. Questa cifra e' certamente destinata a salire per effetto del costante aumento delle nascite nelle famiglie di migrati (sono state 7 mila nel 1993, 49 mila nel 2004, oltre 57 mila nel 2007 con una percentuale che ha superato il 10% del totale dei nati in Italia, con punte in alcune grandi maternita' del Nord che sfiorano il 25%).
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