Le perplessita' dei datori di lavoro sulla riforma dell'immigrazione
Se la proposta sarà approvata dal Congresso - e in realtà i primi intoppi al Senato si stanno facendo già vedere -, gli immigrati che sono entrati nel territorio degli Stati Uniti prima del primo gennaio di quest'anno potranno richiedere un permesso di soggiorno temporaneo, cancellare di fatto il loro status di immigrati clandestini e iniziare a lavorare nell'attesa di ottenere il visto "Z": un visto che consentirebbe loro di vivere legalmente negli Usa. La riforma, una volta convertita in legge, consentirebbe inoltre ogni anno fino a 400.000 di lavoratori temporanei di entrare negli Usa con il visto "Y", e di lavorare in qualità di forza lavoro non qualificata.
"Siamo molto ottimisti su questo disegno di legge", ha commentato Tom Nassif, direttore generale di Western Growers, associazione che rappresenta 3.000 agricoltori - In questo modo avremo un programma che legalizzerà la nostra forza lavoro". Ma non la vedono allo stesso modo i datori di lavoro attivi nel comparto hi-tech, spesso alla ricerca disperata di personale altamente qualificato. Jenifer Verderty, dirigente dello sviluppo della forza lavoro presso il colosso dei chip Intel, sottolinea per esempio che il numero dei visti che il governo americano offre al personale qualificato straniero che punta a lavorare negli Stati Uniti rimane molto basso. La nuova riforma punta ad aumentare l'offerta dei visti H-1B fino a quota 180.000 unità, in caso di forte richiesta.
Tuttavia, Verdery fa notare come, soltanto nell'arco di un giorno siano state presentate recentemente almeno 115.000 richieste. "La nuova soglia che hanno proposto non basterebbe neanche a soddisfare la domanda di un giorno", ha commentato la dirigente di Intel, riflettendo di fatto l'insoddisfazione di molte società attive nel comparto hi-tech, che soffrono la mancanza di personale altamente qualificato. Sono invece a favore della proposta in generale le aziende attive nei comparti dell'agricoltura, i ristoranti e i produttori di carne, che si distinguono per una forza lavoro costituita soprattutto da immigrati clandestini.
Tuttavia, a prescindere dalle differenziazioni tra i vari settori, in generale i datori di lavoro temono il peso delle responsabilità di cui sarebbero investiti, nel caso in cui la riforma sull'immigrazione diventasse legge. Tra queste, l'obbligo di verificare lo status legale di ogni dipendente attraverso il sistema Employment Eligibility Verification System (EEVS), paragonando i documenti di identità della forza lavoro con quelli che sono a disposizione del dipartimento della Sicurezza Nazionale. Gli amministratori delegati delle aziende avrebbero inoltre l'obbligo di apporre la loro firma sui documenti di assunzione del dipendente, diventando di fatto responsabili del loro status legale, e rischiando il pagamento di alte multe nel caso di spergiuro.