Domenica 7 giugno 2026
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Peru'. Le nuove strategie contro la droga

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La nuova strada che ha preso il narcoterrorismo negli ultimi tempi in alcune regioni peruviane preoccupa il paese andino. Dopo i recenti attacchi alla polizia nelle zone centrali del Perù - fra Apurímac (Ocobamba) e Huancavelica (Tayacaja) - il governo del presidente Alan García promette una lotta a tutto campo contro il fenomeno, che secondo gli esperti e' una pericolosa miscela fra il narcotraffico e le ultime (o le nuove) colonne di Sendero Luminoso, il gruppo terrorista di ispirazione maoista.
Il primo ministro Jorge Del Castillo ha annunciato una strategia ad ampio spettro. 'Lotteremo contro il narcoterrorismo con la legge in mano. Se e' necessario, con ulteriore legislazione, ma anche con più azione', ha promesso. Ma secondo il premier servono più mezzi e servono 'accordi' fra tutti i partiti 'per combattere questo flagello'. La strategia non sara' solo militare o di polizia: l'esecutivo promette anche una risposta sociale per il Vrae (Valle dei fiumi Apurímac e Ene). Gli analisti reclamano da tempo un piano speciale per questa zona: si tratta della regione piu' colpita negli anni della cosiddetta 'violenza politica' (un ventennio che si concluse con 69.000 morti in tutto il paese: la maggior parte vittime di Sendero Luminoso, ma anche degli abusi delle forze armate e dei paramilitari). Nel Vrae il 90% della popolazione e' povera e la meta' vive con un dollaro al giorno. L'area e' diventata un corridoio perfetto per il narcotraffico, che ha trovato un alleato nelle ultime cellule di Sendero Luminoso. 'Dopo il conflitto armato - spiega l'antropologo Carlos Ivan Degregori - questa zona e' diventata ancora più povera' e si e' quasi 'trasformata in territorio di nessuno. Una terra fertile per prodotti illeciti come la droga'. Qui 'la presenza dello Stato o e' inesistente o e' inefficace'. Secondo Degregori, dopo la cattura dei leader di Sendero Luminoso, 'non c'e' stata una risposta speciale dello Stato' e la situazione è rimasta altamente esplosiva.
Le dichiarazioni del presidente García sono destinate ad alimentare un acceso dibattito. L'esecutivo e' favorevole alla creazione di un meccanismo che permetta la revisione dell'attivita' di tutti coloro che, arrestati per terrorismo, sono stati scarcerati negli ultimi anni. Il messaggio del presidente e' chiaro: bisognerebbe 'sottomettere tutta questa gente a delle restrizioni, perche' non e' possibile che escano dalla prigione gli accusati di terrorismo e agitino nuovamente la piazza, radicalizzino le proteste, tornino a creare nuclei semiterroristi o terroristi in montagna o in alcune universita''. Il presidente ha annunciato che 'consegnera' al Paese la lista dei 1.800 terroristi affinche' tutti sappiano esattamente chi sono i loro vicini e cosa fanno tutti coloro che sono stati liberati'. Il premier Del Castillo ha poi precisato le dichiarazioni di García: dal 2000 al 2007 sono uscite dalle prigioni peruviane 3.084 persone che erano state arrestate per terrorismo. Di questi, 878 furono assolti, 318 indultati, 473 si trovano in liberta' condizionata, 574 hanno scontato la pena e 841 sono stati rilasciati per altre ragioni. García ha poi ricordato che contro i terroristi e' sempre stato favorevole all'applicazione 'dell'ultima pena', ovvero della pena di morte.
Ma c'e' chi teme una pericolosa strategia populista. Le associazioni in difesa dei diritti umani alzano la voce. 'Si corre il rischio di demonizzare cittadini che furono riconosciuti innocenti nel nostro paese o all'estero', ha detto Francisco Soberón dell'Aprodeh. 'Se inseriscono (nella lista, ndr) persone che furono accusate ingiustamente, lo Stato commetterebbe un nuovo errore', gli fa eco Gloria Cano, della stessa organizzazione. Il dibattito coincide con un momento particolare per il Perù. Il paese attende l'inizio del maxiprocesso per violazione dei diritti umani contro l'ex presidente Alberto Fujimori. La prima udienza era prevista per il 26 novembre, ma è stata rimandata al 10 dicembre.
(Adnk-Aki)
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