Giovedì 4 giugno 2026
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Peru'. Visita di Casini: confermo il no alla legalizzazione delle droghe

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"Oggi non possiamo solo dire tolleranza zero, ma verso la droga dobbiamo fare di piu': indifferenza zero, almeno come la tolleranza. Invece di tolleranza ne abbiamo tanta". Nel Paese che occupa il secondo posto della classifica della produzione mondiale di cocaina dopo la Colombia, il Peru', il presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini lo afferma al termine di un incontro con i responsabili peruviani della lotta alla droga. Un incontro servito a rafforzare nel presidente della Camera, qui in visita ufficiale, la "convinzione personale profonda" che "la legalizzazione delle droghe sia sbagliata".
Di questo stesso avviso infatti si sono dichiarati alcuni esponenti delle istituzioni peruviane, come lo zar antidroga Nils Ericsson, che in questo Paese stanno lottando contro il narco-traffico. "Gli incontri con queste autorita' -dice Casini- mi confortano nell'idea che sia sbagliata la strada della legalizzazione".
Il quadro delineato dai responsabili peruviani non e' confortante: a fronte di un buon risultato ottenuto nella campagna di riconversione produttiva degli ettari di coltivazione illecita (oltre il 70%), si rischia ora l'inversione di tendenza. La produzione illegale, che ha raggiunto nel 2003 circa 140 tonnellate, e le esportazioni sono infatti in aumento anche a causa delle nuove tecniche produttive importate dalla Colombia che hanno consentito di aggiungere altri 2 raccolti ai 4 di ogni anno. Si rischia, cosi' il fallimento della politica di contenimento del fenomeno non solo nel Peru', ma in tutta l'America Latina. I "signori" del narco-traffico sono dotati di consistenti mezzi finanziari e, dice l'esponente peruviano, "e' difficile combattere contro chi ha piu' soldi di te".
"L'Europa deve fare di piu'. Fa poco. Noi siamo solidali con questi paesi a parole, ma i nostri mercati sono pervicacemente chiusi ai loro prodotti. I produttori peruviani quindi, non hanno spesso alternative a questa coltivazione", ha concluso Casini.

Sarcastico il commento a caldo del segretario della Lia (Lega Internazionale Antiproibizionista) Marco Perduca: "la politica da applicare nei confronti dei Paesi andini, maggiori produttori di foglie di coca, e' quella di ignoranza zero".
Perduca poi prosegue ricordando come "prima della sanguinaria colonizzazione della cattolicissima Spagna nel 1500, le millenarie culture Incas prosperavano grazie alla produzione e al commercio delle sacre foglie di coca. Coca che, contrariamente a quanto viene fatto ritenere dal proibizionismo internazionale, puo' essere utilizzata per la produzione di carta, farina, condimenti, medicine, thé, gomma da masticare per non parlare della coca-cola.
Nessuno sa che il Peru', seppur in quantita' minima, produce coca legalmente. Una politica che volesse aiutare quel Paese, e tutti gli altri Paesi della regione andina ad uno sviluppo economico rispettoso delle culture e tradizioni locali legalizzerebbe la produzione di foglie di coca per consentirne uno sviluppo alternativo alla cocaina.
L'Italia che e' fra maggiori finanziatori di Ong che lottano contro la poverta' in quella regione dovrebbe prendere seriamente in considerazione questa opzione di sviluppo alternativo della coca".
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