Sabato 6 giugno 2026
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Peru'. Betancourt: le Farc vivono di narcotraffico

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Allarmata dal connubio fra guerriglia colombiana e narcotraffico, Ingrid Betancourt avverte: 'Oggi le Farc sono un cartello della droga'. E' una situazione simile a quanto accade in Afghanistan, commenta l'ex ostaggio delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, liberata cinque mesi fa grazie a un'operazione dell'intelligence militare di Bogotà. L'unione fra guerriglieri e narcotrafficanti - ha detto a Lima, durante un incontro con la stampa al quale ha partecipato AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL - avviene anche in Perù con i gruppi rimanenti di Sendero Luminoso: un fenomeno di dimensioni inferiori rispetto alla guerriglia colombiana, ma comunque preoccupante. Serve una riflessione a livello mondiale 'sulla guerra contro la droga' per analizzare, capire e 'stabilire nuove strategie', dice la Betancourt.
L'ex candidata presidenziale è impegnata in un tour sudamericano per chiedere l'aiuto dei leader regionali a favore della liberazione degli altri sequestrati colombiani tuttora nelle mani delle Farc. Dopo l'Ecuador, l'Argentina e il Cile, la Betancourt ha visitato il Perù. Oggi arriva in Brasile e domani toccherà brevemente la Bolivia, per poi concludere il suo lungo viaggio in Venezuela. E' stata ricevuta dai presidenti di tutte le nazioni che ha visitato: 'Cerco l'appoggio di tutti'. L'obiettivo di questa 'missione' è 'la liberazione dei miei compagni ancora sequestrati', ha spiegato.
Nessuna rivelazione sulle proposte concrete accennate dai vari capi di Stato per forzare le Farc ad abbandonare le armi e rilasciare i rapiti. Idee e iniziative emerse durante le sue conversazioni con i leader sudamericani (l'ecuadoregno Rafael Correa, l'argentina Cristina Kirchner, la cilena Michelle Bachelet, il peruviano Alan García) restano top secret. 'Serve molta prudenza', spiega l'ex prigioniera delle Farc, che oggi incontrerà Luiz Inacio Lula da Silva, domani Evo Morales e al termine del suo viaggio stringerà la mano a Hugo Chávez. La mediazione di quest'ultimo con le Farc permise il rilascio di sei ostaggi, ma poi naufragò nelle polemiche con il presidente colombiano Álvaro Uribe. 
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