Policlinico Milano. Comitato 'etico' dice no a banca di cellule staminali fetali. Rebulla: persino la Chiesa ha detto si'
Una 'Fetal Cell Bank', ossia una banca in grado di stoccare a scopo di ricerca tessuti prelevati da feti morti per aborto spontaneo o volontario. A lanciare il progetto e' Paolo Rebulla, direttore del Centro di Medicina trasfusionale, terapia cellulare e criobiologia della Fondazione Policlinico di Milano.
Il 29 gennaio il Comitato etico della Fondazione ha gia' espresso un parere contrario alla proposta, ma "il progetto e' gia' stato rivisto in base alle perplessita' del Comitato - riferiscono dal Policlinico all'Adnkronos Salute - Entro la prima settimana di aprile il nuovo testo sara' definito e sottoposto nuovamente al Comitato, che in genere si riunisce alla fine di ogni mese. Presumibilmente, quindi, salvo decisioni differenti, il Comitato etico discutera' di nuovo il progetto alla fine di aprile". Dopo l'anticipazione pubblicata oggi sul 'Corriere della Sera', in una nota l'ematologo Rebulla tiene a sottolineare che "il progetto non riguarda la legge 194" sull'interruzione volontaria di gravidanza, "ma solo l'utilizzo a scopo di ricerca dei tessuti fetali".
Sull'impiego di cellule, tessuti e organi del feto, infatti, al momento "non esistono in Italia specifici testi normativi, ma e' ben possibile desumere norme in materia da convenzioni internazionali e da altre leggi o regolamenti. Sotto il profilo etico, l'impiego di tessuti di feti abortiti e' stato gia' preso in considerazione dal Comitato nazionale per la bioetica e, in linea di principio, ritenuto lecito, quando sia giustificato da esclusivi fini di studio, di ricerca e di terapia. A differenza delle cellule staminali embrionali, che non sono oggetto del presente progetto, le cellule staminali tissutali somatiche ottenute da cadavere conseguentemente a procedure abortive sono fonte utilizzabile in Italia anche tenuto conto" di alcune posizioni della Chiesa.
Il comunicato di Rebulla si riferisce in particolare al parere espresso da Ignazio Carrasco de Paula, cancelliere della Pontificia Accademia Pro Vita, nel volume 'Scienza, tecnica e rispetto dell'uomo - Il caso delle cellule staminali' a cura di Sergio Zaninelli (ottobre 2000). Ma anche al giudizio di Papa Giovanni Paolo II (discorso al XVIII Congresso internazionale della Societa' dei trapianti, Roma, 29 agosto 2000). E ancora: la Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite il Comitato nazionale di bioetica, ha espresso nel 2005 parere favorevole al progetto 'Terapia cellulare del morbo di Huntington attraverso l'impianto di neuroni fetali', proposto dall'Istituto neurologico Besta di Milano all'interno di un progetto europeo multicentrico che coinvolge 5 centri francesi e un centro belga.
Infine, ricorda la nota, il presente progetto e' conforme al 'Nectar' (Network of European CNS Transplantation and Restoration). Da tutto questo deriva la ferma intenzione di Rebulla di portare avanti la sua proposta, tenendo pero' conto degli "elementi di criticita'" segnalati dal Comitato etico della Fondazione Policlinico, che "sono stati risolti" apportando alcune modifiche al protocollo inizialmente bocciato. Primo punto: nel progetto originario era stato previsto che i risultati delle ricerche eseguite in futuro sui materiali fetali "potessero portare a scoperte di potenziale utilizzo commerciale", ma "rispettando il timore che l'uso commerciale potesse essere improprio, la possibilita' di uso commerciale e' stata rimossa".
Secondo, "il testo e' stato rivisto specificando che i tessuti sono affidati alla custodia della biobanca" di via Sforza, "rimuovendo ogni concetto di proprieta'".
Terzo: "Una imprecisione del testo indicava che, nell'intento di tutelare la madre, fosse possibile alla stessa negare il consenso al 'bancaggio' (previsto nell'opinione del Comitato nazionale di bioetica) sia prima che dopo l'aborto. Dato che il consenso al bancaggio viene giustamente chiesto dopo l'aborto per non interferire con quanto previsto dalla legge 194 e assicurare l'assenza di qualsiasi 'alleggerimento morale' dell'atto abortivo), il testo e' stato corretto precisando che il consenso viene chiesto dopo l'aborto".
Quarta e ultima correzione: "A ulteriore tutela del rispetto dei diritti della madre, e a garanzia del rispetto di tutti i doveri del ricercatore e' stata inserita nel progetto la figura di un 'garante indipendente' rispetto alla biobanca e rispetto all'unita' che pratica l'interruzione di gravidanza, che gestira' tutte le richieste di materiali biologici pervenute alla Fondazione.
Inoltre, tutti i progetti scientifici per i quali venga richiesto l'uso di tali materiali biologici verranno, come previsto dalla legge, sottoposti al Comitato etico della Fondazione".
COMMENTI
'Immotivato e, soprattutto, antiscientifico'. Cosi' il genetista Giuseppe Novelli, dell'Universita' Tor Vergata di Roma, giudica il 'no' del Comitato etico del Policlinico di Milano alla proposta degli esperti dello stesso ospedale di utilizzare i feti degli aborti per la ricerca sulle cellule staminali. Un tipo di ricerca, sottolinea, 'di basilare importanza e dalle potenzialita' enormi'.
Si tratta, ha affermato, di uno 'stop che lascia molto perplessi e che riflette una posizione nettamente antiscientifica, ma riflette anche una certa mancanza di informazione e aggiornamento da parte dei bioeticisti: fin dal 1993, infatti, banche di tessuti fetali sono presenti in vari paesi europei, e in numerosi ospedali italiani ricerche su staminali prelevate da embrioni abortiti sono state gia' condotte previa, naturalmente, l'autorizzazione, dei comitati etici delle strutture e il consenso informato della donna'.
Il punto, sottolinea l'esperto, e' che queste sono ricerche di 'importanza straordinaria': 'Le potenzialita' delle cellule staminali fetali sono enormi ed e' quindi fondamentale poter studiare e fare ricerca in questo campo'. A dimostrarlo, rileva Novelli, gli studi scientifici pubblicati ad oggi: 'Uno degli ultimi viene dalla Svizzera ed ha dimostrato che i tessuti e le cellule staminali fetali di tipo muscolare, prelevate da feti abortiti in fase iniziale, potrebbero rivelarsi molto importanti per la cura di malattie come la distrofia muscolare. La ricerca sulle staminali prelevate da feti abortiti ha, dunque, una grandissima utilita' scientifica'. Anche, aggiunge il genetista, per il raggiungimento di un altro obiettivo: arrivare a curare in utero i feti gravemente malati e che oggi, in vari casi, vengono abortiti. L'obiettivo, dice Novelli, e' cioe' quello di 'sviluppare la terapia genica in utero, ovvero la possibilita' di arrivare ad isolare le staminali fetali, correggerle geneticamente e reimpiantarle nel feto malato in modo da ottenere una guarigione in utero. Ma per poter arrivare a questo - conclude lo specialista - e' necessario fare ricerca appunto sulle cellule staminali embrionali. Cosa che oggi, da piu' parti, si vuole antiscientificamente impedire'.
Tumulazione collettiva, tombe anonime o con nome e, quando l'eta' gestazionale e' molto bassa, incenerimento in qualita' di 'rifiuti ospedalieri'. E' questo il destino, oggi, degli embrioni abortiti negli ospedali. Un destino, commenta il ginecologo e membro del direttivo dell'Associazione Coscioni Silvio Viale, che 'risulterebbe piu' sensato e utile se tali feti venissero invece utilizzati a scopo di ricerca, come proposto dagli specialisti del Policlinico di Milano'. Sulla base delle attuali disposizioni di legge, spiega l'esperto, 'i feti abortiti, definiti 'prodotti abortivi', sopra le 20 settimane, vengono conferiti dall'azienda ospedaliera ai cimiteri. Qui, vengono tumulati collettivamente o seppelliti in tombe anonime oppure in tombe con nome se richiesto dai genitori'. Per i feti abortiti invece sotto le 20 settimane di gestazione, il percorso e' diverso: 'Funerali sono sempre possibili se i genitori lo richiedono. Se non vi e' pero' alcuna richiesta, tali embrioni vengono trattati come 'rifiuti ospedalieri' e destinati agli impianti di incenerimento, cosi' come accade per tutto il materiale organico di rifiuto degli ospedali'. Ma la questione e' complessa e al centro di polemiche: 'La Regione Lombardia ha ad esempio reso obbligatorio il conferimento ai cimiteri anche per i feti sotto le 20 settimane'.
Un percorso che, secondo Viale, acquisterebbe un senso diverso, e sicuramente di 'grandissima utilita' pubblica', se invece di concludersi in un cimitero o in un inceneritore approdasse in un laboratorio di ricerca, dove i feti abortiti potrebbero essere studiati. In tal modo, ma questo non e' certamente l'aspetto piu' rilevante, tiene a precisare Viale, si taglierebbero anche dei 'costi evitabili' legati alle procedure attualmente previste. Il punto vero, conclude l'esperto, e' pero' 'solo uno: la ricerca sulle cellule staminali prelevate da embrioni e' fondamentale per il progresso delle conoscenze mediche ed apre potenzialita' notevolissime'.
"Non c'e' nulla di eticamente riprovevole in quanto richiesto dal dottor Rebulla" del Policlinico di Milano, che propone la creazione nell'Irccs lombardo di una banca per conservare cellule di feti morti per aborto volontario o spontaneo. "Se si tratta di feti realmente abortiti in essi non c'e' piu' vitalita', quindi nulla osta all'utilizzo per la ricerca". Lo afferma in una nota Wanda Ciaraldi, capogruppo in Regione Lazio dei Popolari per Marrazzo (Ppm) e gia' responsabile di bioetica per l'Udeur.
"Visto che si tratta di feti morti, il loro tessuto puo' essere usato per la ricerca. Questo non toglie che dobbiamo lavorare, anche e soprattutto a livello regionale, per prevenire il dramma all'aborto, per dare un reale sostegno a chi ha deciso di interrompere la propria gravidanza", conclude.
Il progetto della banca di cellule e tessuti prelevati da feti morti per aborto spontaneo o volontario del Policlinico di Milano "e' una buona proposta per il progresso della medicina che ci auguriamo venga realizzata al piu' presto nonostante le perplessita' del Comitato etico". La pensa cosi' la deputata della Rosa nel Pugno Donatella Poretti, che aggiunge "si tratta di una ricerca che potrebbe perfino portare alla cura di malattie nello stadio fetale e in utero, e quindi evitare aborti terapeutici".
Il progetto, sottolinea la deputata, e' lontano da qualsiasi accostamento alla legge 194, ma "il fatto che la Regione Lombardia abbia pensato di promuovere la sepoltura dei feti invece che la loro destinazione alla ricerca scientifica e' sintomatico del clima. Il fatto che non esistano delle leggi ad hoc a disciplinare la donazione di questi tessuti e cellule, ma che si decida attraverso i Comitati etici dei vari ospedali e' l'ulteriore conferma della difficolta' a legiferare in materia".
Del resto, chiude la deputata, "l'Italia e' il Paese che preferisce destinare gli embrioni orfani, originati da tecniche di fecondazione assistita prima dell'entrata in vigore della legge 40/2004, alla crioconservazione infinita piuttosto che alla ricerca scientifica. Per fare questa operazione faraonica per i 2527 embrioni abbandonati abbiamo stanziato 50.000 euro a favore dell'Istituto superiore di Sanita' e 400.000,00 euro a favore dell'Ospedale Maggiore di Milano per creare una struttura per crioconservare gli embrioni".
Peccato, chiude, "che quell'operazione costosa e faraonica, a quattro anni di distanza, non sia mai stata realizzata".
Il 29 gennaio il Comitato etico della Fondazione ha gia' espresso un parere contrario alla proposta, ma "il progetto e' gia' stato rivisto in base alle perplessita' del Comitato - riferiscono dal Policlinico all'Adnkronos Salute - Entro la prima settimana di aprile il nuovo testo sara' definito e sottoposto nuovamente al Comitato, che in genere si riunisce alla fine di ogni mese. Presumibilmente, quindi, salvo decisioni differenti, il Comitato etico discutera' di nuovo il progetto alla fine di aprile". Dopo l'anticipazione pubblicata oggi sul 'Corriere della Sera', in una nota l'ematologo Rebulla tiene a sottolineare che "il progetto non riguarda la legge 194" sull'interruzione volontaria di gravidanza, "ma solo l'utilizzo a scopo di ricerca dei tessuti fetali".
Sull'impiego di cellule, tessuti e organi del feto, infatti, al momento "non esistono in Italia specifici testi normativi, ma e' ben possibile desumere norme in materia da convenzioni internazionali e da altre leggi o regolamenti. Sotto il profilo etico, l'impiego di tessuti di feti abortiti e' stato gia' preso in considerazione dal Comitato nazionale per la bioetica e, in linea di principio, ritenuto lecito, quando sia giustificato da esclusivi fini di studio, di ricerca e di terapia. A differenza delle cellule staminali embrionali, che non sono oggetto del presente progetto, le cellule staminali tissutali somatiche ottenute da cadavere conseguentemente a procedure abortive sono fonte utilizzabile in Italia anche tenuto conto" di alcune posizioni della Chiesa.
Il comunicato di Rebulla si riferisce in particolare al parere espresso da Ignazio Carrasco de Paula, cancelliere della Pontificia Accademia Pro Vita, nel volume 'Scienza, tecnica e rispetto dell'uomo - Il caso delle cellule staminali' a cura di Sergio Zaninelli (ottobre 2000). Ma anche al giudizio di Papa Giovanni Paolo II (discorso al XVIII Congresso internazionale della Societa' dei trapianti, Roma, 29 agosto 2000). E ancora: la Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite il Comitato nazionale di bioetica, ha espresso nel 2005 parere favorevole al progetto 'Terapia cellulare del morbo di Huntington attraverso l'impianto di neuroni fetali', proposto dall'Istituto neurologico Besta di Milano all'interno di un progetto europeo multicentrico che coinvolge 5 centri francesi e un centro belga.
Infine, ricorda la nota, il presente progetto e' conforme al 'Nectar' (Network of European CNS Transplantation and Restoration). Da tutto questo deriva la ferma intenzione di Rebulla di portare avanti la sua proposta, tenendo pero' conto degli "elementi di criticita'" segnalati dal Comitato etico della Fondazione Policlinico, che "sono stati risolti" apportando alcune modifiche al protocollo inizialmente bocciato. Primo punto: nel progetto originario era stato previsto che i risultati delle ricerche eseguite in futuro sui materiali fetali "potessero portare a scoperte di potenziale utilizzo commerciale", ma "rispettando il timore che l'uso commerciale potesse essere improprio, la possibilita' di uso commerciale e' stata rimossa".
Secondo, "il testo e' stato rivisto specificando che i tessuti sono affidati alla custodia della biobanca" di via Sforza, "rimuovendo ogni concetto di proprieta'".
Terzo: "Una imprecisione del testo indicava che, nell'intento di tutelare la madre, fosse possibile alla stessa negare il consenso al 'bancaggio' (previsto nell'opinione del Comitato nazionale di bioetica) sia prima che dopo l'aborto. Dato che il consenso al bancaggio viene giustamente chiesto dopo l'aborto per non interferire con quanto previsto dalla legge 194 e assicurare l'assenza di qualsiasi 'alleggerimento morale' dell'atto abortivo), il testo e' stato corretto precisando che il consenso viene chiesto dopo l'aborto".
Quarta e ultima correzione: "A ulteriore tutela del rispetto dei diritti della madre, e a garanzia del rispetto di tutti i doveri del ricercatore e' stata inserita nel progetto la figura di un 'garante indipendente' rispetto alla biobanca e rispetto all'unita' che pratica l'interruzione di gravidanza, che gestira' tutte le richieste di materiali biologici pervenute alla Fondazione.
Inoltre, tutti i progetti scientifici per i quali venga richiesto l'uso di tali materiali biologici verranno, come previsto dalla legge, sottoposti al Comitato etico della Fondazione".
COMMENTI
'Immotivato e, soprattutto, antiscientifico'. Cosi' il genetista Giuseppe Novelli, dell'Universita' Tor Vergata di Roma, giudica il 'no' del Comitato etico del Policlinico di Milano alla proposta degli esperti dello stesso ospedale di utilizzare i feti degli aborti per la ricerca sulle cellule staminali. Un tipo di ricerca, sottolinea, 'di basilare importanza e dalle potenzialita' enormi'.
Si tratta, ha affermato, di uno 'stop che lascia molto perplessi e che riflette una posizione nettamente antiscientifica, ma riflette anche una certa mancanza di informazione e aggiornamento da parte dei bioeticisti: fin dal 1993, infatti, banche di tessuti fetali sono presenti in vari paesi europei, e in numerosi ospedali italiani ricerche su staminali prelevate da embrioni abortiti sono state gia' condotte previa, naturalmente, l'autorizzazione, dei comitati etici delle strutture e il consenso informato della donna'.
Il punto, sottolinea l'esperto, e' che queste sono ricerche di 'importanza straordinaria': 'Le potenzialita' delle cellule staminali fetali sono enormi ed e' quindi fondamentale poter studiare e fare ricerca in questo campo'. A dimostrarlo, rileva Novelli, gli studi scientifici pubblicati ad oggi: 'Uno degli ultimi viene dalla Svizzera ed ha dimostrato che i tessuti e le cellule staminali fetali di tipo muscolare, prelevate da feti abortiti in fase iniziale, potrebbero rivelarsi molto importanti per la cura di malattie come la distrofia muscolare. La ricerca sulle staminali prelevate da feti abortiti ha, dunque, una grandissima utilita' scientifica'. Anche, aggiunge il genetista, per il raggiungimento di un altro obiettivo: arrivare a curare in utero i feti gravemente malati e che oggi, in vari casi, vengono abortiti. L'obiettivo, dice Novelli, e' cioe' quello di 'sviluppare la terapia genica in utero, ovvero la possibilita' di arrivare ad isolare le staminali fetali, correggerle geneticamente e reimpiantarle nel feto malato in modo da ottenere una guarigione in utero. Ma per poter arrivare a questo - conclude lo specialista - e' necessario fare ricerca appunto sulle cellule staminali embrionali. Cosa che oggi, da piu' parti, si vuole antiscientificamente impedire'.
Tumulazione collettiva, tombe anonime o con nome e, quando l'eta' gestazionale e' molto bassa, incenerimento in qualita' di 'rifiuti ospedalieri'. E' questo il destino, oggi, degli embrioni abortiti negli ospedali. Un destino, commenta il ginecologo e membro del direttivo dell'Associazione Coscioni Silvio Viale, che 'risulterebbe piu' sensato e utile se tali feti venissero invece utilizzati a scopo di ricerca, come proposto dagli specialisti del Policlinico di Milano'. Sulla base delle attuali disposizioni di legge, spiega l'esperto, 'i feti abortiti, definiti 'prodotti abortivi', sopra le 20 settimane, vengono conferiti dall'azienda ospedaliera ai cimiteri. Qui, vengono tumulati collettivamente o seppelliti in tombe anonime oppure in tombe con nome se richiesto dai genitori'. Per i feti abortiti invece sotto le 20 settimane di gestazione, il percorso e' diverso: 'Funerali sono sempre possibili se i genitori lo richiedono. Se non vi e' pero' alcuna richiesta, tali embrioni vengono trattati come 'rifiuti ospedalieri' e destinati agli impianti di incenerimento, cosi' come accade per tutto il materiale organico di rifiuto degli ospedali'. Ma la questione e' complessa e al centro di polemiche: 'La Regione Lombardia ha ad esempio reso obbligatorio il conferimento ai cimiteri anche per i feti sotto le 20 settimane'.
Un percorso che, secondo Viale, acquisterebbe un senso diverso, e sicuramente di 'grandissima utilita' pubblica', se invece di concludersi in un cimitero o in un inceneritore approdasse in un laboratorio di ricerca, dove i feti abortiti potrebbero essere studiati. In tal modo, ma questo non e' certamente l'aspetto piu' rilevante, tiene a precisare Viale, si taglierebbero anche dei 'costi evitabili' legati alle procedure attualmente previste. Il punto vero, conclude l'esperto, e' pero' 'solo uno: la ricerca sulle cellule staminali prelevate da embrioni e' fondamentale per il progresso delle conoscenze mediche ed apre potenzialita' notevolissime'.
"Non c'e' nulla di eticamente riprovevole in quanto richiesto dal dottor Rebulla" del Policlinico di Milano, che propone la creazione nell'Irccs lombardo di una banca per conservare cellule di feti morti per aborto volontario o spontaneo. "Se si tratta di feti realmente abortiti in essi non c'e' piu' vitalita', quindi nulla osta all'utilizzo per la ricerca". Lo afferma in una nota Wanda Ciaraldi, capogruppo in Regione Lazio dei Popolari per Marrazzo (Ppm) e gia' responsabile di bioetica per l'Udeur.
"Visto che si tratta di feti morti, il loro tessuto puo' essere usato per la ricerca. Questo non toglie che dobbiamo lavorare, anche e soprattutto a livello regionale, per prevenire il dramma all'aborto, per dare un reale sostegno a chi ha deciso di interrompere la propria gravidanza", conclude.
Il progetto della banca di cellule e tessuti prelevati da feti morti per aborto spontaneo o volontario del Policlinico di Milano "e' una buona proposta per il progresso della medicina che ci auguriamo venga realizzata al piu' presto nonostante le perplessita' del Comitato etico". La pensa cosi' la deputata della Rosa nel Pugno Donatella Poretti, che aggiunge "si tratta di una ricerca che potrebbe perfino portare alla cura di malattie nello stadio fetale e in utero, e quindi evitare aborti terapeutici".
Il progetto, sottolinea la deputata, e' lontano da qualsiasi accostamento alla legge 194, ma "il fatto che la Regione Lombardia abbia pensato di promuovere la sepoltura dei feti invece che la loro destinazione alla ricerca scientifica e' sintomatico del clima. Il fatto che non esistano delle leggi ad hoc a disciplinare la donazione di questi tessuti e cellule, ma che si decida attraverso i Comitati etici dei vari ospedali e' l'ulteriore conferma della difficolta' a legiferare in materia".
Del resto, chiude la deputata, "l'Italia e' il Paese che preferisce destinare gli embrioni orfani, originati da tecniche di fecondazione assistita prima dell'entrata in vigore della legge 40/2004, alla crioconservazione infinita piuttosto che alla ricerca scientifica. Per fare questa operazione faraonica per i 2527 embrioni abbandonati abbiamo stanziato 50.000 euro a favore dell'Istituto superiore di Sanita' e 400.000,00 euro a favore dell'Ospedale Maggiore di Milano per creare una struttura per crioconservare gli embrioni".
Peccato, chiude, "che quell'operazione costosa e faraonica, a quattro anni di distanza, non sia mai stata realizzata".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti