Domenica 7 giugno 2026
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Polonia. Papa Ratzinger: giovani non drogatevi

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"Ve lo chiedo come padre. Non prendete le droghe". Appello di Papa Ratzinger al termine della celebrazione a Blonie, a Cracovia alla presenza di una folla oceanica (difficile fare stime, ma superiore ad un milione). "Ieri mi avete portato come dono il libro delle dichiarazioni: 'Non la prendo, sono libero dalla droga'. Vi chiedo come padre -ha detto il pontefice- siate fedeli a questa parola. Qui si tratta della vostra vita e della vostra liberta'. Non lasciatevi soggiogare dalle illusioni di questo mondo".

"Sono assolutamente grato al Santo Padre per questa indicazione che da' ai giovani, quella di realizzarsi pienamente nella vita senza diventare schiavi di una cosa, la droga, che la vita gliela rovina, gliela distrugge e molte volte gliela toglie". Cosi' Carlo Giovanardi, parlamentare dell'Udc ed ex responsabile della lotta alle tossicodipendenze nel governo Berlusconi, commenta le parole del Papa. "Vorrei che in Italia tutti, specialmente dal punto di vista culturale e politico si associassero a questo appello, e che alcuni la smettessero con la sciagurata e continua propaganda a favore del consumo della droghe leggere. Mi riferisco al neoministro Paolo Ferrero e ai suoi colleghi parlamentari che vanno davanti a Montecitorio a fumare gli spinelli, e che nel programma di governo lanciano ai giovani il messaggio 'sesso, droga e rock and roll'. Lo hanno formalizzato anche in campagna elettorale". "Prima ancora della sciocchezza della liberalizzazione della droga, cosa che non possiamo fare perche' siamo firmatari di convenzioni internazionali e' proprio questo messaggio subdolo e menzognero che viene lanciato ai giovani che e' preoccupante: quello di fargli credere che con la droga si possa tranquillamente convivere". "Quindi grazie ancora al papa che, parlando ai giovani di tutto il mondo, gli ha indicato come e' bella la vita da vivere senza droga".
'Il papa ha centrato bene il problema, perche' coloro che propugnano la liberalizzazione delle droghe e la tolleranza in realta' distruggono i nostri giovani': don Oreste Benzi, presidente della comunita' Papa Giovanni XXIII, commenta cosi' le parole del papa sulla droga ed esorta il governo a non modificare la legge Fini-Giovanardi. 'Pochi mesi fa -afferma don Benzi- un ministro ha detto che modifichera' la legge, togliendo la proibizione del consumo di droga e la punizione. Forse non se ne rende conto, ma si accinge a distruggere la nostra gioventu''. 'Da 26 anni lavoriamo nel settore delle tossicodipendenze, da noi sono passati migliaia e migliaia di giovani. Ebbene, quando i ragazzi arrivano da noi sono devastati, fisicamente e psichicamente. Epatite, hiv, dolori alle ossa, fatica a muoversi, problemi ormonali, infezioni. Molti sono a doppia diagnosi, sono borderline, psicotici, con disturbi alimentari e della personalita''.
Secondo don Benzi 'non c'e' differenza tra droghe leggere e pesanti, e' una stupida traduzione dall'inglese'. E continua: 'molti dei ragazzi che oggi si drogano sono figli di tossicodipendenti. I ministri tutte queste cose non le sanno, come possono fare le leggi? Le facciano fare piuttosto a chi ha figli che si drogano, a noi che da tanti anni lavoriamo con le tossicodipendenze'. La proibizione, secondo don Benzi, e' indispensabile, soprattutto per gli adolescenti: 'da quando Sirchia ha proibito di fumare -cita come esempio- circa un milione e mezzo di italiani hanno smesso'.
'Supplico i ministri, togliete le mani dalle legge Fini-Giovanardi - conclude - non fate questa stupidata, questa legge piace a tutti tranne che a quei gruppi dominati da ideologie pazzesche che, in nome di un liberismo stupido, vogliono la distruzione'. 'Condivido pienamente le parole del Santo Padre rivolte ai giovani per scongiurare l'uso della droga'. Lo ha affermato il ministro della salute Livia Turco, commentando il messaggio rivolto oggi da Cracovia ai giovani da Benedetto XVI.
'Le parole del Papa esprimono sentimenti e valori ispirati all'amore per la vita e all'attenzione per l'impegno sociale, che trovano pieno riscontro -ha concluso- negli impegni assunti dal governo nei confronti delle nuove generazioni'.
"Sono certo che, dopo la favorevole accoglienza riservata ieri all'auspicio del card. Tettamanzi sul voto amministrativo per gli extracomunitari, oggi la Sinistra italiana riserverà eguale favorevole attenzione al richiamo del Santo Padre a Cracovia: la vita e la libertà sono messe in pericolo dalla droga". Lo afferma in una nota il senatore Alfredo Mantovano di An, che aggiunge: "Dall'assunzione di droga, non solo dallo spaccio. Dall'assunzione di qualsiasi tipo di droga, senza artificiose ed errate distinzioni fra 'leggera' e 'pesante'".
"Sono altrettanto certo che, come ieri il ministro Ferrero, di Rifondazione comunista, ha salutato con piacere il monito del ministro Amato al rispetto della legge Fini-Bossi sull'immigrazione, oggi -conclude Mantovano- saluterà con piacere ancora maggiore il monito del Pontefice che ogni droga fa male".
'Ratzinger avrebbe fatto meglio ad andare al ghetto di Varsavia piuttosto che esercitarsi in espressioni di banalita' non degne della sua capacita' speculativa': cosi' Franco Corleone, ex sottosegretario alla giustizia e presidente di 'Forum droghe', commenta le parole di Benedetto XVI. 'La propaganda e la retorica non servono con i giovani, e non rendono credibili gli adulti e i padri, come si definisce il capo della Chiesa cattolica'. 'L'errore di Ratzinger e' di parlare indiscriminatamente di droga senza fare alcuna distinzione tra le sostanze. In qualche modo ci dovremmo aspettare una revisione della liturgia, con la sostituzione del vino, che rappresenta il sangue di Cristo, con una bevanda analcolica, come la Coca Cola'.

"Le parole del papa non andrebbero strumentalizzate ma prese come spunto di riflessione": cosi' Paolo Cento, parlamentare dei Verdi. "Il centrodestra sa benissimo che il problema non e' la lotta alla droga e l'invito a non drogarsi, sul quale siamo tutti d'accordo, ma quale politica uno Stato civile deve avere per combattere la droga. Il proibizionismo e la legge Fini-Giovanardi sono fallimentari e hanno determinato una vera e propria macelleria sociale, mettendo insieme chi fuma uno spinello con il grande spaccio delle droghe pesanti. Questa e' la ragione per cui uno dei miei primi atti parlamentari e' stato quello di presentare una proposta di legge per l'abrogazione della legge; credo che sia prioritario nei primi mesi di questa legislatura cancellare la nuova normativa". Questo, secondo Paolo Cento, deve essere compito del nuovo Parlamento: "sappiamo che il ministro competente si e' espresso favorevolmente, le proposte di legge ci sono, si tratta, appena istituite le commissioni, di calendarizzarle al piu' presto".

Il ministro della salute Livia Turco 'papista' non e' credibile. E' quanto afferma il responsabile di An per le politiche della famiglia, Riccardo Pedrizzi. "Il ministro Turco, che assicura di condividere in pieno l'appello rivolto dal Santo Padre ai giovani contro l'uso della droga, attentato alla liberta' e alla vita, sarebbe piu' credibile se non fosse espressione di un governo in cui il ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, senza che nessuno dei suoi colleghi lo smentisse, ha gia' detto che vuole abrogare la legge Fini anti-droga e anti-spaccio, muovendosi in direzione di una politica pro-droga e pro-spaccio. La Turco 'papista', insomma, sarebbe piu' credibile se sconfessasse i propositi del suo collega di governo Ferrero, il quale propugna la legalizzazione delle droghe cosiddette leggere, che leggere non sono affatto, e si batte per la riaffermazione del principio secondo cui drogarsi e' lecito ed e' un diritto. E sarebbe piu' credibile se non appartenesse a quello schieramento di Sinistra-centro i cui esponenti hanno gia' presentato in Parlamento proposte e disegni di legge che mirano a riposizionare l'obiettivo da raggiungere: non gia' il pieno recupero umano e sociale della persona tossicodipendente e l'eliminazione del danno della droga, come vuole la legge Fini, ma la convivenza con il veleno e la cronicizzazione del danno da esso provocato nel corpo e nello spirito dell'uomo".

"La dichiarazione dell'onorevole Mantovano, che e' convinto di rafforzare la propria posizione invocando una autorita' terza, in realta' e' sintomo di grande insicurezza, quasi di subalternita'": lo afferma Marco Rizzo, presidente della delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento Europeo. "Si puo' essere d'accordo o meno con quanto di volta in volta asseriscono i singoli prelati ma mai si deve ritenere di avere trovato il depositario o i depositari della verita' rivelata. Significherebbe, nella migliore delle ipotesi, abdicare; e nella peggiore strumentalizzare a fini elettorali la posizione di parte delle gerarchie ecclesiastiche. Cio' vale per le dichiarazioni di ieri di Tettamanzi, e deve valere per l'appello di oggi del Papa sulle droghe. La politica ha una sua funzione specifica. Lo Stato ha un suo ruolo ben definito. E lo Stato italiano e' una Repubblica democratica, laica, fondata sul lavoro e non sulla teocrazia. Ma era cosi' anche prima, sin dai tempi del Cavour. Possibile che nella Casa della Liberta', nel terzo millennio ci sia qualcuno che vuole mettere in discussione questo assunto?".

L'appello del Papa e' 'del tutto condivisibile' per Giuseppe Vaccari, responsabile tossicodipendenze dei Ds, che precisa: "tutti siamo contro le droghe, il problema e' come fare una vera politica contro le dipendenze. La depenalizzazione delle droghe leggere non viene ipotizzata perche' si e' favorevoli al consumo di droga, ma perche' si pensa ad altre strade per fare una vera dissuasione. Credo che il papa, quando dice 'droghe', intenda tutte le sostanze che creano dipendenza, che danno problemi sul piano fisico e psichico; ci sono droghe legali e illegali, e non credo che Ratzinger sia contro le droghe illegali e difenda le droghe legali come il fumo o l'alcol, fa un appello sul fatto che forse i giovani devono essere piu' attenti, e che intorno a certi consumi, che sono anche ludici e legati al divertimento e al piacere, si possono creare poi situazioni di dipendenza. Quello del Papa e' un appello che non puo' essere strumentalizzato ne' da Giovanardi ne' da nessuno; l'ex ministro e i suoi hanno usato un sistema che invece di diminuire e di rendere piu' banale il rapporto dei giovani con le sostanze, proibendo e riportando tutto in una situazione di clandestinita' e di illegalita' ha solo le droghe piu' attrattive. Con le loro politiche i consumi non sono affatto diminuiti. Noi invece vogliamo fare una politica che banalizzi alcune droghe leggere, facendo poi educazione alla salute, contrasto non attraverso la punizione ma attraverso la valorizzazione delle loro capacita', delle loro competenze. Dar valore ai giovani significa non dare spazio alle droghe.
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