Domenica 7 giugno 2026
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Precisazione di Monsignor Sgreccia a proposito di eutanasia

EUROPA - VATICANO
Notizia ·
Gentile Associazione ADUC,
debbo lamentare che la notizia data il 26-04-2006 con il titolo "Notizia - Vaticano. Sgreccia: l'eutanasia puo' essere compresa e depenalizzata" è stata stravolta dal titolo stesso ed è mancante nella conclusione per l'omissione di una parola decisiva per il significato dell'insieme. La conclusione ripresa dal "Corriere della Sera" suonava: "ma l'atto in sè dell'interruzione volontaria della vita è e rimane moralmente negativo: chi veramewnte vuole il bene del prossimo fa di tutto per rispermiare e prevenire tali atti". Quello che è detto precedentemente riguarda la comprensione verso il "soggetto" che può compiere un gesto grave in condizioni di alterazione emotiva, di cui la pastorale e la legge possono tenere conto. Chiedo ed esigo una correzione
Mons. Elio Sgreccia

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Gentile Monsignor Sgreccia,
La ringraziamo della lettera, che pubblichiamo sul notiziario "Vivere & Morire". Ci permettiamo di farle notare che, contrariamente a quanto lei dice, il testo della notizia riporta integralmente le sue dichiarazioni, incluso la frase che lei ci chiede di aggiungere. Nessuna correzione e' quindi necessaria.
Per quanto riguarda il titolo dato alla notizia, non riteniamo che esso stravolga -ma anzi riproduca fedelmente- le sue parole: "Anche la depenalizzazione di certi atti potra' essere considerata e raccomandata dalla legge umana".
Inoltre, facendo lei uso dell'indicativo ("potra'") invece del condizionale ("potrebbe"), lei non poteva che apparirci aperto alla depenalizzazione. E questo, ce lo consentira', e' una notizia ben piu' importante della scontata condanna morale (dottrinale) da parte delle istituzioni ecclesiastiche. Ovvero, anche se l'atto in se' rimane per lei comunque "moralmente negativo" (come lo e' per molti che proprio per questo sostengono la legalizzazione di un fenomeno clandestino ed incontrollato), ci pareva non si opponesse alla comprensione e alla non punibilita' con il carcere per alcuni atti di pieta'. Come non ci era sembrato che l'atto di pieta' potesse essere compreso solo se compiuto "in condizioni di alterazione emotiva", come ha voluto precisare nella sua lettera.
Ma, ubi maior... prendiamo atto (non senza un pizzico di rammarico) della sua correzione.
Pietro Moretti Yates
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