Presentata indagine su hospice: sono 114, 9 in piu' rispetto all'anno passato
Sono 114 gli hospice attivi in Italia al 31 ottobre 2007, 9 in piu' rispetto al 31 dicembre 2006.
Entro il 2008 dovrebbero esserne realizzati altri 91 e per il 2011 si punta ad avere operative 243 strutture, con 2.736 posti letto totali e un indice globale nazionale di 0,47 posti letto ogni 10.000 residenti. Questa la fotografia degli istituti che dovrebbero garantire sollievo ai 250 mila malati terminali, oncologici e non, presenti nel nostro paese, che emerge dal libro: 'Hospice in Italia 2006: prima rilevazione ufficiale'.
Il volume, la cui prefazione e' firmata dal Ministro della Salute Livia Turco, e' stato presentato al XIV Congresso Nazionale della Sociata' Italiana Cure Palliativa (SICP) ed e' nato dalla collaborazione della SICP, con la Fondazione Isabella Seragnoli e la Fondazione Floriani, sotto il patrocinio del Ministero della Salute. 'Questa indagine - scrive la Turco - colma un vuoto di conoscenza sullo stato dell'arte degli hospice'.
Il documento rileva un aumento costante delle strutture partito nel 2001. Notevole pero' la diversita' interregionale.
'In generale -afferma Furio Zucco presidente della SICP- vi e' un andamento decrescente da Nord a Sud sia nel numero degli hospice attivi e da attivare, sia nel numero dei posti letto'.
Al 31 dicembre 2006 la Lombardia aveva un tasso di posti letto di 0,46/10.000 residenti, mentre Abruzzo, Campania, Umbria e Valle D'Aosta non ne avevano nessuno in funzione. Secondo quanto programmato a livello regionale, questa diversita' sara' solo in parte colmata alla fine del 2008, basti pensare che l'Emilia Romagna (regione per allora maggiormente dotata di hospice) arrivera' a 0,72 posti letto ogni 10.000 residenti, mentre l'indice medio nazionale si attestera' a 0,40. Soltanto Lazio, Basilicata, Lombardia e Valle d'Aosta dovrebbero superare il tasso di 0,50, mentre Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto si dovrebbero situare tra lo 0,30 e lo 0,45. Tra le regioni meno virtuose Abruzzo, Calabria, Sardegna, Trentino Alto Adige (tra lo 0,10 e lo 0,23), fanalino di coda la Campania, sotto lo 0,10.
'Il problema e' che ogni Regione ha un suo modello di sviluppo della rete di cure palliative e alcune piu' di uno'. Manca, infatti, un Modello Nazionale per lo sviluppo della rete per le cure palliative che integri gli hospice con le cure domiciliari. Queste ultime dovrebbero garantire l'assistenza al 75% dei malati terminali. Da un punto di vista logistico la maggior parte degli hospice e' collocata all'interno di strutture ospedaliere per acuti (44.8%) e in minor misura in strutture dedicate (27.1%).
Il libro suggerisce anche come arrivare a regime. Tra i primi passi da compiere la definizione di standard strutturali, tecnologici e organizzativi uguali in tutta Italia. La rete deve comprendere hospice, cure domiciliari, day-hospital e ambulatori. Altro punto fondamentale la formazione del personale attraverso l'istituzione della disciplina di medicina palliativa. Secondo il ministro i fondi per tutto questo ci sono essendo stati rimessi in circolo le risorse ancora non spese e rifinanziati con ulteriori 100 milioni di euro gli investimenti relativi. Non solo: sono stati raddoppiati quest'anno i finanziamenti che permetteranno la realizzazione nuove strutture soprattutto nelle regioni del Sud.
Entro il 2008 dovrebbero esserne realizzati altri 91 e per il 2011 si punta ad avere operative 243 strutture, con 2.736 posti letto totali e un indice globale nazionale di 0,47 posti letto ogni 10.000 residenti. Questa la fotografia degli istituti che dovrebbero garantire sollievo ai 250 mila malati terminali, oncologici e non, presenti nel nostro paese, che emerge dal libro: 'Hospice in Italia 2006: prima rilevazione ufficiale'.
Il volume, la cui prefazione e' firmata dal Ministro della Salute Livia Turco, e' stato presentato al XIV Congresso Nazionale della Sociata' Italiana Cure Palliativa (SICP) ed e' nato dalla collaborazione della SICP, con la Fondazione Isabella Seragnoli e la Fondazione Floriani, sotto il patrocinio del Ministero della Salute. 'Questa indagine - scrive la Turco - colma un vuoto di conoscenza sullo stato dell'arte degli hospice'.
Il documento rileva un aumento costante delle strutture partito nel 2001. Notevole pero' la diversita' interregionale.
'In generale -afferma Furio Zucco presidente della SICP- vi e' un andamento decrescente da Nord a Sud sia nel numero degli hospice attivi e da attivare, sia nel numero dei posti letto'.
Al 31 dicembre 2006 la Lombardia aveva un tasso di posti letto di 0,46/10.000 residenti, mentre Abruzzo, Campania, Umbria e Valle D'Aosta non ne avevano nessuno in funzione. Secondo quanto programmato a livello regionale, questa diversita' sara' solo in parte colmata alla fine del 2008, basti pensare che l'Emilia Romagna (regione per allora maggiormente dotata di hospice) arrivera' a 0,72 posti letto ogni 10.000 residenti, mentre l'indice medio nazionale si attestera' a 0,40. Soltanto Lazio, Basilicata, Lombardia e Valle d'Aosta dovrebbero superare il tasso di 0,50, mentre Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto si dovrebbero situare tra lo 0,30 e lo 0,45. Tra le regioni meno virtuose Abruzzo, Calabria, Sardegna, Trentino Alto Adige (tra lo 0,10 e lo 0,23), fanalino di coda la Campania, sotto lo 0,10.
'Il problema e' che ogni Regione ha un suo modello di sviluppo della rete di cure palliative e alcune piu' di uno'. Manca, infatti, un Modello Nazionale per lo sviluppo della rete per le cure palliative che integri gli hospice con le cure domiciliari. Queste ultime dovrebbero garantire l'assistenza al 75% dei malati terminali. Da un punto di vista logistico la maggior parte degli hospice e' collocata all'interno di strutture ospedaliere per acuti (44.8%) e in minor misura in strutture dedicate (27.1%).
Il libro suggerisce anche come arrivare a regime. Tra i primi passi da compiere la definizione di standard strutturali, tecnologici e organizzativi uguali in tutta Italia. La rete deve comprendere hospice, cure domiciliari, day-hospital e ambulatori. Altro punto fondamentale la formazione del personale attraverso l'istituzione della disciplina di medicina palliativa. Secondo il ministro i fondi per tutto questo ci sono essendo stati rimessi in circolo le risorse ancora non spese e rifinanziati con ulteriori 100 milioni di euro gli investimenti relativi. Non solo: sono stati raddoppiati quest'anno i finanziamenti che permetteranno la realizzazione nuove strutture soprattutto nelle regioni del Sud.
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