Presidente Cassazione: su Englaro abbiamo applicato la Costituzione
Nel caso di Eluana Englaro "la Corte di Cassazione non ha in alcun modo travalicato il proprio specifico compito istituzionale di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino, assicurando la corretta interpretazione della legge, nel cui quadro si collocano in modo primario i principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo". Lo afferma il suo primo presidente, Vincenzo Carbone. "Considerate le polemiche sul caso di Eluana Englaro sviluppate in questi giorni sulla stampa, la Corte di Cassazione, che si trova a Roma e non e' una Corte di Milano come un quotidiano erroneamente ha riportato, ritiene opportuno precisare esordisce Carbone in una nota- che la sentenza numero 21748/07 sul caso in questione, che risale ormai all'ottobre del 2007, costituisce espressione della Corte di Cassazione nella sua funzione giurisdizionale. La Corte con tale pronuncia si e' limitata ad affermare un principio di diritto sulla base della interpretazione costituzionalmente orientata della legislazione vigente".
Carbone ricorda quindi che il principio affermato nella sentenza e' il seguente: "... senza il consenso informato l'intervento del medico e', al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessita', sicuramente illecito, anche quando e' nell'interesse del paziente... Il consenso informato ha come correlato la facolta' non solo di scegliere tra le diverse possibilita' di trattamento medico, ma ... altresi' di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale.... Nel consentire al trattamento medico o nel dissentire dalla prosecuzione dello stesso sulla persona dell'incapace, la rappresentanza del tutore e' sottoposta a un duplice ordine di vincoli".
Su questa base il tutote "deve, innanzitutto, agire nell'esclusivo interesse dell'incapace; e, nella ricerca del 'best interest', deve decidere non 'al posto' dell'incapace ne' 'per' l'incapace, ma 'con' l'incapace: quindi, ricostruendo la presunta volonta' del paziente incosciente, gia' adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volonta' dalla sua personalita', dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche".
"In applicazione di siffatto principio -conclude Carbone- la Corte d'appello di Milano, nella sua autonomia e valutando nel concreto le circostanze di fatto e le prove raccolte, ha deliberato che potessero essere sospesi alla Englaro i presidi che tuttora ne prolungano il riconosciuto stato vegetativo permanente".
SOCIETA' ITALIANA NEUROLOGIA: SIA FATTA VOLONTA' ELUANA - Non tutti i neurologi condividono l'appello dei "25 luminari" al Procuratore Generale di Milano perche' blocchi la sentenza che, dopo 16 anni e 9 procedimenti giudiziari, autorizza l'atto che rispetta la volontà di Eluana Englaro. Il gruppo di studio di bioetica e di cure palliative della Società italiana di neurologia contro l'appello dei 25 neurologi al Pg. Già nel 2002 - si informa in una nota, firmata dai coordinatori Virginio Bonito e Maddalena Gasparini - il "gruppo di studio aveva suggerito un percorso decisionale che, partendo dalla certezza della diagnosi, prevedeva la ricostruzione della volontà, dei desideri e dei valori della persona, raccomandava il coinvolgimento nella decisione dell'intera equipe curante, e il rispetto di un'eventuale obiezione di coscienza; era anche detto chiaramente che la sospensione della nutrizione e dell'idratazione artificiale non sono un abbandono e anzi richiedono l'intensificazione delle cure e delle misure di assistenza".
"Non mancava nelle conclusioni un appello perche' fosse garantito al piú presto un adeguato sostegno alle migliaia di famiglie che assistono i loro cari in stato vegetativo". Poi "per la prima volta nel caso di Eluana Englaro la magistratura ha riconosciuto che meritano lo stesso rispetto sia la volontà di chi si presume che avrebbe accettato lo stato vegetativo che quella di chi ha manifestato la contrarietà a essere mantenuto in una vita vegetativa. Come neurologi leggendo la sentenza dei magistrati di Milano abbiamo apprezzato l'attenzione e la competenza con cui sono stati affrontati tutti gli aspetti del caso specifico ora ci auguriamo che la conclusione dell'esistenza di Eluana avvenga lontano dalla scena pubblica, al riparo dalle strumentalizzazioni, con cure adeguate, vicino alle persone care che si sono battute perch, venisse riconosciuta legittimità alle sue volontà".
COMMENTI
La notizia della sentenza su Eluana Englaro arriva nella sede della Terri Schiavo Foundation, a Saint Petersburg, in Florida. E il fratello della donna, Bobby Schindler, lancia, intervistato da 'Avvenire', un appello al padre Beppino Englaro: "Eluana ha il diritto di vivere". "Siamo convinti che la decisione del tribunale italiano indichi come l'etica medica' americana, che ha voluto la morte della nostra cara Terri, si stia diffondendo come un virus nella comunità internazionale, arrivando a minacciare non soltanto le persone in stato vegetativo, ma anche quelle piú deboli in senso lato: i disabili, gli anziani, le persone reputate in qualche modo 'imperfette' nella rigida concezione che questa stessa etica si è data", afferma il fratello di Terri Schiavo. "E' una deriva spaventosa, che va fermata al piú presto". "Nessuno come me e i miei genitori conosce la sofferenza di quest'uomo, la profondità delle ferite che incidenti come quelli accaduti a Terri ed Eluana causano nel cuore di chi le ama", afferma ancora Bobby Schindler. "Eppure io credo che proprio queste ferite ci chiamano ad essere strumenti. Strumenti d'amore, di speranza. Strumenti di Dio. Se amiamo e ci battiamo per quelli che sono piú deboli e fragili, abbiamo la grande occasione di amare e lottare per Dio stesso. Eluana ha diritto di vivere, e diritto che suo padre speri e lotti per lei. Io e i miei genitori pregheremo per lui".
La decisione del Tribunale civile di Milano interviene con saggezza in un vuoto legislativo: l'unico criterio etico che deve valere e' il rispetto della dignita' della persona umana anche nella fine della vita e quando si e' in condizioni di incoscienza. E' quanto afferma la parlamentare del Pd Lucia Codurelli in merito alla decisione della Corte d'Appello di Milano. Secondo la parlamentare "si tratta solo di accettare la fine naturale della vita senza accanimento terapeutico: e' veramente molto strano che il ricorso alle tecnologie mediche sia rifiutato per dar la vita, come nel caso della legge sulla fecondazione assistita, ed invece e' ritenuto irrinunciabile per alimentare persone in stati di irreversibile incoscienza". La Codurelli infine non risparmia critiche al Direttore de 'Il Foglio' che ha invitato la gente a portare bottigliette di acqua davanti al Duomo di Milano: "ieri, al termine dei lavori alla Camera, quando ho sentito intervenire alcuni deputati invitando a partecipare alla manifestazione di Ferrara non ho potuto stare zitta: ho preso parola sostenendo che la volonta' della famiglia deve essere rispettata. Dopo questi lunghissimi anni di sofferenza e' il Parlamento che si deve interrogare sui ritardi, per questioni ideologiche, sul non aver legiferato in merito al testamento biologico". "Non e' possibile - conclude quindi la parlamentare del Pd - sostenere ancora a lungo che nel vuoto legislativo sulle questioni eticamente sensibili siano i tribunali a decidere: si lavori per una legge saggia per stabilire criteri di chiarezza giuridica e di maggiore rispetto della dignita' della persona umana, come previsto dall'Art.32. della Costituzione".
Il padre di Eluana ha il dovere di eseguire la volonta' espressa dalla figlia, in linea con quanto prevedono Convenzione di Oviedo e Codice deontologico medico. Lo sostiene il neurologo Mario Manfredi, emerito dell' universita' di Roma La Sapienza ed ex presidente della Societa' Italiana di Neurologia. Sullo stato vegetativo 'non vi sono certezze', rileva Manfredi in una nota, in quanto non si puo' certificare in modo assoluto la condizione di irreversibilita'. In genere il recupero viene considerato altamente improbabile dopo un'osservazione di un anno e dopo 16 anni, come nel caso di Eluana Englaro, e' ritenuto 'estremamente minimo', anche se 'non uguale a zero'. Come comportarsi allora? La risposta, per Manfredi, e' nel Codice deontologico medico e nella Convenzione di Oviedo, secondo cui nessun intervento sanitario puo' essere eseguito senza il consenso del paziente. Quando cio' non e' possibile, il consenso deve essere espresso da un rappresentante del paziente designato dalla legge, sulla base dei desideri espressi in precedenza dal paziente. Manfredi rileva quindi che: 'nutrizione e idratazione sono atti medici se effettuati nello stato clinico di Eluana', che 'Eluana non e' in grado di esprimere un parere', che 'il giudice ha designato il padre come legale rappresentate di Eluana' e che 'Eluana ha espresso in precedenza la sua opposizione ad una esistenza mantenuta artificialmente in condizioni di coscienza estremamente minima'. Di conseguenza, osserva, 'il padre ha il dovere di attuare i desideri di Eluana e di interrompere la nutrizione artificiale'. Le probabilita' che Eluana soffra nel processo di denutrizione e disidratazione sono 'estremamente minime'. Queste conclusioni, osserva infine, sono in linea con le indicazioni del gruppo di lavoro istituito nell'ottobre 2000 dal ministro della Sanita' e del quale Mafredi ha fatto parte.
Un esposto sulla sentenza per Eluana Englaro. A presentarla al Procuratore generale della Repubblica di Milano e' Movimento per la vita. Nell'esposto si elencano "le ragioni - spiega in una nota l'associazione - per le quali non puo' essere condiviso l'indirizzo giuridico seguito dalla Corte di Appello di Milano e si espongono gli argomenti che, anche nell'errata logica giuridica utilizzata dalla sentenza, impongono il ricorso". "In sostanza - sostiene il Movimento per la vita - vi e' un vizio di motivazione perche' non risulta affatto dimostrata in modo ragionevole la volonta', sia pure presunta, di Eluana di rifiutare l'alimentazione e l'idratazione. Il rifiuto deve ritenersi del tutto eccezionale, come ha scritto la Cassazione, e pertanto tale presunzione deve essere sostenuta da prove assolutamente e rigorosamente certe, che non lascino spazio al minimo dubbio. Viceversa la Corte d'Appello - secondo l'associazione - si e' limitata a considerare 'decisive' frasi che ciascuno di noi ha pronunciato o pronuncera' nel corso della sua vita e aspetti del carattere di Eluana (esuberanza, disobbedienza ai familiari, ecc.) che si ritrovano praticamente in qualsiasi adolescente'. 'In tal modo -prosegue ilMovimento perla vita- la volonta' di morire, in base a queste superficiali considerazioni, diventerebbe non l'eccezione ma la regola. Si segnala anche la differenza fra l'applicazione del sondino naso-gastrico, un atto medico che richiede il consenso informato del paziente o di chi per lui, e la sospensione della somministrazione degli alimenti che non e' piu' un atto medico (e' un'operazione facilmente eseguibile da chiunque) e che costituisce, invece - conclude l'associazione - un gesto fatale nella intenzioni e negli effetti pratici".
"Ho letto con attenzione e col dovuto rispetto la nota del primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone sulla vicenda di Eluana Englaro". Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori PdL, promotore in Senato insieme al presidente Cossiga della mozione sul conflitto di attribuzione. "Nella sua dichiarazione - osserva - si può individuare la ragione che ci ha spinto a chiedere al Senato di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Il presidente Carbone, infatti, nel richiamare la sentenza da cui è derivato il pronunciamento della Corte d'Appello di Milano sul caso Englaro, afferma un principio assolutamente laico in merito al comportamento che il medico dovrebbe tenere rispetto al trattamento sanitario in assenza del consenso informato: quello di astenersi, anche nella convinzione che da quel trattamento potrebbe derivare il bene del malato. Da ciò deriva però, nel caso specifico di Eluana, che idratazione e alimentazione sono state considerate trattamenti sanitari. E difatti nella sentenza della Cassazione è scritto chiaramente. Ma si dà il caso che sia esattamente questo il punto in discussione presso la XII Commissione del Senato. E' lecito pensarla come il presidente Carbone, ed è quello che fa ad esempio il senatore Marino; ed è altrettanto lecito pensarla come me, convinto del contrario. Quel che è certo, però - conclude Quagliariello -, è che a decidere deve essere il Parlamento e non un giudice, per quanto autorevole esso sia. Almeno finché valgono i rapporti tra poteri fissati dalla Costituzione italiana e la speranza che problemi di questa portata non vengano risolti a colpi di sentenze, magari fra loro contrastanti".
La somministrazione di acqua e cibo non e' da considerarsi un trattamento sanitario: qualunque essere umano, se ne viene privato, e' destinato a morte certa. E'quanto afferma la parlamentare del Pdl Isabella Bertolini in merito al 'caso' Eluana Englaro. "Non so se la Corte di Cassazione abbia travalicato il proprio compito istituzionale ma di certo la sentenza dello scorso anno emessa dalla Suprema Corte ha aperto scenari inquietanti in materia di testamento biologico, accanimento terapeutico e di eutanasia - aggiunge - La sentenza e' a mio avviso censurabile nel merito, piu' che sotto l'aspetto strettamente istituzionale: si rischia che con provvedimenti della Magistratura si introducano surrettiziamente e si legittimino pericolose ed illegali pratiche eutanasiche". Secondo la Bertolini, "la sacralita' della vita deve essere affermata e ribadita oggi piu' che mai: qualunque vita, anche la piu' sfortunata, deve avere una fine naturale e nessun giudice dovrebbe arrogarsi il diritto di autorizzare l'omicidio di un altro essere umano. Per questo ho presentato una mozione alla Camera per chiedere che il Governo vieti qualsiasi introduzione, diretta o indiretta, dell'eutanasia nel nostro Paese".
Carbone ricorda quindi che il principio affermato nella sentenza e' il seguente: "... senza il consenso informato l'intervento del medico e', al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessita', sicuramente illecito, anche quando e' nell'interesse del paziente... Il consenso informato ha come correlato la facolta' non solo di scegliere tra le diverse possibilita' di trattamento medico, ma ... altresi' di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale.... Nel consentire al trattamento medico o nel dissentire dalla prosecuzione dello stesso sulla persona dell'incapace, la rappresentanza del tutore e' sottoposta a un duplice ordine di vincoli".
Su questa base il tutote "deve, innanzitutto, agire nell'esclusivo interesse dell'incapace; e, nella ricerca del 'best interest', deve decidere non 'al posto' dell'incapace ne' 'per' l'incapace, ma 'con' l'incapace: quindi, ricostruendo la presunta volonta' del paziente incosciente, gia' adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volonta' dalla sua personalita', dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche".
"In applicazione di siffatto principio -conclude Carbone- la Corte d'appello di Milano, nella sua autonomia e valutando nel concreto le circostanze di fatto e le prove raccolte, ha deliberato che potessero essere sospesi alla Englaro i presidi che tuttora ne prolungano il riconosciuto stato vegetativo permanente".
SOCIETA' ITALIANA NEUROLOGIA: SIA FATTA VOLONTA' ELUANA - Non tutti i neurologi condividono l'appello dei "25 luminari" al Procuratore Generale di Milano perche' blocchi la sentenza che, dopo 16 anni e 9 procedimenti giudiziari, autorizza l'atto che rispetta la volontà di Eluana Englaro. Il gruppo di studio di bioetica e di cure palliative della Società italiana di neurologia contro l'appello dei 25 neurologi al Pg. Già nel 2002 - si informa in una nota, firmata dai coordinatori Virginio Bonito e Maddalena Gasparini - il "gruppo di studio aveva suggerito un percorso decisionale che, partendo dalla certezza della diagnosi, prevedeva la ricostruzione della volontà, dei desideri e dei valori della persona, raccomandava il coinvolgimento nella decisione dell'intera equipe curante, e il rispetto di un'eventuale obiezione di coscienza; era anche detto chiaramente che la sospensione della nutrizione e dell'idratazione artificiale non sono un abbandono e anzi richiedono l'intensificazione delle cure e delle misure di assistenza".
"Non mancava nelle conclusioni un appello perche' fosse garantito al piú presto un adeguato sostegno alle migliaia di famiglie che assistono i loro cari in stato vegetativo". Poi "per la prima volta nel caso di Eluana Englaro la magistratura ha riconosciuto che meritano lo stesso rispetto sia la volontà di chi si presume che avrebbe accettato lo stato vegetativo che quella di chi ha manifestato la contrarietà a essere mantenuto in una vita vegetativa. Come neurologi leggendo la sentenza dei magistrati di Milano abbiamo apprezzato l'attenzione e la competenza con cui sono stati affrontati tutti gli aspetti del caso specifico ora ci auguriamo che la conclusione dell'esistenza di Eluana avvenga lontano dalla scena pubblica, al riparo dalle strumentalizzazioni, con cure adeguate, vicino alle persone care che si sono battute perch, venisse riconosciuta legittimità alle sue volontà".
COMMENTI
La notizia della sentenza su Eluana Englaro arriva nella sede della Terri Schiavo Foundation, a Saint Petersburg, in Florida. E il fratello della donna, Bobby Schindler, lancia, intervistato da 'Avvenire', un appello al padre Beppino Englaro: "Eluana ha il diritto di vivere". "Siamo convinti che la decisione del tribunale italiano indichi come l'etica medica' americana, che ha voluto la morte della nostra cara Terri, si stia diffondendo come un virus nella comunità internazionale, arrivando a minacciare non soltanto le persone in stato vegetativo, ma anche quelle piú deboli in senso lato: i disabili, gli anziani, le persone reputate in qualche modo 'imperfette' nella rigida concezione che questa stessa etica si è data", afferma il fratello di Terri Schiavo. "E' una deriva spaventosa, che va fermata al piú presto". "Nessuno come me e i miei genitori conosce la sofferenza di quest'uomo, la profondità delle ferite che incidenti come quelli accaduti a Terri ed Eluana causano nel cuore di chi le ama", afferma ancora Bobby Schindler. "Eppure io credo che proprio queste ferite ci chiamano ad essere strumenti. Strumenti d'amore, di speranza. Strumenti di Dio. Se amiamo e ci battiamo per quelli che sono piú deboli e fragili, abbiamo la grande occasione di amare e lottare per Dio stesso. Eluana ha diritto di vivere, e diritto che suo padre speri e lotti per lei. Io e i miei genitori pregheremo per lui".
La decisione del Tribunale civile di Milano interviene con saggezza in un vuoto legislativo: l'unico criterio etico che deve valere e' il rispetto della dignita' della persona umana anche nella fine della vita e quando si e' in condizioni di incoscienza. E' quanto afferma la parlamentare del Pd Lucia Codurelli in merito alla decisione della Corte d'Appello di Milano. Secondo la parlamentare "si tratta solo di accettare la fine naturale della vita senza accanimento terapeutico: e' veramente molto strano che il ricorso alle tecnologie mediche sia rifiutato per dar la vita, come nel caso della legge sulla fecondazione assistita, ed invece e' ritenuto irrinunciabile per alimentare persone in stati di irreversibile incoscienza". La Codurelli infine non risparmia critiche al Direttore de 'Il Foglio' che ha invitato la gente a portare bottigliette di acqua davanti al Duomo di Milano: "ieri, al termine dei lavori alla Camera, quando ho sentito intervenire alcuni deputati invitando a partecipare alla manifestazione di Ferrara non ho potuto stare zitta: ho preso parola sostenendo che la volonta' della famiglia deve essere rispettata. Dopo questi lunghissimi anni di sofferenza e' il Parlamento che si deve interrogare sui ritardi, per questioni ideologiche, sul non aver legiferato in merito al testamento biologico". "Non e' possibile - conclude quindi la parlamentare del Pd - sostenere ancora a lungo che nel vuoto legislativo sulle questioni eticamente sensibili siano i tribunali a decidere: si lavori per una legge saggia per stabilire criteri di chiarezza giuridica e di maggiore rispetto della dignita' della persona umana, come previsto dall'Art.32. della Costituzione".
Il padre di Eluana ha il dovere di eseguire la volonta' espressa dalla figlia, in linea con quanto prevedono Convenzione di Oviedo e Codice deontologico medico. Lo sostiene il neurologo Mario Manfredi, emerito dell' universita' di Roma La Sapienza ed ex presidente della Societa' Italiana di Neurologia. Sullo stato vegetativo 'non vi sono certezze', rileva Manfredi in una nota, in quanto non si puo' certificare in modo assoluto la condizione di irreversibilita'. In genere il recupero viene considerato altamente improbabile dopo un'osservazione di un anno e dopo 16 anni, come nel caso di Eluana Englaro, e' ritenuto 'estremamente minimo', anche se 'non uguale a zero'. Come comportarsi allora? La risposta, per Manfredi, e' nel Codice deontologico medico e nella Convenzione di Oviedo, secondo cui nessun intervento sanitario puo' essere eseguito senza il consenso del paziente. Quando cio' non e' possibile, il consenso deve essere espresso da un rappresentante del paziente designato dalla legge, sulla base dei desideri espressi in precedenza dal paziente. Manfredi rileva quindi che: 'nutrizione e idratazione sono atti medici se effettuati nello stato clinico di Eluana', che 'Eluana non e' in grado di esprimere un parere', che 'il giudice ha designato il padre come legale rappresentate di Eluana' e che 'Eluana ha espresso in precedenza la sua opposizione ad una esistenza mantenuta artificialmente in condizioni di coscienza estremamente minima'. Di conseguenza, osserva, 'il padre ha il dovere di attuare i desideri di Eluana e di interrompere la nutrizione artificiale'. Le probabilita' che Eluana soffra nel processo di denutrizione e disidratazione sono 'estremamente minime'. Queste conclusioni, osserva infine, sono in linea con le indicazioni del gruppo di lavoro istituito nell'ottobre 2000 dal ministro della Sanita' e del quale Mafredi ha fatto parte.
Un esposto sulla sentenza per Eluana Englaro. A presentarla al Procuratore generale della Repubblica di Milano e' Movimento per la vita. Nell'esposto si elencano "le ragioni - spiega in una nota l'associazione - per le quali non puo' essere condiviso l'indirizzo giuridico seguito dalla Corte di Appello di Milano e si espongono gli argomenti che, anche nell'errata logica giuridica utilizzata dalla sentenza, impongono il ricorso". "In sostanza - sostiene il Movimento per la vita - vi e' un vizio di motivazione perche' non risulta affatto dimostrata in modo ragionevole la volonta', sia pure presunta, di Eluana di rifiutare l'alimentazione e l'idratazione. Il rifiuto deve ritenersi del tutto eccezionale, come ha scritto la Cassazione, e pertanto tale presunzione deve essere sostenuta da prove assolutamente e rigorosamente certe, che non lascino spazio al minimo dubbio. Viceversa la Corte d'Appello - secondo l'associazione - si e' limitata a considerare 'decisive' frasi che ciascuno di noi ha pronunciato o pronuncera' nel corso della sua vita e aspetti del carattere di Eluana (esuberanza, disobbedienza ai familiari, ecc.) che si ritrovano praticamente in qualsiasi adolescente'. 'In tal modo -prosegue ilMovimento perla vita- la volonta' di morire, in base a queste superficiali considerazioni, diventerebbe non l'eccezione ma la regola. Si segnala anche la differenza fra l'applicazione del sondino naso-gastrico, un atto medico che richiede il consenso informato del paziente o di chi per lui, e la sospensione della somministrazione degli alimenti che non e' piu' un atto medico (e' un'operazione facilmente eseguibile da chiunque) e che costituisce, invece - conclude l'associazione - un gesto fatale nella intenzioni e negli effetti pratici".
"Ho letto con attenzione e col dovuto rispetto la nota del primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone sulla vicenda di Eluana Englaro". Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori PdL, promotore in Senato insieme al presidente Cossiga della mozione sul conflitto di attribuzione. "Nella sua dichiarazione - osserva - si può individuare la ragione che ci ha spinto a chiedere al Senato di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Il presidente Carbone, infatti, nel richiamare la sentenza da cui è derivato il pronunciamento della Corte d'Appello di Milano sul caso Englaro, afferma un principio assolutamente laico in merito al comportamento che il medico dovrebbe tenere rispetto al trattamento sanitario in assenza del consenso informato: quello di astenersi, anche nella convinzione che da quel trattamento potrebbe derivare il bene del malato. Da ciò deriva però, nel caso specifico di Eluana, che idratazione e alimentazione sono state considerate trattamenti sanitari. E difatti nella sentenza della Cassazione è scritto chiaramente. Ma si dà il caso che sia esattamente questo il punto in discussione presso la XII Commissione del Senato. E' lecito pensarla come il presidente Carbone, ed è quello che fa ad esempio il senatore Marino; ed è altrettanto lecito pensarla come me, convinto del contrario. Quel che è certo, però - conclude Quagliariello -, è che a decidere deve essere il Parlamento e non un giudice, per quanto autorevole esso sia. Almeno finché valgono i rapporti tra poteri fissati dalla Costituzione italiana e la speranza che problemi di questa portata non vengano risolti a colpi di sentenze, magari fra loro contrastanti".
La somministrazione di acqua e cibo non e' da considerarsi un trattamento sanitario: qualunque essere umano, se ne viene privato, e' destinato a morte certa. E'quanto afferma la parlamentare del Pdl Isabella Bertolini in merito al 'caso' Eluana Englaro. "Non so se la Corte di Cassazione abbia travalicato il proprio compito istituzionale ma di certo la sentenza dello scorso anno emessa dalla Suprema Corte ha aperto scenari inquietanti in materia di testamento biologico, accanimento terapeutico e di eutanasia - aggiunge - La sentenza e' a mio avviso censurabile nel merito, piu' che sotto l'aspetto strettamente istituzionale: si rischia che con provvedimenti della Magistratura si introducano surrettiziamente e si legittimino pericolose ed illegali pratiche eutanasiche". Secondo la Bertolini, "la sacralita' della vita deve essere affermata e ribadita oggi piu' che mai: qualunque vita, anche la piu' sfortunata, deve avere una fine naturale e nessun giudice dovrebbe arrogarsi il diritto di autorizzare l'omicidio di un altro essere umano. Per questo ho presentato una mozione alla Camera per chiedere che il Governo vieti qualsiasi introduzione, diretta o indiretta, dell'eutanasia nel nostro Paese".
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