La pressione fiscale sulle aziende
A un'impresa non conviene lavorare in Francia se non vuole essere tartassata dal fisco. Tra 183 Paesi è infatti 165esima per pressione fiscale sulle società, rileva il quarto studio condotto dal gabinetto PricewaterhouseCoopers (PWC) per la Banca Mondiale. Il metodo usato è piuttosto originale: misura la fiscalità che grava su un'azienda media di 60 dipendenti con un'attività di produzione e di distribuzione. In Francia, imposte, tasse e contributi sociali dell'impresa -l'insieme dei prelievi- assorbono il 65,8% dell'utile prima di queste sottrazioni. In Germania la quota è appena un po' sotto al 50%, e quindi lo scarto con il principale vicino e concorrente economico è notevole. In Europa, solo l'Italia sta peggio da questo punto di vista. Inoltre, la situazione francese è peggiorata dal 2008, quando occupava il 160esimo posto.
La pressione fiscale non è però l'unico criterio preso in considerazione dallo studio. Ad esempio, il Paese numero uno per imposizione bassa è Timor Est, che non si può definire attraente in quanto a competitività generale. Per valutare l'attrattività fiscale globale, PCW inserisce anche il tempo speso dalle aziende per espletare gli adempimenti fiscali e il loro numero. E su questi due fronti la Francia è ben piazzata (40esima nel primo punto, 9a nel secondo); ha guadagnato punti grazie alla politica di modernizzazione in vigore da vari anni.
La pressione fiscale non è però l'unico criterio preso in considerazione dallo studio. Ad esempio, il Paese numero uno per imposizione bassa è Timor Est, che non si può definire attraente in quanto a competitività generale. Per valutare l'attrattività fiscale globale, PCW inserisce anche il tempo speso dalle aziende per espletare gli adempimenti fiscali e il loro numero. E su questi due fronti la Francia è ben piazzata (40esima nel primo punto, 9a nel secondo); ha guadagnato punti grazie alla politica di modernizzazione in vigore da vari anni.
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