Privacy, bastano le scuse per mettere una pezza alla violazione
Una lettera di scuse può bastare a risarcire il danno da violazione della privacy. E quanto deciso dalla Corte di Giustizia Ue, VIII sez., sentenza del 4/10/2024, nella causa C-507/23, su una vicenda capitata in Lettonia. Nel corso di uno spot televisivo di carattere sociale (teso a sensibilizzare i consumatori sui rischi connessi all'acquisto di veicoli usati), diffuso da un'associazione di consumatori, un attore ha imitato un noto giornalista del settore automobilistico. Quest'ultimo, venutolo a sapere, si è opposto alla diffusione del filmato, ma l'associazione è andata avanti lo stesso. Il giornalista ha promosso una causa chiedendo l'interruzione della diffusione dello spot e un risarcimento del danno per la divulgazione indebita dei suoi dati. L'interessato, in particolare, ha chiesto 2 mila euro di risarcimento e la presentazione di pubbliche scuse. Nel corso della causa al giornalista è stato riconosciuto il diritto a ottenere le scuse da pubblicare sui siti internet che avevano diffuso lo spot, ma è stato negato un risarcimento monetario. L'interessato ha fatto ricorso alla corte suprema della Lettonia, che ha mandato le carte alla Cgue per avere lumi sulla disciplina del risarcimento per violazione della privacy e in particolare sull'articolo 82 del Gdpr (regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679). La sentenza chiarisce che la presentazione di scuse può costituire un risarcimento adeguato di un danno immateriale, qualora sia impossibile ripristinare la situazione anteriore al verificarsi del danno, a condizione che le scuse siano idonee a compensare integralmente il danno stesso. D'altra parte, aggiunge la Cgue, non si può concedere a titolo di risarcimento un importo inferiore al valore della lesione, considerando le eventuali buone intenzioni del responsabile (la funzione social dello spot, ad esempio, non può abbattere il risarcimento al di sotto dell'importo del danno).
(da un articolo di Antonio Ciccia Messina su Italia Oggi del 08/10/2024)
(da un articolo di Antonio Ciccia Messina su Italia Oggi del 08/10/2024)
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