Procreazione assistita, attesa per domani la sentenza della Corte di Strasburgo
E' attesa domani la sentenza della Corte europea dei diritti umani sulla legge 40 che regola la procreazione assistita in Italia. I giudici stabiliranno per la prima volta se, proibendo alle coppie fertili affette o portatrici di una malattia genetica, di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita e alla diagnosi preimpianto, la legge 40 costituisce una violazione della Convenzione europea dei diritti umani.
La decisione riguarda il ricorso presentato nell'ottobre 2010 da Rosetta Costa e Walter Pavan che nel 2006, in seguito alla nascita del loro primo figlio affetto da fibrosi cistica, scoprirono di essere entrambi portatori sani della malattia. La coppia voleva avere altri figli ma si trovo' a fare i conti con il 25% di probabilita' che nascessero affetti da fibrosi cistica e il 50% che ne fossero portatori sani.
Per questo Rosetta Costa e Walter Pavan hanno deciso di ricorrere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, pratica pero' vietata dalla legge italiana. Nel ricorso la coppia sostiene che la normativa nazionale viola il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare e che cosi' com'e' formulata la legge li discrimina rispetto alle coppie sterili e a quelle in cui l'uomo ha una malattia sessualmente trasmissibile.
Nel novembre del 2011 la Camera principale della Corte di Strasburgo ha stabilito, ribaltando un sentenza emessa 19 mesi prima da una delle camere della stessa Corte, che impedire per legge alle coppie sterili di ricorrere alla fecondazione in vitro eterologa non e' piu' una violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La sentenza riguardava due coppie austriache che si erano rivolte a Strasburgo nel 2000 sostenendo che la legge austriaca sulla fecondazione in vitro ledeva il loro diritto a formare una famiglia e le discriminava rispetto ad altre coppie che potevano ricorrere a questa tecnica. Per le due coppie la fecondazione in vitro con donazione di sperma o ovuli esterni alla coppia (quindi con la fecondazione eterologa) era l'unica soluzione per poter procreare.
La decisione riguarda il ricorso presentato nell'ottobre 2010 da Rosetta Costa e Walter Pavan che nel 2006, in seguito alla nascita del loro primo figlio affetto da fibrosi cistica, scoprirono di essere entrambi portatori sani della malattia. La coppia voleva avere altri figli ma si trovo' a fare i conti con il 25% di probabilita' che nascessero affetti da fibrosi cistica e il 50% che ne fossero portatori sani.
Per questo Rosetta Costa e Walter Pavan hanno deciso di ricorrere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, pratica pero' vietata dalla legge italiana. Nel ricorso la coppia sostiene che la normativa nazionale viola il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare e che cosi' com'e' formulata la legge li discrimina rispetto alle coppie sterili e a quelle in cui l'uomo ha una malattia sessualmente trasmissibile.
Nel novembre del 2011 la Camera principale della Corte di Strasburgo ha stabilito, ribaltando un sentenza emessa 19 mesi prima da una delle camere della stessa Corte, che impedire per legge alle coppie sterili di ricorrere alla fecondazione in vitro eterologa non e' piu' una violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La sentenza riguardava due coppie austriache che si erano rivolte a Strasburgo nel 2000 sostenendo che la legge austriaca sulla fecondazione in vitro ledeva il loro diritto a formare una famiglia e le discriminava rispetto ad altre coppie che potevano ricorrere a questa tecnica. Per le due coppie la fecondazione in vitro con donazione di sperma o ovuli esterni alla coppia (quindi con la fecondazione eterologa) era l'unica soluzione per poter procreare.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti