Procreazione assistita. Coppia con malattia denuncia strutture pubbliche che impediscono accesso
Sono portatori di una malattia genetica, la sma (atrofia muscolo spinale), sono fertili e hanno possibilita' economiche limitate: tutte condizioni che in virtu' delle legge 40 impediscono loro di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, e in particolare presso strutture pubbliche. Per questo motivo una coppia napoletana, Luigi e Antonella Sannino, meno di 40 anni di eta', hanno deciso di denunciare le strutture pubbliche che non li fanno accedere alle tecniche di pma.
A raccontare la loro storia sara' la stessa coppia, domani, al congresso dell'associazione Luca Coscioni per la liberta' di ricerca a Roma. A seguirli legalmente in questo percorso e' l'avvocato Filomena Gallo, vicepresidente dell'associazione.
Luigi e' malato di sma di III livello dall' età di 16 anni, mentre Antonella e' portatrice sana della stessa malattia. Dopo essersi sposati nel 2005 e aver affrontato tre gravidanze, seguite da altrettanti aborti (uno spontaneo e due terapeutici perche' il bambino era malato come confermato dalla villiocentesi), nel 2010 sono riusciti ad avere accesso alle tecniche di pma presso un centro privato, dopo aver vinto in tribunale una causa contro la legge 40, che glielo impediva in quanto coppia non sterile. 'Dopo la vittoria in tribunale - raccontano - ritornammo dal medico che ci aveva negato l'accesso alla pma, e iniziammo due cicli, entrambi con esito negativo.
Vorremo tentare ancora ma non possiamo sostenere le spese necessarie e nelle strutture pubbliche non effettuano diagnosi pre-impianto sull'embrione'.
Ma se si abolissero le restrizioni imposte dalla legge, 'potremmo accedere alle strutture pubbliche a costo zero - concludono - Per questo stiamo pensando di denunciare le strutture pubbliche che non ci fanno accedere alla pma. Il desiderio di non trasmettere una grave malattia ad un figlio non deve avere come ostacolo una legge e le possibilita' economiche.
Questa e' la nostra storia, ma non ci scoraggiamo. Vogliamo ancora lottare, per noi e per quanti stanno come noi'.
A raccontare la loro storia sara' la stessa coppia, domani, al congresso dell'associazione Luca Coscioni per la liberta' di ricerca a Roma. A seguirli legalmente in questo percorso e' l'avvocato Filomena Gallo, vicepresidente dell'associazione.
Luigi e' malato di sma di III livello dall' età di 16 anni, mentre Antonella e' portatrice sana della stessa malattia. Dopo essersi sposati nel 2005 e aver affrontato tre gravidanze, seguite da altrettanti aborti (uno spontaneo e due terapeutici perche' il bambino era malato come confermato dalla villiocentesi), nel 2010 sono riusciti ad avere accesso alle tecniche di pma presso un centro privato, dopo aver vinto in tribunale una causa contro la legge 40, che glielo impediva in quanto coppia non sterile. 'Dopo la vittoria in tribunale - raccontano - ritornammo dal medico che ci aveva negato l'accesso alla pma, e iniziammo due cicli, entrambi con esito negativo.
Vorremo tentare ancora ma non possiamo sostenere le spese necessarie e nelle strutture pubbliche non effettuano diagnosi pre-impianto sull'embrione'.
Ma se si abolissero le restrizioni imposte dalla legge, 'potremmo accedere alle strutture pubbliche a costo zero - concludono - Per questo stiamo pensando di denunciare le strutture pubbliche che non ci fanno accedere alla pma. Il desiderio di non trasmettere una grave malattia ad un figlio non deve avere come ostacolo una legge e le possibilita' economiche.
Questa e' la nostra storia, ma non ci scoraggiamo. Vogliamo ancora lottare, per noi e per quanti stanno come noi'.
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