Proposta la creazione di ministero ad hoc per l'immigrazione
Il 'patto di Capodarco', con l'impegno morale assunto da Fini-Casini-Pisanu per favorire l'integrazione degli immigrati, ha fornito nuovo carburante ai cosiddetti 'finiani' che incuranti del 'niet' dell'ufficio di presidenza del Pdl di tre settimane fa, hanno rilanciato l'offensiva su cittadinanza e voto per gli immigrati. Ma non solo. Carmelo Briguglio ha voluto rilanciare un suo vecchio cavallo di battaglia: la proposta di creare un ministero ad hoc sull'immigrazione, scorporandolo dal Viminale. Con l'obiettivo non troppo recondito di sottrarre alla Lega una competenza cosi' delicata, e per gestirla con un approccio meno poliziesco ma piu' legato alla portata sociale del fenomeno. Una idea, quella di Briguglio, che nel Pdl e in ambienti governativi viene considerata una provocazione ai limiti della follia, anche per la difficile praticabilita' dal punto di vista tecnico. Ma la riflessione e' comunque partita tanto che si e' inserita Margherita Boniver per avanzare una controproposta, quella di dar vita ad una Authority sul modello americano, che - ha spiegato - avrebbe come effetto quello di sottrarre allo 'strattonamento' del dibattito politico un tema particolarmente delicato. Intanto, pero' lo strattonamento va avanti e oggi si e' trasformato, all'interno della stessa maggioranza, in un braccio di ferro. Con i fedelissimi del presidente della Camera che, come in una azione coordinata, si sono divisi i ruoli di combattimento. Cosi' Italo Bocchino si e' trasformato in testa d'ariete, sostenendo che la legge sulla immigrazione va cambiata e che, tra l'altro 'occorre passare da una cittadinanza di quantita' aperta a tutti ad una cittadinanza di qualita'' che avvenga 'per adesione, con corsi ed esami per verificare la conoscenza della lingua italiana e delle nostre leggi'. 'Una volta trovata la convergenza su questi principi - sottolinea - il dibattito su quanti anni servano per diventare cittadini si rivelera' superfluo'. Benzina sul fuoco. La sortita del vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera ha fatto arrabbiare i custodi dell'ortodossia berlusconiana e delle frontiere italiane, che hanno subito alzato un muro. Niente forzature o fughe in avanti sulla cittadinanza e sul voto agli immigrati, hanno ribattuto Fabrizio Cicchitto (capogruppo Pdl alla Camera), Maurizio Gasparri (capogruppo al Senato), e anche il portavoce Daniele Capezzone. Pollice verso del ministro Gianfranco Rotondi: 'Il voto per gli immigrati non e' nel programma del governo', ha sentenziato. Da Gasparri e Capezzone , poi, anche il richiamo agli alleati al rispetto dei patti, a cominciare da quello messo nero su bianco nel noto ufficio di presidenza del partito del 16 novembre scorso (presente lo stesso Berlusconi) che aveva bandito anche dal dibattito politico la questione del voto agli immigrati. Un pronunciamento che pero' non ha impedito la calendarizzazione alla Camera dei provvedimenti sulla immigrazione (a partire dal testo bipartisan Granata-Sarubbi) che dovrebbero essere esaminati in aula subito dopo la sessione di bilancio (quindi poco prima di Natale). D'altra parte lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi da Milano, ha mandato a dire alle forze politiche che quando si affrontano i temi dell'accoglienza per gli immigrati bisogna tener presenti anche i 'principi di universalita' e i valori spirituali e culturali'.ADUC è indipendente
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