Prostata ricostruita grazie alle staminali
In un futuro forse non troppo lontano chi ne avrà bisogno potrà "ricostruirsi" la propria prostata utilizzando particolari cellule staminali prelevate dal tessuto della propria prostata. Un gruppo di ricercatori della Genetech Inc di San Francisco ha isolato singole cellule staminali estratte dal tessuto della prostata di un topo adulto e le hanno utilizzate per generarne una nuova nello stesso topo. Lo riferisce su Nature di questa settimana Wei-Qiang Gao, coordinatore della ricerca nella quale descrive i fattori che rendono identificabili queste cellule staminali che hanno la proprietà di rigenerarsi nel lungo termine. Nello studio i ricercatori riferiscono di essere riusciti a individuare un certo numero di cellule-marker, marcatori di superificie, in grado di identificare le cellule che sono candidate a diventare le staminali della prostata; marcatori che, sembra funzionino anche per altri tipi di cellule staminali. Tra questi, c'è peró CD117, un marcatore specifico per l'identificazione di una rara popolazione di cellule staminali adulte di topo, che gli scienziati hanno usato per isolarle,singolarmente, e con le quali, con trapianto in vivo, è possibile generare una prostata. La scoperta apre nuove prospettive per chi, operato di cancro alla prostata, puó sperare di averne una nuova utilizzando le proprie cellule staminali .
Uno studio "estremamente interessante, soprattutto per i biologi: permettera' di testare nuovi farmaci e indagare sulle alterazioni genetiche legate al tumore". Cosi' Ruggero De Maria, direttore del Dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell'Istituto superiore di sanita', commenta la creazione di una prostata nuova di zecca, grazie a una singola cellula staminale, ottenuta dai ricercatori della Genentech Inc di San Francisco (Usa) e descritta in uno studio su 'Nature'. "Un lavoro simile a quello fatto per il seno, che ha implicazioni importanti in biologia molecolare, mentre per la medicina rigenerativa le prospettive sono si' interessanti, ma non dietro l'angolo", spiega De Maria all'Adnkronos Salute. Se, infatti, dopo la prostata nuova di zecca nel topo e' automatico pensare all'uomo, lo studioso italiano precisa che le conseguenze piu' immediate sono altre. Ad esempio, la possibilita' di testare i farmaci su modelli di prostata umana (oggi si usano topolini transgenici), o cercare di comprendere meglio l'origine dei tumori. "In futuro si potra' pensare di ricostruire la prostata sottoposta a rimozioni parziali o risolvere, ad esempio, i problemi di incontinenza dei pazienti operati. Ma le ripercussioni piu' immediate della ricerca Usa, non sono per la medicina rigenerativa di domani".
Uno studio "estremamente interessante, soprattutto per i biologi: permettera' di testare nuovi farmaci e indagare sulle alterazioni genetiche legate al tumore". Cosi' Ruggero De Maria, direttore del Dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell'Istituto superiore di sanita', commenta la creazione di una prostata nuova di zecca, grazie a una singola cellula staminale, ottenuta dai ricercatori della Genentech Inc di San Francisco (Usa) e descritta in uno studio su 'Nature'. "Un lavoro simile a quello fatto per il seno, che ha implicazioni importanti in biologia molecolare, mentre per la medicina rigenerativa le prospettive sono si' interessanti, ma non dietro l'angolo", spiega De Maria all'Adnkronos Salute. Se, infatti, dopo la prostata nuova di zecca nel topo e' automatico pensare all'uomo, lo studioso italiano precisa che le conseguenze piu' immediate sono altre. Ad esempio, la possibilita' di testare i farmaci su modelli di prostata umana (oggi si usano topolini transgenici), o cercare di comprendere meglio l'origine dei tumori. "In futuro si potra' pensare di ricostruire la prostata sottoposta a rimozioni parziali o risolvere, ad esempio, i problemi di incontinenza dei pazienti operati. Ma le ripercussioni piu' immediate della ricerca Usa, non sono per la medicina rigenerativa di domani".
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