Pubblicate linee guida sulla sospensione dei trattamenti vitali
Il Giappone ha compiuto oggi un altro passo verso la legalizzazione dell'eutanasia passiva con la pubblicazione di una serie di direttrici sulla 'morte dignitosa' dei malati terminali.
Sono le prime direttrici del genere e sono state approvate durante un convegno dell'Associazione nazionale per la medicina delle sindromi acute, cui aderiscono circa 10.000 specialisti di terapie di rianimazione.
Riferendosi a una pratica sempre piu' comune negli ospedali, l'associazione ha definito una serie di condizioni in base alle quali si possa decidere di sospendere le cure indispensabili a mantenere in vita un malato terminale in stato di morte cerebrale o comunque destinato in breve a non sopravvivere.
In base alle direttrici la decisione puo' essere presa dai sanitari nel caso di pazienti che abbiano espresso per iscritto la loro volonta' in tal senso e vi sia un'approvazione dei famigliari.
Nel caso di mancanza di famigliari o di divergenze fra loro la decisione e' demandata a un consulto medico specialistico.
Gia' lo scorso giugno, sulla scia del dibattito sempre piu' pressante sull'eutanasia passiva, un gruppo bipartisan di deputati aveva cominciato a elaborare una bozza di progetto di legge per definire il processo di 'morte dignitosa' e impedire che lo staff medico venga perseguito per la sospensione delle cure indispensabili a tenere in vita un malato terminale.
Da una precedente inchiesta dell'agenzia Kyodo era risultato che la pratica di 'staccare la spina' era diventata ormai una pratica corrente negli ospedali nipponici in un significativo numero di casi nonostante la mancanza di standard pienamente definiti sul piano giuridico.
In Giappone infatti non esiste ancora alcuna norma sull'eutanasia passiva e, sebbene non vi siano specifiche preclusioni contro la 'morte dignitosa', non sono pochi i tradizionalisti che vi si oppongono.
Sono le prime direttrici del genere e sono state approvate durante un convegno dell'Associazione nazionale per la medicina delle sindromi acute, cui aderiscono circa 10.000 specialisti di terapie di rianimazione.
Riferendosi a una pratica sempre piu' comune negli ospedali, l'associazione ha definito una serie di condizioni in base alle quali si possa decidere di sospendere le cure indispensabili a mantenere in vita un malato terminale in stato di morte cerebrale o comunque destinato in breve a non sopravvivere.
In base alle direttrici la decisione puo' essere presa dai sanitari nel caso di pazienti che abbiano espresso per iscritto la loro volonta' in tal senso e vi sia un'approvazione dei famigliari.
Nel caso di mancanza di famigliari o di divergenze fra loro la decisione e' demandata a un consulto medico specialistico.
Gia' lo scorso giugno, sulla scia del dibattito sempre piu' pressante sull'eutanasia passiva, un gruppo bipartisan di deputati aveva cominciato a elaborare una bozza di progetto di legge per definire il processo di 'morte dignitosa' e impedire che lo staff medico venga perseguito per la sospensione delle cure indispensabili a tenere in vita un malato terminale.
Da una precedente inchiesta dell'agenzia Kyodo era risultato che la pratica di 'staccare la spina' era diventata ormai una pratica corrente negli ospedali nipponici in un significativo numero di casi nonostante la mancanza di standard pienamente definiti sul piano giuridico.
In Giappone infatti non esiste ancora alcuna norma sull'eutanasia passiva e, sebbene non vi siano specifiche preclusioni contro la 'morte dignitosa', non sono pochi i tradizionalisti che vi si oppongono.
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