Sabato 6 giugno 2026
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Il "padre di Dolly" Wilmut volta le spalle alla clonazione

U.E. - GRAN BRETAGNA
Notizia ·
Il creatore della pecora clonata Dolly, Ian Wilmut, ha preso completamente le distanze dalla clonazione. Ora punta alla riprogrammazione di cellule della pelle, ha detto in un'intervista al periodico scientifico "Bild der Wissenschaft" (numero d'aprile). Lo scorso novembre, dei ricercatori giapponesi, guidati da Shinya Yamanaka dell'Universita' di Kyoto, avevano riportato allo stato embrionale cellule di pelle umana, rendendole simili alle cellule staminali embrionali e capaci di svilupparsi in numerosi tessuti. E' con questa tecnica che Wilmut si vuole cimentare. Ancora nel 2005 aveva ottenuto una licenza per la clonazione terapeutica a scopo di ricerca. Ma ora lo scozzese non vuole piu' usare la tecnica che consente di trasferire il materiale genetico umano in un ovulo denucleato. "Ho cambiato opinione. Non e' giusto chiedere alle donne di donare ovuli quando le possibilita' di successo della clonazione sono minime", ha detto alla rivista. "Donare ovuli comporta dei rischi per le donne, seppure minimi". "Noi non lo faremo piu'".
Riprogrammare cellule della pelle

Come riporta l'articolo, Wilmut, che ora lavora all'Universita' di Edinburgo, in febbraio ha iniziato a riprogrammare cellule della pelle di pazienti colpiti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Queste cellule le vorrebbe poi far evolvere in cellule nervose su cui sperimentare nuovi pricipi attivi. Oggi e' ancora prematuro inserire nei pazienti le cosiddette cellule iPS. Eppure ne e' sicuro: "Le cellule iPS prima o poi sostituranno le staminali embrionali". E pero' la ricerca non puo' rinunciare alle cellule staminali embrionali. "Per ora le staminali embrionali ci servono ancora come sistema di riferimento. Ma a un certo punto diventera' chiaro che le riprogrammate sono altrettanto buone". Consapevole delle tante speculazioni fatte a suo tempo sulle reali possibilita' della clonazione, Wilmut non azzarda pronostici su quando le cellule iPS daranno dei risultati. "Una cosa posso dirle con certezza -ha detto il ricercatore, che ha 63 anni- rimarro' fedele alle cellule iPS fino a quando andro' in pensione".
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