Rachida Dati: proposta italiana su registro Ue immigrati condannati non e' all'ordine del giorno
Il ministro della Giustizia francese e presidente di turno del Consiglio Ue, Rachida Dati, ha detto ieri a Lussemburgo che la richiesta dell'Italia di creare un registro centrale dei cittadini extracomunitari condannati in uno degli Stati membri non fa parte delle misure che portaranno al 'casellario giudiziario europeo'. Il Consiglio Ue ha trovato un accordo, oggi a Lussemburgo, sulle modalità tecniche che permettaranno l'interconnessione elettronica fra i casellari giudiziari nazionali dei Ventisette.
"L'interconnessione riguarda i casellari giudiziari nazionali, non gli individui, e il criterio è dunque quello della residenza, non quello della nazionalità", ha spiegato Rachida Dati rispondendo a un cronista italiano durante la conferenza stampa alla fine del Consiglio Giustizia odierno, a Lussemburgo. In altre parole, ha precisato il ministro francese, "non si viene schedati per la propria nazionalità, ma per il proprio luogo di residenza".
Le autorità giudiziarie di uno Stato membro, insomma potranno ottenere le informazioni sulle condanne penali subite da qualunque residente nell'Ue, cercandole nei caselli giudiziari degli altri paesi membri in base al nome dell'individuo e al suo luogo di residenza, non in base alla sua nazionalità, e tantomeno al suo status di extracomunitario. "L'obiettivo - ha puntualizzato ancora Rachida Dati - è quello di lottare contro la grande criminalità organizzata e contro la pedofilia". Il commisario Ue alla Giustizia, libertà e sicurezza ha aggiunto: "Saranno comunque gli Stati membri a decidere che cosa mettere nei loro casellari giudiziari".
"L'interconnessione riguarda i casellari giudiziari nazionali, non gli individui, e il criterio è dunque quello della residenza, non quello della nazionalità", ha spiegato Rachida Dati rispondendo a un cronista italiano durante la conferenza stampa alla fine del Consiglio Giustizia odierno, a Lussemburgo. In altre parole, ha precisato il ministro francese, "non si viene schedati per la propria nazionalità, ma per il proprio luogo di residenza".
Le autorità giudiziarie di uno Stato membro, insomma potranno ottenere le informazioni sulle condanne penali subite da qualunque residente nell'Ue, cercandole nei caselli giudiziari degli altri paesi membri in base al nome dell'individuo e al suo luogo di residenza, non in base alla sua nazionalità, e tantomeno al suo status di extracomunitario. "L'obiettivo - ha puntualizzato ancora Rachida Dati - è quello di lottare contro la grande criminalità organizzata e contro la pedofilia". Il commisario Ue alla Giustizia, libertà e sicurezza ha aggiunto: "Saranno comunque gli Stati membri a decidere che cosa mettere nei loro casellari giudiziari".
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