Raid punitivo di narcos. Otto morti a San Paolo
Nessuna strage di tifosi del Palmeiras, ma un regolamento di conti tra bande di narcos. La polizia militare brasiliana (Pm) ha alla fine chiarito una vicenda che ha suscitato orrore nel Paese: gli otto morti rimasti a terra la scorsa notte nelle strade di Osasco, zona metropolitana di San Paolo, mentre migliaia di tifosi del Palmeiras festeggiavano la vittoria nella Coppa del Brasile sono stati vittima di un commando di narcos che, approfittando degli scoppi dei fuochi d'artificio, ha compiuto un raid punitivo che ha fatto anche due feriti.'I criminali hanno approfittato del frastuono dei fuochi artificiali, per 'mascherare' i colpi delle loro armi da fuoco', ha specificato in un comunicato la Pm, precisando inoltre che nessuna delle vittime indossava una maglietta del Palmeiras, ne' sarebbero stati tifosi della squadra. Secondo le prime testimonianze, l'inedita spedizione punitiva - senza precedenti in una citta' di 700.000 abitanti dove, dall'inizio dell'anno, si sono verificati appena 8 omicidi ogni mese - e' stata compiuta sparando da una moto ed da un'auto, che hanno percorso una 'sanguinosa rotta' in vari quartieri.
Secondo fonti della polizia almeno due dei morti avevano precedenti penali. Intanto sono subito scattate le indagini per accertare i mandanti del cruento raid in cui sette cadaveri sono stati trovati stesi in diverse strade (in alcune delle quali non vi erano tifosi in festa), mentre l'ottavo era all'interno di un bar. 'Uno sconosciuto e' entrato nel locale e dopo avergli parlato gli ha sparato a bruciapelo', ha assicurato sua madre.
Gli inquirenti non scartano che alcuni dei morti fossero solo dei tossicodipendenti, come hanno ammesso i familiari di due di essi. 'Mio fratello non fumava nemmeno una sigaretta ed indossava una maglietta del Palmeiras', ha invece sostenuto la sorella di un'altra vittima. Ma la polizia l'ha smentita confermando che nessuno dei bersagli aveva bandiere o casacche della squadra.
Insomma, un vero groviglio per gli inquirenti. Anche alla luce del fatto che alcuni familiari degli assassinati cercano di nascondere che, per un motivo o per un altro, frequentassero il mondo della droga.
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