Domenica 7 giugno 2026
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Rapporto Cnr sull'immigrazione: l'Italia di oggi come la Germania del dopoguerra

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Nel '91 si contavano sul suolo italiano 356 mila residenti stranieri, pari allo 0,6% della popolazione totale. Oggi, nel 2009 gli stranieri sono stimati in circa 3,9 milioni, pari al 6,5% della popolazione. La crescita e' analoga a quella registrata in Germania negli anni Cinquanta e Sessanta, anni in cui sei milioni di connazionali emigrarono all'estero. A tracciare il parallelo e' l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr che giovedi', 21 maggio, presentera', nella sede del Consiglio nazionale delle ricerche, un rapporto sull'immigrazione in Italia.
Tra la Germania del dopoguerra e l'Italia degli anni 2000 ci sono tuttavia - spiega Corrado Bonifazi del Cnr - profonde diversita': 'L'economia tedesca del dopoguerra aveva un tasso medio annuo di crescita del 5,1%. Tra il 1993 e il 2005 la nostra economia e' invece aumentata solo dell'1% annuo. Anche il contesto politico e' profondamente diverso: nel dopoguerra i tedeschi incentivarono con accordi bilaterali l'arrivo di lavoratori stranieri; i governi italiani, invece, da quando ha avuto inizio il flusso migratorio verso il nostro paese, hanno sempre cercato di limitare il numero degli immigrati'.
L'immigrazione straniera in Italia ha in questi anni acquistato caratteri sempre piu' precisi. Si sono affermate - si legge nel Rapporto - tre collettivita' principali (la romena, l' albanese e la marocchina), che insieme rappresentano il 41% del totale. La presenza straniera e' concentrata nelle aree piu' dinamiche del paese, con il Centro-Nord che accoglie l'88% degli stranieri residenti. Al Nord gli immigrati rappresentano ormai circa il 10% della forza lavoro e degli occupati. Rilevante e' anche il contributo che la popolazione straniera da' alla stagnante demografia del paese. Piu' del 15% dei nati nel 2008 ha entrambi i genitori o la madre straniera e in molte regioni dell'Italia centro-settentrionale questa percentuale supera il 20%. Senza contare che e' straniero l'8,4% dei minori e l'11% della popolazione tra 18 e 39 anni di eta'.
'Le ragioni che hanno determinato una crescita cosi' elevata dell'immigrazione in un contesto, come quello italiano, caratterizzato da un quadro politico teso a regolamentare gli ingressi e da un andamento economico non particolarmente brillante - spiega Bonifazi - sono molteplici. L'alto livello di reddito e i bassi tassi di disoccupazione che caratterizzano molte aree del paese; la consistente economia sommersa (stimata tra il 15 e il 20% del PIL); la persistente bassa fecondita' che si e' avuta nella popolazione autoctona tra il 1991 e il 2007; il basso livello di mobilita' interna tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord; un sistema di welfare non in grado di rispondere ai bisogni di un paese che ha visto il numero di persone con piu' di 65 anni approssimarsi ai 12 milioni, di cui 2,3 milioni con qualche forma di disabilita''.
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