Rapporto Fillea Cgil: 90mila lavoratori edili stranieri assunti al nero
Il settore delle costruzioni continua a rappresentare uno dei maggiori settori di inserimento lavorativo degli immigrati presenti in Italia, sia per l'elevata capacita' di assorbimento di manodopera sia perche' l'ingresso lavorativo ai livelli piu' bassi non richiede specifiche competenze.
E' quanto emerge dal rapporto Ires Fillea 'I lavoratori stranieri nel settore edile', presentata ieri nel corso della quarta conferenza nazionale dei lavoratori stranieri Fillea Cgil. La presenza di lavoratori stranieri nel settore, rileva l'indagine, e' in continuo aumento, arrivando nelle aree metropolitane al 50-60 e anche all'80'% della forza lavoro. E' soprattutto nell'edilizia che si registra un aumento esponenziale dei lavoratori immigrati, con un incremento negli ultimi anni di iscritti alle Casse edili del 400%, un trend talmente sostenuto che fa immaginare tra non molto un settore con manodopera prevalentamente straniera.
Le stime della Fillea Cgil, rilevano che nel 2006 i lavoratori stranieri iscritti alle casse edili sono stati 155 mila, nel 2007 sono arrivati a 175 mila, il 28% su un totale di 625 mila. L'elaborazione dei dati Istat e Cresme sugli occupati stranieri nel settore delle costruzioni evidenzia una loro presenza ancora piu' importante. Nel 2006 gli occupati stranieri dipendenti e indipendenti sono arrivati a 406 mila, il 21,2% del totale che e' di 1 milione 912 mila, gli irregolari sono circa 90 mila. Le regioni dove e' maggiore la presenza di lavoratori immigrati, rileva ancora il rapporto, sono la Lombardia con oltre 84 mila presenze, il Veneto con 46 mila, il Lazio con 34 mila e l'Emilia Romagna con 32 mila.
Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti stranieri, l'elaborazione dei dati Istat rileva una presenza di 274 mila occupati su un totale di 1 milione 200 mila, tutti irregolari, o per mancanza di permesso di soggiorno o di contratto sono 58 mila. Un elemento caratterizzante del settore e' l'elevata presenza di lavoro nero e sommerso, nell'edilizia, come nell'agricoltura, sono infatti molto rilevanti il ruolo del caporalato o il reclutamento di manodopera nei cosiddetti 'smorzi' che permette alle aziende di reperire forza lavoro in bacini sempre piu' larghi, in violazione delle norme di avviamento al lavoro, di collocamento e di previdenza.
Accanto ai lavoratori completamente sprovvisti di un regolare contratto di lavoro vi e' un universo, apparentemente molto piu' vasto, di situazioni di irregolarita' di diversa natura: sotto inquadramento, svolgimento di mansioni non previste dalla qualifica riportata sul contratto, pagamenti 'fuori busta' o mancato pagamento del lavoro svolto, irregolarita' contributive, mancata corrispondenza del Tfr, appropriazione da parte del datore di lavoro dell'indennita' di disoccupazione erogata dalla Cassa edile, straordinari non pagati, utilizzo di contratti non adeguati.
Il 70% degli stranieri lavora come operaio comune, rispetto al 30% dei lavoratori totali mentre gli operai specializzati e di quarto livello rappresentano solo il 9% della forza lavoro straniera a fronte del 30% della forza lavoro complessiva. Anche per quanto riguarda il reddito i lavoratori immigrati del settore delle costruzioni percepiscono una retribuzione lorda inferiore a quella del totale dei dipendenti.
Inoltre, denuncia il rapporto, i lavoratori edili non comunitari emersi con la regolarizzaizone avviata nel 2002 guadagnano in media, rispetto alla retribuzione media pro capite dei dipendenti totali il 24% in meno rispetto agli addetti dipendenti complessivi del settore.
Il rapporto mette quindi in evidenza il problema degli infortuni mortali. Gli infortuni mortali, monitorati dalla Fillea Cgil, che hanno colpito i lavoratori stranieri nel 2006 sono stati 42, con un incremento del 16% rispetto al 2005 in cui erano 36. Una vittima su 6 era immigrato. Un dato che rileva come sia cambiata la mappa di chi lavora nei cantieri edili italiani. La regione piu' colpita da infortuni mortali di cui sono state vittime lavoratori stranieri e' stata il Veneto con 9 casi, seguita dalla Lombardia con 8 e dall'Emilia con 7. La maggior parte aveva un'eta' compresa tra i 26 e i 35 anni.
La prima causa degli infortuni continua ad essere la caduta dall'alto. seguono quindi travolto da mezzo o schiacciato da una struttura.
"La quarta assemblea nazionale dei lavoratori stranieri della Fillea -ha affermato il segretario generale della Fillea Cgil Franco Martini- segna una tappa importante nel progetto intrapreso dalla categoria, rilanciato con forza dopo l'ultimo congresso naizonale, con l'obiettivo della costruzione del primo sindacato multietnico della Cgil'.
'La crescita quantitativa di forza lavoro straniera -ha aggiunto- porta con se l'accentuarsi delle problematiche che caratterizzano il mercato del lavoro nel settore, prima fra tutte quella legata alla sicurezza, che ricoferma il trend in aumento degli infortuni mortali soprattutto tra i lavoratori stranieri. Gli immigrati nel settore delle costruzioni oltre ad essere inquadrati a livelli piu' bassi e meno pagati, solo il 20% delle figure sono professionalizzate e qualificate, sono, per difficolta' legate alla scarsa conoscenza della lingua e alla mancanza di formazione, i piu' esposti a ricatti e al rischio infortuni. Sebbene i lavoratori stranieri iscritti alle casse edili in Italia sono circa il 25% del totale, sappiamo che altrettanti lavorano in nero o sono precari".
Secondo Martini, il nuovo contratto "dovra' sempre piu' rispondere ai bisogni di tutela di lavoratori immgirati, primo fra tutti quello alla sicurezza, ma al tempo stesso, attraverso lo strumento della formazione, la valorizzazione e la promozione professionale di un esercito di manodopera che si presenta nel nostro paese con altrettanti e addirittura superiori livelli di scolarita' dei nativi ma che nei processi organizzativi del lavoro va a riempire sempre piu' le caselle piu' basse di livelli di inquadramento".
E' quanto emerge dal rapporto Ires Fillea 'I lavoratori stranieri nel settore edile', presentata ieri nel corso della quarta conferenza nazionale dei lavoratori stranieri Fillea Cgil. La presenza di lavoratori stranieri nel settore, rileva l'indagine, e' in continuo aumento, arrivando nelle aree metropolitane al 50-60 e anche all'80'% della forza lavoro. E' soprattutto nell'edilizia che si registra un aumento esponenziale dei lavoratori immigrati, con un incremento negli ultimi anni di iscritti alle Casse edili del 400%, un trend talmente sostenuto che fa immaginare tra non molto un settore con manodopera prevalentamente straniera.
Le stime della Fillea Cgil, rilevano che nel 2006 i lavoratori stranieri iscritti alle casse edili sono stati 155 mila, nel 2007 sono arrivati a 175 mila, il 28% su un totale di 625 mila. L'elaborazione dei dati Istat e Cresme sugli occupati stranieri nel settore delle costruzioni evidenzia una loro presenza ancora piu' importante. Nel 2006 gli occupati stranieri dipendenti e indipendenti sono arrivati a 406 mila, il 21,2% del totale che e' di 1 milione 912 mila, gli irregolari sono circa 90 mila. Le regioni dove e' maggiore la presenza di lavoratori immigrati, rileva ancora il rapporto, sono la Lombardia con oltre 84 mila presenze, il Veneto con 46 mila, il Lazio con 34 mila e l'Emilia Romagna con 32 mila.
Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti stranieri, l'elaborazione dei dati Istat rileva una presenza di 274 mila occupati su un totale di 1 milione 200 mila, tutti irregolari, o per mancanza di permesso di soggiorno o di contratto sono 58 mila. Un elemento caratterizzante del settore e' l'elevata presenza di lavoro nero e sommerso, nell'edilizia, come nell'agricoltura, sono infatti molto rilevanti il ruolo del caporalato o il reclutamento di manodopera nei cosiddetti 'smorzi' che permette alle aziende di reperire forza lavoro in bacini sempre piu' larghi, in violazione delle norme di avviamento al lavoro, di collocamento e di previdenza.
Accanto ai lavoratori completamente sprovvisti di un regolare contratto di lavoro vi e' un universo, apparentemente molto piu' vasto, di situazioni di irregolarita' di diversa natura: sotto inquadramento, svolgimento di mansioni non previste dalla qualifica riportata sul contratto, pagamenti 'fuori busta' o mancato pagamento del lavoro svolto, irregolarita' contributive, mancata corrispondenza del Tfr, appropriazione da parte del datore di lavoro dell'indennita' di disoccupazione erogata dalla Cassa edile, straordinari non pagati, utilizzo di contratti non adeguati.
Il 70% degli stranieri lavora come operaio comune, rispetto al 30% dei lavoratori totali mentre gli operai specializzati e di quarto livello rappresentano solo il 9% della forza lavoro straniera a fronte del 30% della forza lavoro complessiva. Anche per quanto riguarda il reddito i lavoratori immigrati del settore delle costruzioni percepiscono una retribuzione lorda inferiore a quella del totale dei dipendenti.
Inoltre, denuncia il rapporto, i lavoratori edili non comunitari emersi con la regolarizzaizone avviata nel 2002 guadagnano in media, rispetto alla retribuzione media pro capite dei dipendenti totali il 24% in meno rispetto agli addetti dipendenti complessivi del settore.
Il rapporto mette quindi in evidenza il problema degli infortuni mortali. Gli infortuni mortali, monitorati dalla Fillea Cgil, che hanno colpito i lavoratori stranieri nel 2006 sono stati 42, con un incremento del 16% rispetto al 2005 in cui erano 36. Una vittima su 6 era immigrato. Un dato che rileva come sia cambiata la mappa di chi lavora nei cantieri edili italiani. La regione piu' colpita da infortuni mortali di cui sono state vittime lavoratori stranieri e' stata il Veneto con 9 casi, seguita dalla Lombardia con 8 e dall'Emilia con 7. La maggior parte aveva un'eta' compresa tra i 26 e i 35 anni.
La prima causa degli infortuni continua ad essere la caduta dall'alto. seguono quindi travolto da mezzo o schiacciato da una struttura.
"La quarta assemblea nazionale dei lavoratori stranieri della Fillea -ha affermato il segretario generale della Fillea Cgil Franco Martini- segna una tappa importante nel progetto intrapreso dalla categoria, rilanciato con forza dopo l'ultimo congresso naizonale, con l'obiettivo della costruzione del primo sindacato multietnico della Cgil'.
'La crescita quantitativa di forza lavoro straniera -ha aggiunto- porta con se l'accentuarsi delle problematiche che caratterizzano il mercato del lavoro nel settore, prima fra tutte quella legata alla sicurezza, che ricoferma il trend in aumento degli infortuni mortali soprattutto tra i lavoratori stranieri. Gli immigrati nel settore delle costruzioni oltre ad essere inquadrati a livelli piu' bassi e meno pagati, solo il 20% delle figure sono professionalizzate e qualificate, sono, per difficolta' legate alla scarsa conoscenza della lingua e alla mancanza di formazione, i piu' esposti a ricatti e al rischio infortuni. Sebbene i lavoratori stranieri iscritti alle casse edili in Italia sono circa il 25% del totale, sappiamo che altrettanti lavorano in nero o sono precari".
Secondo Martini, il nuovo contratto "dovra' sempre piu' rispondere ai bisogni di tutela di lavoratori immgirati, primo fra tutti quello alla sicurezza, ma al tempo stesso, attraverso lo strumento della formazione, la valorizzazione e la promozione professionale di un esercito di manodopera che si presenta nel nostro paese con altrettanti e addirittura superiori livelli di scolarita' dei nativi ma che nei processi organizzativi del lavoro va a riempire sempre piu' le caselle piu' basse di livelli di inquadramento".
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