Rapporto Oms su malaria. Bene l'Europa
"Zero casi nel 2015. L'Europa è 'malaria free'". Lo annuncia l'Organizzazione mondiale della sanità in vista del World Malaria Day 2016 (lunedì 25 aprile), spiegando che la Regione europea è "la prima al mondo ad aver fermato la trasmissione della malattia" nel suo territorio. Il numero di casi 'indigeni' è stato azzerato, crollando dai 90.712 contagi che si registravano nel 1995 a nessuno nel giro di due decenni. Il Vecchio continente centra così l'obiettivo di sconfiggere la malattia, che si era posto proprio per il 2015, dando il suo contributo al raggiungimento di una meta ancora più ambiziosa, cioè l'eliminazione totale della malaria. Per questo traguardo, avverte però l'Oms, si deve continuare con il lavoro di prevenzione.
E anche l'Europa non è definitivamente al sicuro. Anche perché, "finché non sarà eradicata a livello globale, le persone che viaggiano da e verso Paesi endemici possono in qualunque momento reimportare la malattia in questa regione", puntualizza Zsuzsanna Jakab, direttore generale Oms per l'Europa. Gli sforzi del Vecchio continente per liberarsi dalla malaria sono stati finanziati da partner chiave. Essere riusciti a piantare la bandiera 'malaria free' sui propri territori "è una pietra miliare nella storia della salute pubblica in Europa, così come nella lotta in corso a livello mondiale", commenta Jakab. "Plaudo a questo traguardo come risultato di un forte impegno politico messo in campo dai leader europei con il supporto dell'Oms. Ma questo - ammonisce - non è solo il momento di festeggiare il nostro successo: è anche l'opportunità di mantenere saldamente la condizione che abbiamo faticosamente raggiunto". Per evitare che lo spettro della malaria torni ad agitarsi sulla regione europea "dobbiamo mantenere il buon lavoro al fine di impedire la reintroduzione della malattia".
Il punto di svolta nel cammino verso l'eradicazione della malaria, ricorda l'Oms, è stata la Dichiarazione di Tashkent del 2005 (dal titolo 'Il passaggio dal controllo all'eliminazione della malaria'), condivisa dai Paesi europei colpiti dalla malattia. L'atto ha aperto la strada alla nuova Strategia regionale 2006-2015, che ha guidato gli Stati verso l'azzeramento dei casi indigeni. Una meta, aggiunge l'ente ginevrino, resa possibile da un mix di fattori: il forte impegno politico, il rafforzamento della rilevazione dei casi e della sorveglianza, le strategie integrate per il controllo delle zanzare con il coinvolgimento della comunità, la collaborazione e la comunicazione transfrontaliere riguardo alle persone a rischio. Alla fine, quando un Paese ha zero casi locali per almeno 3 anni consecutivi diventa idoneo per la certificazione ufficiale di area 'malaria free' da parte dell'Oms. "La Regione europea - avverte Nedret Emiroglu, direttore Malattie trasmissibili e sicurezza sanitaria nell'Ufficio regionale Oms per l'Europa - è stata dichiarata libera dalla malaria sulla base della situazione attuale e della probabilità che l'eradicazione possa essere mantenuta. Questo significa che non possiamo permetterci di abbassare la guardia. L'esperienza dimostra che la malaria può diffondersi rapidamente e se i Paesi europei non sono vigili e reattivi un singolo caso importato può provocare la ripresa dei contagi e il ritorno della malaria". E' già successo. In passato, nel 1975, l'Europa era già stata malaria free. Fino alla fine della Seconda guerra mondiale, la malattia era endemica in gran parte del sud Europa: i Balcani, l'Italia, la Grecia e il Portogallo erano fra le aree particolarmente colpite. Nel 1955 si concordò un intervento dell'Oms e venne lanciato il primo Programma di eradicazione globale che ebbe successo e portò all'eliminazione della malattia da diverse regioni del mondo compresa l'Europa, dove l'ultimo caso indigeno si registrò in Macedonia nel 1974. Ma la battaglia non era vinta per sempre.
Fra la fine degli anni '80 e i primi anni '90, la trasmissione locale della malattia riprese nel Caucaso, nelle repubbliche dell'Asia centrale e, in misura minore, nella Federazione Russa, in seguito alla guerra in Afghanistan e alla dissoluzione dell'ex Unione Sovietica. In Turchia, il forte aumento dei casi di malaria negli anni '90 fu sostenuto dal grande afflusso di rifugiati iracheni durante la Prima guerra del Golfo e nel 1994 il Paese toccò un picco di oltre 84 mila contagi. Vi fu una recrudescenza generale che portò il Vecchio continente ai 90.712 casi del 1995. Proprio per evitare che si ripeta una parabola simile, il 21 e 22 luglio 2016 l'Oms convocherà ad Ashgabat in Turkmenistan il suo primo vertice ad alto livello sul tema di come prevenire la reintroduzione della malattia. I Paesi a rischio si riuniranno per fare il punto sulle azioni necessarie per impedire una simile eventualità nella regione europea: dalla vigilanza per riuscire a diagnosticare e trattare eventuali casi prontamente, all'analisi puntuale delle modalità che potrebbero portare a un ritorno della malaria, fino all'intervento immediato nel caso in cui la trasmissione locale riprenda. L'esito del meeting segnerà la strada da seguire per impedire che la malaria torni a colpire l'Europa. Ancora una volta.
E anche l'Europa non è definitivamente al sicuro. Anche perché, "finché non sarà eradicata a livello globale, le persone che viaggiano da e verso Paesi endemici possono in qualunque momento reimportare la malattia in questa regione", puntualizza Zsuzsanna Jakab, direttore generale Oms per l'Europa. Gli sforzi del Vecchio continente per liberarsi dalla malaria sono stati finanziati da partner chiave. Essere riusciti a piantare la bandiera 'malaria free' sui propri territori "è una pietra miliare nella storia della salute pubblica in Europa, così come nella lotta in corso a livello mondiale", commenta Jakab. "Plaudo a questo traguardo come risultato di un forte impegno politico messo in campo dai leader europei con il supporto dell'Oms. Ma questo - ammonisce - non è solo il momento di festeggiare il nostro successo: è anche l'opportunità di mantenere saldamente la condizione che abbiamo faticosamente raggiunto". Per evitare che lo spettro della malaria torni ad agitarsi sulla regione europea "dobbiamo mantenere il buon lavoro al fine di impedire la reintroduzione della malattia".
Il punto di svolta nel cammino verso l'eradicazione della malaria, ricorda l'Oms, è stata la Dichiarazione di Tashkent del 2005 (dal titolo 'Il passaggio dal controllo all'eliminazione della malaria'), condivisa dai Paesi europei colpiti dalla malattia. L'atto ha aperto la strada alla nuova Strategia regionale 2006-2015, che ha guidato gli Stati verso l'azzeramento dei casi indigeni. Una meta, aggiunge l'ente ginevrino, resa possibile da un mix di fattori: il forte impegno politico, il rafforzamento della rilevazione dei casi e della sorveglianza, le strategie integrate per il controllo delle zanzare con il coinvolgimento della comunità, la collaborazione e la comunicazione transfrontaliere riguardo alle persone a rischio. Alla fine, quando un Paese ha zero casi locali per almeno 3 anni consecutivi diventa idoneo per la certificazione ufficiale di area 'malaria free' da parte dell'Oms. "La Regione europea - avverte Nedret Emiroglu, direttore Malattie trasmissibili e sicurezza sanitaria nell'Ufficio regionale Oms per l'Europa - è stata dichiarata libera dalla malaria sulla base della situazione attuale e della probabilità che l'eradicazione possa essere mantenuta. Questo significa che non possiamo permetterci di abbassare la guardia. L'esperienza dimostra che la malaria può diffondersi rapidamente e se i Paesi europei non sono vigili e reattivi un singolo caso importato può provocare la ripresa dei contagi e il ritorno della malaria". E' già successo. In passato, nel 1975, l'Europa era già stata malaria free. Fino alla fine della Seconda guerra mondiale, la malattia era endemica in gran parte del sud Europa: i Balcani, l'Italia, la Grecia e il Portogallo erano fra le aree particolarmente colpite. Nel 1955 si concordò un intervento dell'Oms e venne lanciato il primo Programma di eradicazione globale che ebbe successo e portò all'eliminazione della malattia da diverse regioni del mondo compresa l'Europa, dove l'ultimo caso indigeno si registrò in Macedonia nel 1974. Ma la battaglia non era vinta per sempre.
Fra la fine degli anni '80 e i primi anni '90, la trasmissione locale della malattia riprese nel Caucaso, nelle repubbliche dell'Asia centrale e, in misura minore, nella Federazione Russa, in seguito alla guerra in Afghanistan e alla dissoluzione dell'ex Unione Sovietica. In Turchia, il forte aumento dei casi di malaria negli anni '90 fu sostenuto dal grande afflusso di rifugiati iracheni durante la Prima guerra del Golfo e nel 1994 il Paese toccò un picco di oltre 84 mila contagi. Vi fu una recrudescenza generale che portò il Vecchio continente ai 90.712 casi del 1995. Proprio per evitare che si ripeta una parabola simile, il 21 e 22 luglio 2016 l'Oms convocherà ad Ashgabat in Turkmenistan il suo primo vertice ad alto livello sul tema di come prevenire la reintroduzione della malattia. I Paesi a rischio si riuniranno per fare il punto sulle azioni necessarie per impedire una simile eventualità nella regione europea: dalla vigilanza per riuscire a diagnosticare e trattare eventuali casi prontamente, all'analisi puntuale delle modalità che potrebbero portare a un ritorno della malaria, fino all'intervento immediato nel caso in cui la trasmissione locale riprenda. L'esito del meeting segnerà la strada da seguire per impedire che la malaria torni a colpire l'Europa. Ancora una volta.
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