Razzismo, raid in locale bengalese
Le vetrine in frantumi, il sangue ancora per terra e poi sparse nel locale devastato scatole e bottiglie di prodotti bengalesi e italiani. Sono ancora la', a disposizione dei carabinieri che stanno ultimando i rilievi scientifici, i residui dell'odio che domenica sera nel quartiere periferico della Magliana, a Roma, ha armato di bastoni le mani di un gruppetto di giovani che ha messo a ferro e fuoco il locale e la vita di una famiglia di bengalesi.
Giovani, giovanissimi i presunti aggressori del violento raid nell'Internet Point che funzionava anche come fast-food in via Murlo. Giovani del quartiere, ritengono gli investigatori dell' arma, che probabilmente nulla hanno a che vedere con ideologie politiche infarcite di razzismo e xenofobia. O perlomeno non in senso strettamente politico. Bande di bulli, ipotizza un investigatore, che vessano gli stranieri perche' si trovano in una posizione di debolezza.
Con il passare delle ore, infatti, si rafforza la convinzione che ad agire non sia stato tanto l'odio razziale, quanto 'l'odio in se per se'. Forse un miscuglio di degrado e abbandono che hanno creato una sorta di conflitto quasi insanabile tra gli immigrati del quartiere e la popolazione che ieri sembra come non condannare il gesto della sera precedente.
Anzi. Le indagini, fa notare un investigatore, non sono certo agevolate dalla collaborazione dei cittadini della zona: il consenso della popolazione al raid sembra far percepire quanto 'l'insofferenza' fosse al limite. Quasi un copione gia' visto in citta' nel non lontano 2006, quando un raid simile nella zona del Trullo fece emergere una situazione di conflitto sociale tra abitanti della zona periferica e romeni. E ieri quasi a conferma di questa ipotesi arriva l'eco di alcuni abitanti di via Murlo: 'altro che razzismo, siamo noi le vere vittime. Gli stranieri girano ubriachi, scippano e ci aggrediscono - dice un'anziana che vive nel quartiere da circa quarant'anni - per colpa loro una volta ho dovuto chiudermi in macchina, ma alcuni stranieri dopo aver picchiato a pugni contro il tettuccio dell'auto per dispetto hanno fatto pipi' sugli sportelli'. In sostanza, non si stigmatizza chi si e' coperto a mala pena il volto con una sciarpa ed ha deciso di seminare paura e violenza.
Ma le indagini vanno spedite: in nottata ed anche ieri ci sono state diverse perquisizioni e alcuni giovani della zona sono stati interrogati. E l'inchiesta sarebbe quindi orientata non in direzione di ambienti politici o estremisti della zona, ma nei confronti di alcuni gruppi che gia' in passato hanno effettuato gesti di intolleranza. 'Dobbiamo stabilire chiaramente la matrice di questo atto di violenza - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, Vittorio Tomasone - anche se, al momento, non riteniamo sia un atto politico.
Naturalmente e' innegabile la deriva dal sapore xenofobo che questa azione ha avuto, ma dobbiamo accertare se questa violenza possa avere avuto la sua origine anche nei giorni passati, magari con liti o screzi non chiariti'.
E secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, prima di andare via il gruppo di circa una quindicina di ragazzi ha urlato frasi razziste e rubato dal negozio alcune centinaia di euro. 'Quest'ultimo e' un elemento caratterizzante che stiamo prendendo in considerazione', ha commentato il comandante dei carabinieri del Gruppo Roma, Alessandro Casarsa. In attesa che il quadro investigativo sia piu' chiaro il prefetto di Roma ha convocato per domani il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Un momento necessario per fare il punto della situazione e prendere, eventualmente, provvedimenti.
Ma il clima politico , gia' piuttosto infuocato nelle ultime settimane, dopo il raid di ieri sera, si e' surriscaldato con botta e risposta tra Pd e Pdl proprio sul tema sicurezza. Di 'clima di intolleranza' ha parlato l'assessore regionale Luigina di Liegro, mentre il capogruppo del Pd in Campidoglio Umberto Marroni, ha chiesto 'al comune di non sottovalutare la situazione'. Secca la risposta del presidente della commissione Sicurezza del Comune, Fabrizio Santori e del capogruppo Pdl in Campidoglio, Dario Rossin: 'no a strumentalizzazioni su questi temi'. (Annalisa Sturiale, Ansa)
Giovani, giovanissimi i presunti aggressori del violento raid nell'Internet Point che funzionava anche come fast-food in via Murlo. Giovani del quartiere, ritengono gli investigatori dell' arma, che probabilmente nulla hanno a che vedere con ideologie politiche infarcite di razzismo e xenofobia. O perlomeno non in senso strettamente politico. Bande di bulli, ipotizza un investigatore, che vessano gli stranieri perche' si trovano in una posizione di debolezza.
Con il passare delle ore, infatti, si rafforza la convinzione che ad agire non sia stato tanto l'odio razziale, quanto 'l'odio in se per se'. Forse un miscuglio di degrado e abbandono che hanno creato una sorta di conflitto quasi insanabile tra gli immigrati del quartiere e la popolazione che ieri sembra come non condannare il gesto della sera precedente.
Anzi. Le indagini, fa notare un investigatore, non sono certo agevolate dalla collaborazione dei cittadini della zona: il consenso della popolazione al raid sembra far percepire quanto 'l'insofferenza' fosse al limite. Quasi un copione gia' visto in citta' nel non lontano 2006, quando un raid simile nella zona del Trullo fece emergere una situazione di conflitto sociale tra abitanti della zona periferica e romeni. E ieri quasi a conferma di questa ipotesi arriva l'eco di alcuni abitanti di via Murlo: 'altro che razzismo, siamo noi le vere vittime. Gli stranieri girano ubriachi, scippano e ci aggrediscono - dice un'anziana che vive nel quartiere da circa quarant'anni - per colpa loro una volta ho dovuto chiudermi in macchina, ma alcuni stranieri dopo aver picchiato a pugni contro il tettuccio dell'auto per dispetto hanno fatto pipi' sugli sportelli'. In sostanza, non si stigmatizza chi si e' coperto a mala pena il volto con una sciarpa ed ha deciso di seminare paura e violenza.
Ma le indagini vanno spedite: in nottata ed anche ieri ci sono state diverse perquisizioni e alcuni giovani della zona sono stati interrogati. E l'inchiesta sarebbe quindi orientata non in direzione di ambienti politici o estremisti della zona, ma nei confronti di alcuni gruppi che gia' in passato hanno effettuato gesti di intolleranza. 'Dobbiamo stabilire chiaramente la matrice di questo atto di violenza - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, Vittorio Tomasone - anche se, al momento, non riteniamo sia un atto politico.
Naturalmente e' innegabile la deriva dal sapore xenofobo che questa azione ha avuto, ma dobbiamo accertare se questa violenza possa avere avuto la sua origine anche nei giorni passati, magari con liti o screzi non chiariti'.
E secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, prima di andare via il gruppo di circa una quindicina di ragazzi ha urlato frasi razziste e rubato dal negozio alcune centinaia di euro. 'Quest'ultimo e' un elemento caratterizzante che stiamo prendendo in considerazione', ha commentato il comandante dei carabinieri del Gruppo Roma, Alessandro Casarsa. In attesa che il quadro investigativo sia piu' chiaro il prefetto di Roma ha convocato per domani il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Un momento necessario per fare il punto della situazione e prendere, eventualmente, provvedimenti.
Ma il clima politico , gia' piuttosto infuocato nelle ultime settimane, dopo il raid di ieri sera, si e' surriscaldato con botta e risposta tra Pd e Pdl proprio sul tema sicurezza. Di 'clima di intolleranza' ha parlato l'assessore regionale Luigina di Liegro, mentre il capogruppo del Pd in Campidoglio Umberto Marroni, ha chiesto 'al comune di non sottovalutare la situazione'. Secca la risposta del presidente della commissione Sicurezza del Comune, Fabrizio Santori e del capogruppo Pdl in Campidoglio, Dario Rossin: 'no a strumentalizzazioni su questi temi'. (Annalisa Sturiale, Ansa)
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