Respingimenti, il Consiglio d'Europa condanna l'Italia:
Un altro biasimo all'Italia, a distanza di due settimane, arriva da Strasburgo da parte del CPT, Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene degradanti, del Consiglio d'Europa.'La politica italiana, consistente nell'intercettare emigranti in mare e nel costringerli a tornare in Libia o in altri paesi non europei - si legge nel rapporto del CPT, corredato anche della risposta del governo italiano - rappresenta una violazione del principio di non respingimento cui l'Italia e' vincolata'.
'Secondo tale principio chiunque rientri nella legislazione italiana (acque territoriali, ma anche navi al di fuori dei confini) deve avere la possibilita' di richiedere la protezione internazionale e fruire delle strutture necessarie. Le autorita' italiane, al contrario, tra maggio e luglio 2009, hanno rinviato in Libia molti emigranti, negando loro il diritto di ottenere una valutazione dei singoli casi e un accesso effettivo al sistema di protezione dei rifugiati'.
Secondo il CPT - presieduto dall'italiano Mauro Palma - la Libia non puo' essere considerato un paese sicuro per quanto riguarda la tutela dei diritti umani e, quindi, dei diritti dei rifugiati. La situazione delle persone arrestate e detenute in Libia, compresi gli emigranti, indica che coloro che sono rinviati verso quel paese rischiano di essere vittime di maltrattamenti.
Il Governo italiano, da parte sua, ha replicato che nessun emigrante, una volta a bordo di una nave italiana, ha espresso l'intenzione di presentare richiesta di asilo, aggiungendo che la Libia e' vincolata dalle convenzioni internazionali che impongono il rispetto dei diritti umani.
In quel Paese, inoltre, esiste un ufficio delle Nazioni Unite in grado di soddisfar le esigenze di tutela delle persone rinviate.
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