Respingimenti, Unione forense denuncia l'Italia alla Corte di Strasburgo
"Abbiamo inoltrato ufficialmente oggi la lettera di denuncia di violazione della Convenzione europea dei diritti umani alla Corte di Strasburgo, in merito ai 24 migranti che sono stati respinti il 7 maggio scorso in Libia": lo dichiara Anton Giulio Lana, membro del direttivo dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo, che collabora con il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR).
"Tredici di loro - sottolinea - provenivano dall'Eritrea e undici dalla Somalia, quindi avevano tutti diritto a chiedere l'asilo politico. L'Eritrea, infatti, è in una condizione di guerra continua con i paesi confinanti e i civili sono chiamati in massa a una leva forzata e illimitata. In Somalia, invece, i miliziani fondamentalisti di al-Shabab hanno lanciato una violenta offensiva contro le forze governative, che nel solo mese di maggio ha causato centinaia di morti e circa 50.000 profughi".
"L'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo - continua Lana - impedisce il respingimento di persone verso paesi di transito dove possono essere soggetti a trattamenti disumani, come la Libia, o verso i paesi d'origine da cui i profughi sono fuggiti. L'articolo 4 del IV protocollo della stessa Carta, inoltre, vieta i respingimenti collettivi senza preventivo accertamento dell'identità. Siamo fiduciosi - conclude - che la Corte possa accogliere il ricorso dei migranti".
"Tredici di loro - sottolinea - provenivano dall'Eritrea e undici dalla Somalia, quindi avevano tutti diritto a chiedere l'asilo politico. L'Eritrea, infatti, è in una condizione di guerra continua con i paesi confinanti e i civili sono chiamati in massa a una leva forzata e illimitata. In Somalia, invece, i miliziani fondamentalisti di al-Shabab hanno lanciato una violenta offensiva contro le forze governative, che nel solo mese di maggio ha causato centinaia di morti e circa 50.000 profughi".
"L'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo - continua Lana - impedisce il respingimento di persone verso paesi di transito dove possono essere soggetti a trattamenti disumani, come la Libia, o verso i paesi d'origine da cui i profughi sono fuggiti. L'articolo 4 del IV protocollo della stessa Carta, inoltre, vieta i respingimenti collettivi senza preventivo accertamento dell'identità. Siamo fiduciosi - conclude - che la Corte possa accogliere il ricorso dei migranti".
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