Domenica 7 giugno 2026
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Il ricercatore 'fuggito' negli Usa: torno in Italia solo con cambio radicale del sistema di ricerca

AMERICHE - USA
Notizia ·
"Tornare in patria? Potremmo pensarci solo se l'Italia decidesse di cambiare in maniera radicale la propria politica in materia di ricerca e universita'". Antonio Iavarone, cervello 'tricolore' fuggito 10 anni fa negli Usa insieme alla moglie e collega Anna Lasorella, non nasconde il suo pessimismo riguardo al futuro della scienza made in Italy: "Il nostro Paese e' molto restio ai cambiamenti", riflette lo studioso in forze al Columbia University Medical Center di New York, interpellato dall'ADNKRONOS SALUTE dopo l'ultimo successo 'di coppia' pubblicato su 'Developmental Cell'. Uno studio che apre a speranze nella terapia dei tumori cerebrali e nell'impianto di staminali. "Una via lunga e irta di ostacoli", dice.
Emigrati Oltreoceano dal Policlinico Gemelli di Roma, dopo avere denunciato a gran voce un caso di nepotismo ai loro danni, oggi Iavarone e Lasorella non vogliono sentir parlare di "rivincita". Lo spirito che li anima e' un altro, assicura il ricercatore. "I nostri studi sono di per se' i nostri veri obiettivi, e quindi il nostro e' un interesse esclusivamente di tipo medico e scientifico". In altre parole, la storia a lieto fine dei due scienziati coraggiosi "non penso servira' a modificare nulla" dei meccanismi e delle "tradizioni nefaste" che regolano la ricerca nazionale, perche' "purtroppo il sistema italiano e' molto restio a cambiare", ripete.
"Spero che cambiamenti importanti ci siano - aggiunge Iavarone - ma le indicazioni che ci sono state fin da quando mi occupo di medicina e di ricerca sono che l'Italia e' molto restia a cambiare".
Per salvare la ricerca italiana e mettere gli scienziati di casa nostra nelle condizioni di esprimersi al meglio, dunque, servirebbe una piccola rivoluzione, e' convinto Iavarone.
In fondo basterebbe poco, osserva. Si potrebbe fare "semplicemente quello che fanno tutti gli altri Paesi", continua lo studioso, cosi' da eliminare "tutte quelle tradizioni, purtroppo nefaste, che invece sono presenti in modo cosi' diffuso in Italia".
Secondo lo scienziato, la soluzione "sarebbe quella di creare una serie di centri di ricerca di visibilita' mondiale, con grossi sforzi economici e organizzativi. Strutture che - evidenzia - fin dall'inizio venissero popolate e gestite da scienziati, italiani e non, che si siano formati all'estero e abbiano competenze molto visibili e riconoscibili". Cervelli davvero liberi e indipendenti, "che possano permettere all'Italia di competere per la prima volta nel mondo internazionale per la capacita' di offrire delle opportunita' serie agli scienziati di tutto il mondo", conclude infine Iavarone.

"L'importanza scientifica della scoperta, le nuove strade che si aprono per vincere il piu' aggressivo dei tumori, la 'territorialita' del ricercatore". Sono molteplici i motivi di soddisfazione del sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli. "Soddisfazione - prosegue Viespoli - accresciuta da fatto che nel gruppo di studio ci sono borsisti finanziati da un progetto della Provincia di Benevento a cui il ministero del Welfare, nella passata legislatura, aderi' con lo stanziamento dei fondi necessari per la loro permanenza e attivita' di studio negli Usa, sostenendo la finalita' dell'iniziativa e ribadendo l'importanza di investire in capitale umano per raggiungere standard di elevata formazione scientifica".
La presenza dei borsisti nel gruppo di lavoro del professor Antonio Iavarone e della moglie Anna Lasorella, anch'essa ricercatrice presso presso il Columbia University Medical Center di New York - si legge in una nota - e' infatti frutto del programma di ricerche "anticancro" promosso nel 2005 dalla Provincia di Benevento, in particolare dall'allora presidente Carmine Nardone e sostenuto dal ministero del Welfare, con la firma di un protocollo da parte dello stesso sottosegretario Viespoli, finalizzato ad acquisire esperienze scientifiche e conoscenze da trasferire nel Mediterranean Institute of Biotechnology (Mib), polo di ricerca medica e oncologica che la nascente Fondazione Mib (di cui Iavarone sara' direttore scientifico) intende promuovere nel capoluogo sannita. Di qui la presenza dei 'borsisti di ricerca' nell'Instituite for Cancer Genetics dell'ateneo americano.

La ricerca italiana? Sempre in mano ai baroni. Parola del senatore PD, Ignazio Marino, che intervistato dal Corriere della Sera commenta il caso dei due ricercatori italiani emigrati negli USA che lavorando alla Colombia University hanno scoperto un gene anti cancro. 'Non e' un problema di finanziamenti - spiega - ma di cultura. Il governo non ha capito che la ricerca scientifica e' uno strumento di ripresa, una risorsa per uscire dalla crisi. Il vero petrolio e' nel cervello dei nostri ricercatori'. E aggiunge: 'Nell'ultima finanziaria i fondi per la ricerca sono scesi dall'1,1% allo 0,9% del Pil, peggio di noi stanno solo Portogalloe Grecia, mentre governi di destra come Francia ww Svezia sono arrivati rispettivamente al 2% e al 4%. Ma - argomenta - e' soprattutto il metodo a non funzionare. I soldi pubblici vengono ripartiti senza trasparenza. Il meccanismo del 'peer view', del giudizio tra pari, adottato a livello mondiale e' sconosciuto, applicato appena al 10% dei casi. Da noi il giudizio proviene dal solito gruppo di baroni. Poi non stupiamoci se alcuni tra i piu' capaci fuggono all'estero, attratti non tanto dagli stipendi quanto dalla certezza di essere valutati sulla base della qualita''.
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