Richieste di eutanasia in crescita nonostante le maggiori cure palliative
Malgrado la legge Leonetti sul fine vita, malgrado lo sforzo delle strutture sanitarie per le cure palliative, le domande di eutanasia persistono. Una situazione inestricabile, per i malati e anche per chi li cura, in quanto ad essi non puo' essere proposta nessuna soluzione.
E' quanto emerge da una prima inchiesta nazionale su queste domande, che sara' pubblicato nei prossimi giorni sull'European Journal of Cancer, e di cui il quotidiano Le Monde rivela i principali risultati.
“Non e' evidentemente cosi' semplice come sembra, e bisogna fare maggiore chiarezza” dice il coordinatore dell'inchiesta il dr Edourad Ferrand, ricercatore di etica medica e responsabile dell'unita' mobile di cure palliative dell'ospedale Foch a Suresnes. “Ci sono diverse posizioni ideologiche sulla materia e un'assenza di valutazione delle pratiche. E' per questo che e' importante una ricerca”.
Sono 789 le équipe di cure palliative che, tra novembre 2010 e febbraio 2011, hanno fatto questa indagine. Il 60% degli interpellati ha risposto. 132 di queste équipe non hanno avuto richieste di eutanasia, 342 hanno avuto invece 783 richieste, 476 delle quali direttamente dai pazienti, 258 dalle persone loro vicine e 49 dagli infermieri.
Ne e' emerso, malgrado l'impegno di queste équipe contro il dolore fisico, malgrado l'assistenza psicologica, un notevole numero di richieste di eutanasia. Nel 37% dei casi, la richiesta e' continua, mentre nel 24% e' fluttuante, cosi' come il 61% dei pazienti non ha intenzione di rinunciare alla propria richiesta. “Alcuni malati vogliono morire subito, ma chi presta loro le cure non ha nessuna risposta da dargli. Bisogna quindi farsi carico di queste persone e domandarsi se bisogna sostenerle”, dice Ferrand.
L'inchiesta definisce una richiesta di morte anticipata come un aiuto a morire rivolto a chi cura queste persone nel luogo dove sono ricoverate, e che la loro esplicita richiesta di non vivere piu' e' perche' considerano la propria vita insopportabile e/o perche' la stessa e' per loro arrivata al capolinea. Nel contempo viene preso in considerazione quanto espresso in direttive scritte in cui si chiede di essere aiutati a morire in caso di aggravamento delle proprie condizioni.
Il profilo dei pazienti che hanno fatto simili richieste e' “abbastanza insolito”, sostengono gli autori dell'inchiesta. Si tratta per lo piu' di malati di cancro (72%), il 68% dei quali in fase terminale e che sono morti nei mesi successivi alla loro richiesta. Il 95% era informato sulla propria malattia incurabile; il 79% non aveva avanzato ragioni di dolore fisico ma il 65% aveva problemi di alimentazione e il 54% di mobilita', il 49% aveva problemi di escrezione e il 39% soffriva di dimagrimento. Infine il 31% aveva attacchi di ansia o di depressione. Il dolore incontrollato, come contraltare, era motivo solo per il 3,7%. I pazienti avevano redatto direttive anticipate sulla propria volonta' di morte solo nell'1,8% dei casi.
Per il 55% dei pazienti, quando la propria malattia era ad uno stadio avanzato, e' la richiesta di eutanasia che che li ha portati alle cure palliative. Secondo Ferrand le richieste di eutanasia sarebbero minori se i malati fossero stati presi in cura prima, per cui un ricorso piu' tempestivo alle cure palliative dovra' essere preso in maggiore considerazione.
E' quanto emerge da una prima inchiesta nazionale su queste domande, che sara' pubblicato nei prossimi giorni sull'European Journal of Cancer, e di cui il quotidiano Le Monde rivela i principali risultati.
“Non e' evidentemente cosi' semplice come sembra, e bisogna fare maggiore chiarezza” dice il coordinatore dell'inchiesta il dr Edourad Ferrand, ricercatore di etica medica e responsabile dell'unita' mobile di cure palliative dell'ospedale Foch a Suresnes. “Ci sono diverse posizioni ideologiche sulla materia e un'assenza di valutazione delle pratiche. E' per questo che e' importante una ricerca”.
Sono 789 le équipe di cure palliative che, tra novembre 2010 e febbraio 2011, hanno fatto questa indagine. Il 60% degli interpellati ha risposto. 132 di queste équipe non hanno avuto richieste di eutanasia, 342 hanno avuto invece 783 richieste, 476 delle quali direttamente dai pazienti, 258 dalle persone loro vicine e 49 dagli infermieri.
Ne e' emerso, malgrado l'impegno di queste équipe contro il dolore fisico, malgrado l'assistenza psicologica, un notevole numero di richieste di eutanasia. Nel 37% dei casi, la richiesta e' continua, mentre nel 24% e' fluttuante, cosi' come il 61% dei pazienti non ha intenzione di rinunciare alla propria richiesta. “Alcuni malati vogliono morire subito, ma chi presta loro le cure non ha nessuna risposta da dargli. Bisogna quindi farsi carico di queste persone e domandarsi se bisogna sostenerle”, dice Ferrand.
L'inchiesta definisce una richiesta di morte anticipata come un aiuto a morire rivolto a chi cura queste persone nel luogo dove sono ricoverate, e che la loro esplicita richiesta di non vivere piu' e' perche' considerano la propria vita insopportabile e/o perche' la stessa e' per loro arrivata al capolinea. Nel contempo viene preso in considerazione quanto espresso in direttive scritte in cui si chiede di essere aiutati a morire in caso di aggravamento delle proprie condizioni.
Il profilo dei pazienti che hanno fatto simili richieste e' “abbastanza insolito”, sostengono gli autori dell'inchiesta. Si tratta per lo piu' di malati di cancro (72%), il 68% dei quali in fase terminale e che sono morti nei mesi successivi alla loro richiesta. Il 95% era informato sulla propria malattia incurabile; il 79% non aveva avanzato ragioni di dolore fisico ma il 65% aveva problemi di alimentazione e il 54% di mobilita', il 49% aveva problemi di escrezione e il 39% soffriva di dimagrimento. Infine il 31% aveva attacchi di ansia o di depressione. Il dolore incontrollato, come contraltare, era motivo solo per il 3,7%. I pazienti avevano redatto direttive anticipate sulla propria volonta' di morte solo nell'1,8% dei casi.
Per il 55% dei pazienti, quando la propria malattia era ad uno stadio avanzato, e' la richiesta di eutanasia che che li ha portati alle cure palliative. Secondo Ferrand le richieste di eutanasia sarebbero minori se i malati fossero stati presi in cura prima, per cui un ricorso piu' tempestivo alle cure palliative dovra' essere preso in maggiore considerazione.
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