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 U.E. - U.E. - Rifiuti elettronici. Solo un terzo riciclato correttamente
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12 giugno 2019 7:47
 
Ogni anno in Europa si generano circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Di queste solo un terzo, circa 3 milioni di tonnellate, vengono trattate nel pieno rispetto della legge. Il resto viene smaltito in modo non sicuro dal punto di vista ambientale, o finisce per gonfiare discariche abusive sparse per tutto il Pianeta. Il dato e' emerso durante il convegno internazionale "Raee: sei nazioni a confronto", che si e' tenuto oggi a Palazzo Poli, Roma. E' la Francia il Paese del sestetto che, nel triennio 2015-2017, ha immesso piu' apparecchiature elettriche ed elettroniche nel proprio mercato con un quantitativo medio corrispondente a 1.487.418 tonnellate all'anno. In seconda posizione si piazza il Regno Unito con 1.391.642 tonnellate, seguito da Italia (848.011), Spagna (551.94t), Olanda (333.785) e Portogallo.
L'Italia va bene nella raccolta generale, ma e' ultima per dato medio pro capite. La Francia e' la prima nazione anche nel ritiro dei Raee domestici, con un quantitativo che, nel 2018, e' stato di 728.569 tonnellate. Anche in questa classifica, il Regno Unito e' secondo con 493.323 tonnellate, seguito da Italia (310.610), Spagna (268.003), Olanda (167.235) e Portogallo (67.692), che pero' conteggia nella cifra fornita sia i Raeedomestici che quelli professionali. Il nostro Paese occupa pero' l'ultimo posto per quanto riguarda la raccolta pro-capite (cioe' i kg di Raee raccolti ogni anno per ciascun abitante): solo 5,1 kg/abitante di Raee, meno della meta' della Francia (10,8 kg/abitante). Sul podio anche i Paesi Bassi con 9,7 kg/abitante e il Regno Unito con 7,4 kg/abitante; seguono il Portogallo con 6,6 kg/abitante e la Spagna con 5,8 kg/abitante.
Nonostante il sistema Raee italiano sia considerato una "best practice" dalla comunita' europea dal punto di vista organizzativo (per l'esistenza di un "modello multi-consortile regolato", con piu' sistemi collettivi operanti in concorrenza tra loro sotto il controllo del centro di coordinamento Raee), c'e' quindi ancora un gap importante tra i risultati di raccolta italiani e gli obiettivi fissati dalla direttiva europea sui Raee. Analizzando i dati del 2018, tra i sei Paesi partecipanti all'incontro organizzato da Ecodom, quattro hanno superato il target di raccolta del 45% fissato fino all'anno scorso dall'Unione europea. Il tasso di ritorno (ovvero il rapporto tra Raee gestiti e media delle Aee immesse sul mercato nei tre anni precedenti) e' stato del 50% in Olanda, del 49% in Francia e Spagna e del 48% in Portogallo. Non hanno raggiunto la quota minima ne' l'Italia, ferma al 37%, ne' il Regno Unito con il 35%. In attesa di conoscere i numeri relativi al 2019, sembrerebbe improbabile per tutte e sei le nazioni riuscire a raggiungere il target minimo del 65% in vigore dall'inizio di quest'anno.
 
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