Rifugiati somali in ex-ambasciata. Preoccupazione Unhcr
A seguito di una visita ricognitiva effettuata ieri presso l'ex ambasciata somala di via dei Villini a Roma, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso 'profonda preoccupazione per le condizioni di degrado riscontrate all'interno dell'edificio, totalmente inadeguate e al di sotto di ogni minimo standard accettabile'. Cosi' l'agenzia Onu, in un comunicato, ha denunciato la situazione 'disastrosa' in cui versano circa 140 somali - a cui l'Italia ha riconosciuto, per la stragrande maggioranza, una forma di protezione umanitaria - che da anni vivono accampati nell'ex sede diplomatica di Mogadiscio.
'Chiediamo un forum con i soggetti interessati per trovare una soluzione urgente', ha spiegato Federico Fossi dell'Unhcr, intervenuto in una conferenza stampa tenutasi oggi proprio nell'ex ambasciata somala. I 140 rifugiati, denuncia ancora l'agenzia Onu, 'vivono in condizioni igieniche disastrose, senza acqua potabile, senza riscaldamento, senza elettricità, in uno stato di insalubrita' che li espone a forti vulnerabilità, al rischio di malattie oltre che a problemi di natura psicologica'.
Nel corso della conferenza, sono stati i somali a far sentire la propria voce. 'Siamo scappati da una guerra civile, l'Italia ci ha riconosciuto come rifugiati ma solo formalmente. Non ci e' stata data una casa, una possibilita' di lavoro e non possiamo andare altrove perche' il nostro status ha valore solo in territorio italiano. Siamo in trappola', ha spiegato Abdrahim Abdullahi, che da piu' di un anno vive nella palazzina abbandonata del Nomentano. 'In questi mesi nessuno ci ha ricevuto. Sono andato in Gran Bretagna ma mi hanno rispedito qui. E ora viviamo da cani. E' meglio tornare in patria che restare qui', ha aggiunto un altro somalo, Ibrahim, arrivato in Italia nel 2009.
'Chiediamo un forum con i soggetti interessati per trovare una soluzione urgente', ha spiegato Federico Fossi dell'Unhcr, intervenuto in una conferenza stampa tenutasi oggi proprio nell'ex ambasciata somala. I 140 rifugiati, denuncia ancora l'agenzia Onu, 'vivono in condizioni igieniche disastrose, senza acqua potabile, senza riscaldamento, senza elettricità, in uno stato di insalubrita' che li espone a forti vulnerabilità, al rischio di malattie oltre che a problemi di natura psicologica'.
Nel corso della conferenza, sono stati i somali a far sentire la propria voce. 'Siamo scappati da una guerra civile, l'Italia ci ha riconosciuto come rifugiati ma solo formalmente. Non ci e' stata data una casa, una possibilita' di lavoro e non possiamo andare altrove perche' il nostro status ha valore solo in territorio italiano. Siamo in trappola', ha spiegato Abdrahim Abdullahi, che da piu' di un anno vive nella palazzina abbandonata del Nomentano. 'In questi mesi nessuno ci ha ricevuto. Sono andato in Gran Bretagna ma mi hanno rispedito qui. E ora viviamo da cani. E' meglio tornare in patria che restare qui', ha aggiunto un altro somalo, Ibrahim, arrivato in Italia nel 2009.
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