Risparmio. Rapporto Bnl: gli italiani risparmiamo di piu' ma sono piu' pessimisti per il futuro
Messi alla prova dalla crisi finanziaria, gli italiani risparmiano di piu' ma si scoprono piu' pessimisti riguardo al futuro. E' l'indicazione che emerge dal Rapporto 2009 sul Risparmio e sui Risparmiatori in Italia, realizzato da Bnl (gruppo Bnp Paribas) in collaborazione con il Centro Einaudi. Nel 2009 la quota di chi non risparmia scende al 53% dal 69% dell'anno precedente e "anche se rimane alto rispetto alle medie storiche, il risultato corrente segna un netto miglioramento rispetto a quanto registrato con l'irrompere della recessione". Gli italiani, tuttavia, sono preoccupati ma non tanto per l'oggi quanto per il 'dopo-domani'. Ben il 63% degli intervistati ritiene che gli anni 2010-2015 rappresenteranno "un periodo di abbassamento del tenore di vita e di crescita debole".
La crisi ha inasprito le condizioni del credito e questo ha comportato difficolta' crescenti per le famiglie italiane che hanno in essere un debito. Piu' di un terzo delle famiglie italiane e' indebitato e il 21% di queste famiglie ha in essere piu' di un contratto di finanziamento. Una parte significativa delle famiglie con debiti, ha sperimentato negli ultimi dodici mesi una situazione di tensione finanziaria: il 18% con un mutuo, il 23,3% con prestiti personali o finalizzati e il 36,5% che hanno ceduto il quinto dello stipendio o della pensione. La categoria apparentemente piu' a rischio risulta essere quella delle famiglie che hanno ceduto il quinto dello stipendio (o della pensione).
La crisi finanziaria non ha intaccato la fiducia dei risparmiatori nelle banche ma gli italiani sono diventati piu' selettivi nel loro rapporto con gli istituti di credito. Il grado di fiducia e' rimasto immutato, rispetto alla situazione ante crisi, per il 51% circa dei risparmiatori ed e' addirittura aumentato nel 15% dei casi.
Tuttavia, secondo il rapporto, c'e' una maggiore consapevolezza della qualita' del servizio: ben il 21% dei risparmiatori, secondo i dati relativi a settembre 2009, ha cambiato banca di riferimento nel corso degli ultimi due anni.
Tuttavia, secondo il rapporto, c'e' una maggiore consapevolezza della qualita' del servizio: ben il 21% dei risparmiatori, secondo i dati relativi a settembre 2009, ha cambiato banca di riferimento nel corso degli ultimi due anni.
Nell'immediato la crisi non sembra aver intaccato la fiducia degli italiani. Nel 2009, infatti, la quota di chi ritiene di avere oggi un reddito 'piu' che sufficiente' o 'sufficiente', sale intorno al 57% del campione rispetto al 44% registrato nel 2008. I risparmiatori sembrano decisamente meno ottimisti nel medio termine: "La quota dei preoccupati a medio termine eccede significativamente quella porzione degli intervistati che si dichiara, nell'oggi, in qualche modo colpito dalle conseguenze della crisi: un 21% che teme di perdere il posto di lavoro a cui si somma un 26% che, pur non temendo di perdere il posto di lavoro, e' preoccupato per una possibile riduzione del proprio stipendio". La fase acuta della crisi e' stata superata, ma c'e' "un bradisismo della lungimiranza che rischia di pesare sugli orizzonti, rendendoli piu' incerti e piu' brevi".
Per quanto riguarda le scelte di investimento la crisi ha accentuato la ricerca della sicurezza che gia' rappresentava una tratto fondamentale del risparmio all'italiana. Nel 2009 la percentuale di chi individua nella sicurezza di non perdere il capitale "la qualita' primaria di un investimento del risparmio tocca un massimo di 56".
Distanziati si collocano il rendimento di breve periodo, la liquidita' e, soprattutto, il rendimento che si puo' ottenere nel lungo termine, al quale solo il 9% degli intervistati assegna una posizione di primato.
Per quanto riguarda le scelte di investimento la crisi ha accentuato la ricerca della sicurezza che gia' rappresentava una tratto fondamentale del risparmio all'italiana. Nel 2009 la percentuale di chi individua nella sicurezza di non perdere il capitale "la qualita' primaria di un investimento del risparmio tocca un massimo di 56".
Distanziati si collocano il rendimento di breve periodo, la liquidita' e, soprattutto, il rendimento che si puo' ottenere nel lungo termine, al quale solo il 9% degli intervistati assegna una posizione di primato.
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