Rivelazione in Parlamento: una guardia al ministero degli Interni e' un clandestino
Un clandestino nigeriano ha lavorato per 19 mesi come guardia al ministero dell'Interno britannico. La scoperta, riferita in Parlamento, e' stata fatta venerdi' scorso da ufficiali dell'immigrazione nel corso di controlli dei documenti relativi a 11mila stranieri con permessi di lavoro sospetti.
Il ministro dell'Interno Jacqui Smith, descritta da collaboratori come 'incandescente' nel ricevere la notizia, ha ammesso davanti ai colleghi parlamentari che l'uomo - ora in stato di arresto e in attesa di essere deportato - lavorava alla reception del quartier generale del dipartimento governativo di Marsham Street, nel quartiere di Westminster, dal maggio dello scorso anno, ma non aveva accesso ad alcun documento o ufficio ministeriale.
Il nigeriano era stato assunto dalla Security Industry Authority, un'azienda subappaltatrice che lavora per l'Home Office, grazie a documenti contraffatti. In una dichiarazione scritta, Smith ha fatto sapere ieri che 'il Segretario Generale ha preso provvedimenti immediati per irrigidire le procedure di controllo dello status degli immigrati che lavorano per il ministero dell'Interno, sia nel ruolo di funzionari pubblici assunti da un subappaltatore, sia in qualsiasi altra capacita''. Smith ha insistito sul fatto che la responsabilita' dei controlli dei documenti di possibili impiegati e' dei subappaltatori che si occupano delle assunzioni. Ma il ministro ombra dell'Interno David Davis ha respinto questa spiegazione: 'Se Smith vuole evitare di prendersi responsabilita' in questo modo dovrebbe almeno controllare prima che ci sia ordine in casa sua. Chi perseguira' legalmente e multera' ora l'Home Office? Se stesso? E' chiaro che il governo e' parte del problema e non della soluzione'.
La rivelazione dell'impiego del clandestino nel servizio di sicurezza dell'Home Office e' il colpo di grazia per il ministero, gia' nell'occhio del ciclone in questi giorni per la concessione di un'amnistia' d'emergenza a 165mila immigrati richiedenti asilo nel Regno Unito dopo che membri del personale avevano per errore lasciato marcire per troppo tempo su scaffali dimenticati i documenti relativi ai rifugiati.
Il ministro dell'Interno Jacqui Smith, descritta da collaboratori come 'incandescente' nel ricevere la notizia, ha ammesso davanti ai colleghi parlamentari che l'uomo - ora in stato di arresto e in attesa di essere deportato - lavorava alla reception del quartier generale del dipartimento governativo di Marsham Street, nel quartiere di Westminster, dal maggio dello scorso anno, ma non aveva accesso ad alcun documento o ufficio ministeriale.
Il nigeriano era stato assunto dalla Security Industry Authority, un'azienda subappaltatrice che lavora per l'Home Office, grazie a documenti contraffatti. In una dichiarazione scritta, Smith ha fatto sapere ieri che 'il Segretario Generale ha preso provvedimenti immediati per irrigidire le procedure di controllo dello status degli immigrati che lavorano per il ministero dell'Interno, sia nel ruolo di funzionari pubblici assunti da un subappaltatore, sia in qualsiasi altra capacita''. Smith ha insistito sul fatto che la responsabilita' dei controlli dei documenti di possibili impiegati e' dei subappaltatori che si occupano delle assunzioni. Ma il ministro ombra dell'Interno David Davis ha respinto questa spiegazione: 'Se Smith vuole evitare di prendersi responsabilita' in questo modo dovrebbe almeno controllare prima che ci sia ordine in casa sua. Chi perseguira' legalmente e multera' ora l'Home Office? Se stesso? E' chiaro che il governo e' parte del problema e non della soluzione'.
La rivelazione dell'impiego del clandestino nel servizio di sicurezza dell'Home Office e' il colpo di grazia per il ministero, gia' nell'occhio del ciclone in questi giorni per la concessione di un'amnistia' d'emergenza a 165mila immigrati richiedenti asilo nel Regno Unito dopo che membri del personale avevano per errore lasciato marcire per troppo tempo su scaffali dimenticati i documenti relativi ai rifugiati.
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