Sabato 6 giugno 2026
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Rosarno, protesta l'Egitto: violenze contro le minoranze arabe

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Tracimano sul terreno diplomatico le polemiche sulla guerriglia di Rosarno, con il ministero degli Esteri egiziano che ha usato oggi parole insolitamente ruvide contro l'Italia per condannare 'le violenze' e 'la campagna di aggressione' contro 'le minoranze arabe e musulmane' e chiedere al governo di Roma di tutelare gli immigrati.
Accuse alle quali il ministro degli Esteri Franco Frattini, in missione in Africa, ha scelto di replicare in maniera molto soft, ricordando che nel paesino calabrese ci si e' limitati a far rispettare le leggi di fronte a 'violenze inaccettabili', che nulla hanno a che fare con 'motivazioni religiose' o etniche. Nessun razzismo quindi, ha assicurato il titolare della Farnesina. Mentre ad alzare i toni dello scontro e' stato in serata il leader della Lega Umberto Bossi: le proteste egiziane?
'Guardate come trattano i cristiani loro. Li fanno fuori tutti', ha detto il ministro delle Riforme, riferendosi alla strage di copti in Egitto del 6 gennaio scorso.
Al di la' delle espressioni colorite come d'abitudine, Bossi evoca pero' una possibile chiave di lettura per la nota irritualmente dura fatta diramare in mattinata dalla moderatissima diplomazia egiziana.
I rapporti tra Roma e Il Cairo - grazie anche all'amicizia personale tra i due leader, Silvio Berlusconi e Hosni Mubarak - segnano infatti da tempo 'sereno stabile'. E nel gruppo di immigrati di Rosarno - come ribadira' ancora nel pomeriggio la questura di Reggio Calabria - non c'era nessun egiziano.
Perche' dunque una presa di posizione cosi' forte? Qualcuno ha voluto leggere nella protesta del Cairo una sorta di 'reazione' (in diplomazia la chiamano 'reciprocita') alla condanna arrivata da piu' parti in Occidente - Italia compresa - proprio dell'eccidio di otto cristiani copti a Nagaa Hamadi nella notte del Natale ortodosso.
Lettura tuttavia respinta dal titolare della Farnesina, secondo cui non c'e' nessun legame tra le due cose. E se nella nota egiziana si stigmatizza anche il crescendo di episodi 'razzisti' e la condizione di disagio in cui versano gli immigrati in Italia, Frattini ha cercato di gettare acqua sul fuoco: 'Nessuno - ha sottolineato il ministro - puo' accusarci di razzismo, anzitutto gli egiziani che sono quelli che hanno un numero di quote di immigrazione regolare, che rispettano le leggi e che non danno nessun problema all'Italia'. Insomma, ha smorzato le polemiche il ministro, con l'Egitto non c'e' nessuna tensione. E il 16 gennaio, quando al loro incontro al Cairo il collega Aboul Gheit - come anticipato dalla nota di oggi - 'sollevera' la questione', il titolare della Farnesina spieghera' che 'in Italia vogliamo che le leggi siano rispettate e che nessun tipo di violenza, come quelle che tutta Europa ha visto nelle strade di Rosarno, puo' essere accettata.
Questo, con le motivazioni religiose, non c'entra assolutamente niente'.
Se quindi parlare di caso diplomatico tra Roma e Il Cairo appare una forzatura, resta comunque la preoccupazione - anche in ambienti ecclesiali - dopo gli scontri in Calabria. Dopo il monito di ieri dell'Osservatore romano sugli italiani 'ancora razzisti', oggi sono stati i vescovi - per bocca di mons. Bruno Schettino, presidente della Fondazione Migrantes e responsabile Cei per l'immigrazione - ad invitare a superare 'le tentazioni di xenofobia' e a denunciare 'la debolezza del sistema di accoglienza e integrazione'.
Mentre la notizia degli scontri a Rosarno rimbalza anche a Palazzo di Vetro. Per due esperti del Consiglio Onu sui diritti umani, la violenza scoppiata indica 'seri e ben radicati problemi di razzismo'. Le autorita' italiane, e' il loro appello, 'plachino il crescente atteggiamento xenofobo nei confronti dei lavoratori migranti'.
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