Ru486. Chiesa cattolica: abortire per le donne è come bere un caffè
Il rischio della ''abitudine all'aborto'', trattato - con la pillola RU486 - alla stregua di ''un fastidioso raffreddore da eliminare con la pasticca'' sara' al centro di un nuovo documento vaticano. A mettere in guardia contro questo fenomeno ''pericoloso'' ma di cui si ''parla poco'' e che dunque ''preoccupa di meno l'opinione pubblica'', e' il nuovo presidente della Pontificia Academia pro Vita, il 'ministero' vaticano per le questioni bioetiche, mons. Ignacio Carrasco de Paula. Il problema della banalizzazione dell'interruzione di gravidanza, racconta il prelato in un'intervista pubblicata oggi sull'Osservatore Romano, ''si propose in tutta la sua gravita' gia' una ventina di anni fa quando, a seguito del grave terremoto che sconvolse l'Armenia, un'equipe di medici del Policlinico Gemelli, dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, partita volontaria per soccorrere le popolazioni colpite, appuro' che tantissime donne avevano gia' abortito piu' di venti volte. E per loro abortire era ormai diventato come prendere un caffe'. Parlarono di un fenomeno drammatico di completa cancellazione della sensibilita' morale quando si trattava di abortire''. ''Un dramma al quale - prosegue mons. Carrasco - la recente commercializzazione della pillola Ru486 puo' esporre le popolazioni europee. Non c'e' dubbio infatti che facilitarne la pratica puo' significare banalizzare l'aborto e dunque trasformare la gravidanza indesiderata quasi come un fastidioso raffreddore da eliminare con la pasticca. Voglio dire che quanto accaduto in questi Paesi puo' tranquillamente accadere anche in quelli europei. Per questo - conclude il presule - stiamo pensando a un documento di approfondimento''. Il presidente della Pontificia Accademia nel colloquio con il giornale pontificio si sofferma anche su un ''un aspetto della sindrome post aborto molto conosciuto e intorno al quale si e' gia' sviluppato un ampio dibattito con la relativa letteratura. Mi riferisco allo stato di depressione che assale molte donne che hanno praticato l'aborto''. ''A volte - aggiunge - puo' manifestarsi anche con stati di ansia o con forme anche piu' gravi. Noi stiamo cercando di approfondirne i contorni. E' certo che l'aborto, oltre a uccidere un innocente, incide profondamente nella coscienza della donna che vi fa ricorso. Una questione dunque che non si puo' ignorare; soprattutto dal punto di vista pastorale''. Infine, mons. Carrasco preannuncia anche la preparazione di un secondo documento sulle implicazioni etiche della crioconservazione del cordone ombelicale al fine dell'uso delle cellule staminali. ADUC è indipendente
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