Sabato 6 giugno 2026
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Ru486, prima retromarcia per i neo governatori leghisti

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Si sgonfia l'altolà alla pillola abortiva Ru486 dei neo eletti presidenti di regione leghisti del Piemonte e del Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia. Dopo che sul caso sono emerse le prime contraddizioni polemiche nella maggioranza, Cota e Zaia hanno frenato: il primo parlando di una posizione "mai in contrasto con la legge", e sostenendo di avere "semplicemente detto che per applicare la 194 bisogna somministrare la pillola in regime di ricovero", il secondo rimandando la questione agli organi amministrativi regionali.
L'attacco piú netto è venuto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che ha ricordato ai due esponenti del Carroccio che "la campagna elettorale è finita". "Da donna e da madre", di fronte a una sua figlia che volesse abortire pensa che sarebbe "ingiusto impedirle l'accesso a un intervento non cruento".
Laconico il ministro della Salute Ferruccio Fazio: "C'è una legge, se la leggano. E anche se sembra ovvio dirlo, tutte le leggi vanno rispettate". A difendere i governatori leghisti è stata il sottosegretario Eugenia Roccella, ma nel Pdl ci sono anche Alessandra Mussolini che ha chiesto il rispetto della legge 194 e Benedetto Della Vedova che ha ammonito il suo partito a non inseguire la Lega nelle "crociate propagandistiche".
Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, pur rimanendo "contrario idealmente e culturalmente" alla pillola Ru486, ha preso le distanze dalla sortita del Carroccio ed ha precisato che non si opporrà al suo utilizzo "per il doveroso rispetto che ogni Regione ha delle leggi e dei provvedimenti dello Stato". "Anche in Lombardia apriamo la discussione sull'utilizzo della Ru486", ha detto invece il leghista Andrea Gibelli, secondo il quale "La legge 194 è ormai storicamente superata".
Prudente, sulla vicenda, l'Osservastore romano: il quotidiano della Santa sede ha riferito delle prese di posizione degli esponenti della Lega, senza peró citare il plauso espresso ieri dal presidente della Pontificia accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella. Polemica l'opposizione: Mariapia Garavaglia (Pd) ha accusato Cota e Zaia di "stucchevole esibizionismo a favore della Cei", per la sua compagna di partito Livia Turco i due presidenti di regione "non possono impedire l'arrivo negli ospedali della pillola abortiva Ru486". La capogruppo democratica al Senato Anna Finocchiaro ha commentato: "L'ennesima cagnara senza senso sollevata dalla politica sulla pelle delle donne". "Sulla pelle delle donne - ha replicato Maurizio Gasparri (Pdl) - fa speculazione chi vorrebbe tornare all`aborto fai da te in casa".
Ma se da un lato c'è l'estrema destra che con Roberto Fiore (Forza nuova) ha chiesto di ridiscutere la legge 194, il ministro Gianfranco Rotondi ha provato a mettere a fuoco il punto di vista del Governo: "La legge 194 - ha affermato - è un punto di equilibrio, ma piú che difenderla va applicata: deve diventare una legge per evitare l'aborto e non solo per disciplinarlo". E Pier Ferdinando Casini (Udc) ha rimandato la palla nel campo della maggioranza: "La Lega ha una grande forza politica, puó chiedere alla maggioranza di cambiare la legge e se vuole di modificare anche la 194".
In un primo momento, Zaia ha tenuto il punto. "Interpreto appieno le parole del Papa, al di là della legge c'è anche una questione etica", dice, ma poi ha edulcorato la sua posizione: "In ogni caso bisogna tener conto che si tratta - come giustamente fa il ministro Fazio - di una terapia che va somministrata in ambiente protetto", ha spiegato, annunciando che sottoporrà la questione "alla commissione medica regionale che ne valuterà condizioni e modalità di somministrazione".
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