Ru486, senatori ultracattolici del Pdl: vietare l'aborto farmacologico
I senatori del Pdl si schierano contro la pillola abortiva RU486. Laura Bianconi, Raffaele Calabro', Stefano De Lillo, Ulisse Di Giacomo, Michele Saccomanno e Antonio Tommassini hanno infatti presentato sette interrogazioni al ministro della Salute Maurizio Sacconi.
''La pillola RU 486 - scrivono i senatori - e' contro la salute della donna.
Se ci sara' il definitivo via libera da parte dell'Aifa alla Ru486 la salute della donna sara' in grave pericolo e a trarne vantaggio saranno solo le case farmaceutiche.
L'aborto chimico non e' certo un sistema comodo e indolore come si vuol far credere, se questo farmaco venisse ufficialmente introdotto nelle nostre strutture sanitarie si tornerebbe veramente indietro''.
''A causa dei vari rischi per la salute della donna che hanno portato a non pochi decessi - continua la nota dei senatori - della scarsissima informazione sulle conseguenze del suo utilizzo abbiamo ritenuto opportuno presentare diverse interrogazione al ministro Sacconi su come intende affrontare i vari aspetti che l'introduzione di questo farmaco comporterebbe, esigendo dall'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, i dovuti chiarimenti''.
Non ha tardato la risposta dell'Aied. L'Associazione italiana per l'educazione demografica ha infatti ricordato in una nota che ''il mefibristone e' utilizzato negli ospedali europei (in Francia dal 1988) e negli Usa dal 2000 e nel 2003 e' stata dichiarato sicuro dall'Oms che ne ha definito le linee guida''.
La RU486, ha precisato il prof. Carlo Flamigni, presidente onorario Aied e membro del Comitato di bioetica, ''costituisce una valida alternativa farmacologica all'intervento abortivo e verrebbe somministrata solo in ospedale e all'interno delle regole dettate dalla legge 194.
Intervenire su una questione strettamente medica sulla base di pregiudizi ideologici genera solo confusione e paura. La RU486 non e' la pillola dell'aborto facile, ma un'alternativa terapeutica di cui le donne di altri paesi europei gia' dispongono e non si vede perche' questa opportunita' venga interdetta alle donne italiane''.
''La pillola RU 486 - scrivono i senatori - e' contro la salute della donna.
Se ci sara' il definitivo via libera da parte dell'Aifa alla Ru486 la salute della donna sara' in grave pericolo e a trarne vantaggio saranno solo le case farmaceutiche.
L'aborto chimico non e' certo un sistema comodo e indolore come si vuol far credere, se questo farmaco venisse ufficialmente introdotto nelle nostre strutture sanitarie si tornerebbe veramente indietro''.
''A causa dei vari rischi per la salute della donna che hanno portato a non pochi decessi - continua la nota dei senatori - della scarsissima informazione sulle conseguenze del suo utilizzo abbiamo ritenuto opportuno presentare diverse interrogazione al ministro Sacconi su come intende affrontare i vari aspetti che l'introduzione di questo farmaco comporterebbe, esigendo dall'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, i dovuti chiarimenti''.
Non ha tardato la risposta dell'Aied. L'Associazione italiana per l'educazione demografica ha infatti ricordato in una nota che ''il mefibristone e' utilizzato negli ospedali europei (in Francia dal 1988) e negli Usa dal 2000 e nel 2003 e' stata dichiarato sicuro dall'Oms che ne ha definito le linee guida''.
La RU486, ha precisato il prof. Carlo Flamigni, presidente onorario Aied e membro del Comitato di bioetica, ''costituisce una valida alternativa farmacologica all'intervento abortivo e verrebbe somministrata solo in ospedale e all'interno delle regole dettate dalla legge 194.
Intervenire su una questione strettamente medica sulla base di pregiudizi ideologici genera solo confusione e paura. La RU486 non e' la pillola dell'aborto facile, ma un'alternativa terapeutica di cui le donne di altri paesi europei gia' dispongono e non si vede perche' questa opportunita' venga interdetta alle donne italiane''.
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