Giovedì 4 giugno 2026
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Russia. Programma speciale per combattere la minaccia delle droghe afghane

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"La Russia propone un programma, sotto l'egida delle Nazioni Unite, per combattere le droghe afghane", ha detto in una conferenza stampa Igor Ivanov, attuale segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale e gia' ministro degli Esteri.
La Russia, secondo Ivanov, potrebbe avere un ruolo attivo in questo progetto, che richiede misure all'interno del Paese e all'esterno, creando una cintura di protezione intorno all'Afghanistan. Il segretario, pero', non ha specificato quali e quante misure, "Ma e' ovvio che occorre consolidare la sicurezza alle frontiere e identificare le rotte dei traffici illegali".
Non ha condiviso l'opinione dei giornalisti, secondo i quali sotto il regime dei Taliban i traffici sarebbero diminuiti. "Secondo le statistiche dell'Onu, e' vero che sotto i Taliban la produzione e' diminuita, ma per alcuni esperti cio' e' dovuto alle ingenti risorse accantonate, e a problemi legati alla vendita, che avevano portato ad una minore produzione. Cosi' la tesi per la quale sotto i Taliban la produzione e' diminuita, e che dopo la caduta sia aumenta, e' fuorviante".
Ivanov ha espresso la speranza che, con l'elezione di Hamid Karzai, tutti gli sforzi siano diretti a risolvere i problemi connessi agli stupefacenti. "Con la stabilita' in quel Paese, i nostri sforzi saranno diretti a combattere le droghe. Noi abbiamo attivamente discusso di questo problema con Paesi vicini all'Afghanistan, come il Tajikistan, l'Uzbekistan, l'Iran, e il Pakistan. Abbiamo un dialogo attivo e costante con gli Usa, con l'Unione Europea e il Giappone".
Ma Ivanov ha riconosciuto che per la Russia questi passi sono insufficienti. "Per affrontare questo problema, necessitiamo di un piano complesso, non solo militare e politico, ma anche che risolva i problemi sociali ed economici degli afghani, i quali producono l'oppio per sostenersi economicamente. Se falliamo nel trovare forme alternative di sussistenza, sara' difficile affrontare il pericolo. L'esperienza in altri Paesi ci ha insegnato che l'eliminazione dei campi di papavero non risolve il problema".
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