Sacconi scrive alla Commissione europea: Ru486 solo se la donna e' ricoverata per giorni
L'uso della pillola abortiva, la RU486, 'e' subordinato' al 'ricovero ordinario' in ospedale delle donne che intendono effettuare l'interruzione di gravidanza 'fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione'. E' quanto scrive il ministro Maurizio Sacconi, che anche dopo lo spacchettamento del Welfare mantiene la delega in materia di bioetica, in una lettera, di cui l'ANSA e' entrata in possesso, inviata alla Commissione europea l'11 dicembre scorso.Nella lettera il ministro ricorda come 'il fulcro' della legge 194 sia 'costituito dall'obbligo di abortire nelle strutture pubbliche. In questo quadro - si sottolinea - l'introduzione della tecnica abortiva farmacologica pone delle criticita' rischiando di indebolire quegli aspetti di tutela sociale della maternita' (che implica anche la maternita' rifiutata) finora garantiti dalla legge nazionale'.
'Si comunica - si legge nella lettera - che la vendita, la fornitura e l'uso della specialita' Mifegyne, nota anche come pillola Ru486, per l'uso abortivo e' subordinata al rispetto delle condizioni di seguito indicate: l'intera procedura abortiva e fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione - e' la prima indicazione - deve essere effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie indicate dall'articolo 8 della legge 194 del 1978, in presenza di una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario cui e' demandata la corretta informazione sul trattamento sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo, in particolare relativi alla eventuale richiesta di dimissioni anticipate della paziente. L'intera procedura - e' la seconda condizione - deve essere sottoposta ad un attento monitoraggio in tutte le fase del percorso abortivo, con particolare riferimento al momento dell'espulsione del prodotto del concepimento'.
Nella lettera poi il ministro ricorda come 'il fulcro' della legge 194 sia 'costituito dall'obbligo di abortire nelle strutture pubbliche, evitando qualsiasi forma di lucro e garantendo un percorso omogeneo e continuativo con un attento monitoraggio sia sanitario che di counselling all'interno del servizio sanitario. In questo quadro l'introduzione della tecnica abortiva farmacologica pone delle criticita' rischiando di indebolire quegli aspetti di tutela sociale della maternita' (che implica anche la maternita' rifiutata) finora garantiti dalla legge nazionale. E' essenziale quindi che nel rispetto della direttiva europea sul mutuo riconoscimento, che salvaguarda su queste materie la prevalenza della legislazione nazionale su quella comunitaria, l'introduzione di farmaci abortivi avvenga mantenendo salve le linee portanti le tutele e le garanzie offerte dalla nostra legislazione'.
L'Aduc aveva fatto una denuncia alla Commissione Europea due mesi prima della lettera di Sacconi.
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