Domenica 11 ottobre 2026
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SafeHeart: gli psichedelici per curare il trauma dei sopravvissuti al Nova

ASIA - ISRAELE
Notizia ·

Nelle ore immediatamente successive all'attacco del 7 ottobre 2023 al festival musicale Nova, in Israele, un gruppo di otto terapeuti ha dato vita a un'organizzazione che oggi rappresenta uno dei principali punti di riferimento per i sopravvissuti alla strage: SafeHeart (in ebraico Lev Batuach). Come riporta The Jerusalem Post,  l'organizzazione si distingue per un approccio terapeutico che integra la cura del trauma con competenze specifiche di riduzione del danno legate all'uso di sostanze psichedeliche.

 

Durante l'attacco, mentre i partecipanti al rave tentavano la fuga e venivano colpiti dagli uomini armati lungo le strade circostanti e all'interno dell'area del festival, molti di loro si trovavano sotto l'effetto di sostanze psicoattive. Questa condizione ha reso il trauma ancora più complesso da elaborare, lasciando i sopravvissuti particolarmente vulnerabili e bisognosi di un sostegno specialistico, capace di tenere insieme la dimensione psicologica del trauma e quella legata all'uso di droghe psichedeliche.

 

I fondatori di SafeHeart - Guy Simon, Yair Grynbaum, Igal Tartakovsky, Tal Zagursky, Nir Tadmor, Karina Dessau, il professor Roy Salomon e Reut Plonsker - si sono attivati nel giro di poche ore dall'attacco. Il 18 ottobre 2023 hanno formalizzato la nascita dell'organizzazione non profit, con l'obiettivo di offrire una presa in carico specialistica ai sopravvissuti all'attacco al festival musicale. Da allora la rete di 400 terapeuti messa in piedi da SafeHeart ha seguito oltre 2.500 pazienti. I fondatori uniscono una solida esperienza in ambito terapeutico e nella cura del trauma a competenze specifiche sulla riduzione del danno da sostanze psichedeliche, oltre a legami diretti con la comunità dei frequentatori di festival, elemento che si è rivelato cruciale per costruire un rapporto di fiducia con i sopravvissuti.

 

Una delle responsabili dell'organizzazione, Reut Plonsker, ha spiegato al magazine del Jerusalem Post che molti terapeuti tradizionali tendono a giudicare negativamente l'uso di sostanze psichedeliche. Per questo è stato fondamentale, fin dall'inizio, porsi di fronte ai sopravvissuti come pari, partendo dalla comprensione della loro cultura e del loro mondo, invece che da un approccio moralistico o punitivo nei confronti dell'uso di droghe.

 

A quasi tre anni di distanza dalla strage, secondo quanto riportato dall'organizzazione, permangono difficoltà significative per molti sopravvissuti, aggravate da un contesto di sicurezza che in Israele non offre momenti di stabilità. Cresce inoltre la percezione, da parte della società, che i sopravvissuti dovrebbero ormai essere "tornati alla normalità" semplicemente perché sono trascorsi tre anni dall'evento - un'aspettativa che l'organizzazione definisce fuorviante rispetto ai tempi reali di elaborazione di un trauma di tale portata.

 

SafeHeart continua oggi a operare come punto di riferimento per chi, tra i sopravvissuti, non si sente compreso dai servizi di salute mentale tradizionali, proprio per la specificità della propria esperienza, segnata dall'intreccio tra violenza subita e uso di sostanze psicoattive nel momento dell'attacco.

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