Salmone. Quello fresco non bio e’ meno inquinato
Il salmone fresco delle filiere convenzionali, che viene dalla Norvegia o dall’Irlanda, e’ meno contaminato di prima, ma quello bio e sempre prima, secondo uno studio dell’associazione “60 Millions de consommateurs” pubblicato oggi.
Il salmone cosiddetto convenzionale (cioe’ il non biologico), “e’ nettamente migliorato rispetto ad alcuni anni fa”, dice Patricia Chairopulos, giornalista autrice dell’indagine.
Questi pesci “ne escono bene, non abbiamo rilevato dei metalli, dei pesticidi, nessun residuo di farmaci veterinari”. “Sui dieci esemplari che abbiamo esaminato, quelli messi peggio in termini di inquinamento, sono quelli bio”. Su dieci salmoni freschi venduti e analizzati, solo quattro hanno presentato tracce di inquinamento da metalli e/o diossina e pesticidi. Nel contempo, nessuno dei pesci analizzati presenta un livello di inquinanti che “ecceda i massimi regolamentari”, e quindi tutti non presentano pericoli per la salute.
“Non diciamo che il salmone sia un pesce che non bisogna piu’ mangiare, lungi da noi questa idea”. “Questo serve a ricordare alle industrie di essere maggiormente vigili sulla natura e le proprieta’ dell’alimentazione che danno ai loro salmoni”. In entrambi i casi, i salmoni sono essenzialmente alimentati con cibi vegetali, ma anche in parte con farina di pesce che, per questi animali carnivori, e’ importante nell’alimentazione bio. La parte vegetale dei salmoni bio e’ “senza alcun dubbio biologica, la parte animale, come accade per il pesce non di allevamento, e’ incontrollabile”.
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