Salute globale. 17 minacce catastrofiche entro il 2100. The Lancet
Presentata al World Health Summit 2026 di Berlino, la Commissione internazionale indica i rischi legati a cambiamento climatico, disuguaglianze economiche, obesità, conflitti e uso malevolo dell’intelligenza artificiale
Gli esperti internazionali avvertono: le decisioni prese oggi nei settori della sanità, della finanza, del clima, della difesa e della sicurezza determineranno quanti anni di vita in buona salute le future generazioni potranno guadagnare — o perdere — a causa di malattie prevenibili e morti premature entro il 2100. La salute delle prossime generazioni non sarà determinata da una singola crisi decisiva, ma da un insieme di 17 minacce catastrofiche interconnesse, che riguardano le malattie, le condizioni sociali ed economiche, i cambiamenti ambientali, la tecnologia e i conflitti. È quanto emerge da una nuova Commissione pubblicata su The Lancet e presentata al World Health Summit 2026 di Berlino. Per la prima volta, il documento offre ai decisori politici un quadro di riferimento comune per comprendere queste minacce e individuare le azioni necessarie per contrastarle.
Basandosi sulle evidenze storiche e su una nuova analisi dei rischi relativa a 204 Paesi e territori, realizzata dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), gli autori della Lancet Commission on 21st Century Global Threats to Health hanno esaminato centinaia di potenziali minacce. Tra queste, ne hanno individuate 17 che rappresentano i maggiori pericoli per la salute e la sopravvivenza umana nel periodo compreso tra il 2025 e il 2100 e per le quali governi, finanziatori e imprese dispongono di possibilità concrete di intervento attraverso modifiche delle politiche pubbliche, decisioni di finanziamento e innovazione.
Questi rischi vanno ben oltre il settore sanitario, mettendo in pericolo la prosperità, la sicurezza e la stabilità globale. La valutazione prospettica della Commissione formula tre raccomandazioni per i leader dei settori della sanità, della finanza, della difesa, del clima e della sicurezza, e per tutti gli altri ambiti coinvolti: sviluppare sistemi sanitari pronti ad affrontare le minacce, accelerare gli investimenti nelle innovazioni più avanzate e rafforzare il monitoraggio dei rischi emergenti, per proteggere meglio le società e le economie.
Per ciascuna minaccia, la Commissione ha elaborato uno scenario plausibile migliore e uno peggiore. La differenza tra i due, misurata in anni di vita corretti per la disabilità evitabili (disability-adjusted life years, DALY), ossia gli anni di vita in buona salute persi a causa di malattie, disabilità o morte prematura che potrebbero essere evitati attraverso interventi mirati, indica ai decisori dove gli investimenti e l’innovazione possono produrre i risultati più significativi.
Una minaccia è stata classificata come catastrofica se soddisfaceva tre criteri fondamentali: la possibilità di causare la perdita di almeno un miliardo di DALY entro il 2100, la disponibilità di dati sufficienti per modellizzarne l’impatto e l’esistenza di margini concreti per intervenire attraverso politiche pubbliche.
Christopher JL Murray, co-presidente della Commissione e direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, dichiara: «Il dato sorprendente non è soltanto la portata di queste minacce, ma il fatto che l’umanità abbia ancora la possibilità di agire. Per tutte e 17 le minacce catastrofiche, le decisioni prese oggi dai leader influenzeranno la salute e il benessere delle prossime generazioni. Rinviare gli interventi servirà soltanto a trasferire e ad aumentare i costi nel futuro».
La Commissione è co-presieduta da Murray e da Natalia Kanem, già direttrice esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA). Il lavoro si è avvalso delle competenze di 35 esperti e leader nei settori della salute, dell’economia, della sicurezza, della governance e della tecnologia, offrendo una prospettiva di rilevanza globale.
Se le tendenze attuali dovessero proseguire, le 17 minacce catastrofiche potrebbero complessivamente causare la perdita di decine di miliardi di anni di vita in buona salute. Sebbene l’entità dei rischi vari in base alla minaccia e alla regione geografica, nessun Paese è al riparo da conseguenze significative. All’interno di ogni Paese, inoltre, gli effetti sulla salute saranno distribuiti in modo diseguale: le popolazioni che vivono in contesti con risorse limitate e le comunità emarginate subiranno il peso maggiore, aggravato dalle disuguaglianze già esistenti.
Murray aggiunge: «Le stime evidenziano quanta perdita di salute potrebbe essere evitata in ciascuno di questi ambiti. Alcune minacce stanno già causando oggi un carico sanitario considerevole, mentre altre rappresentano un pericolo concreto nel caso in cui si materializzino. È fondamentale comprendere che tutte e 17 sono interconnesse: per questo devono essere affrontate insieme, e non separatamente».
I principali risultati:
- Sebbene la probabilità di un conflitto nucleare e di un uso malevolo dell’intelligenza artificiale rimanga bassa, entrambe le eventualità rappresentano minacce dalle conseguenze potenzialmente estreme, fino all’estinzione dell’umanità. Considerando sia l’impatto potenziale sia la probabilità che tali eventi si verifichino, la valutazione della Commissione stima che gli interventi per prevenire un conflitto nucleare potrebbero evitare circa 133 milioni di morti e 9,35 miliardi di DALY entro il 2100. Le azioni volte a ridurre il rischio di un uso malevolo dell’intelligenza artificiale potrebbero invece evitare la perdita di circa 10,4 miliardi di DALY.
- Il cambiamento climatico rappresenta già una minaccia catastrofica e urgente per la salute e la sopravvivenza umana. Secondo la Commissione, limitare il riscaldamento globale a circa 1,8 °C, anziché consentirgli di raggiungere i 4,4 °C, potrebbe evitare la perdita di 1,89 miliardi di anni di vita in buona salute, compromessi da fattori quali il caldo estremo e l’inquinamento atmosferico. Il peso reale del fenomeno potrebbe essere ancora maggiore, poiché la stima considera soltanto i danni diretti attualmente misurabili ed esclude effetti più difficili da quantificare, come gli sfollamenti, la siccità e le conseguenze sulla salute mentale. In assenza di una drastica riduzione delle emissioni, queste perdite continueranno ad accumularsi anche oltre il 2100 e aggraveranno progressivamente altre minacce, come le migrazioni, i cui effetti non sono ancora pienamente rappresentati nelle stime.
- Il miglioramento del livello di istruzione potrebbe contribuire a evitare la perdita di 16,1 miliardi di DALY. Le donne e i bambini dell’Africa subsahariana sono esposti al maggiore potenziale carico di perdita di salute associato a questo fenomeno. Accelerare i progressi nell’istruzione migliorerebbe sensibilmente gli esiti sanitari e ridurrebbe la mortalità tra i figli delle madri più istruite, contribuendo indirettamente anche a rallentare la crescita demografica nel lungo periodo.
- La disuguaglianza dei redditi potrebbe determinare entro il 2100 un carico sanitario evitabile equivalente a quello di 25 pandemie di COVID-19, con una perdita stimata di 13,8 miliardi di DALY.
- L’obesità costituisce un problema sanitario rilevante e in crescita, destinato ad aggravarsi nel tempo. Entro il 2100 potrebbe contribuire alla perdita di 23,1 miliardi di DALY potenzialmente evitabili attraverso politiche mirate a ridurre il rischio di obesità.
- Si prevede che l’Africa subsahariana sosterrà circa il 70% del carico sanitario evitabile associato a un eventuale crollo degli aiuti allo sviluppo destinati alla salute.
Richard Horton, direttore di The Lancet, aggiunge: «Questa Commissione propone un cambiamento concettuale radicale nel modo in cui consideriamo le minacce future alla sopravvivenza umana. Ci invita ad ampliare lo spettro dei pericoli che l’umanità deve affrontare, passando da singoli problemi a un panorama più ampio e complesso di minacce, che richiede un quadro d’azione coordinato molto più articolato. I pericoli sono molteplici. Le nostre soluzioni devono essere all’altezza di questa realtà».
Prepararsi, investire, monitorare: un appello globale all’azione
Per la maggior parte delle minacce alla salute esistono già soluzioni efficaci, consolidate o emergenti, che possono essere estese e applicate su larga scala: dai farmaci alle tecnologie sanitarie, fino alle politiche pubbliche di comprovata efficacia. Altre richiedono invece investimenti mirati e innovazione per esprimere pienamente il proprio potenziale. Per la prima volta, la Commissione mette a disposizione dei decisori un quadro comune per intervenire prima che i danni diventino strutturali, delineando un’agenda articolata in tre punti.
1. Prepararsi alle minacce. Creare e finanziare sistemi sanitari pronti ad affrontare i rischi, dotati di gruppi di lavoro dedicati alla previsione, alla prevenzione, alla preparazione e alla protezione rispetto a un’ampia gamma di scenari. Queste capacità devono essere integrate stabilmente nel finanziamento e nell’erogazione dei servizi sanitari, sostenute da risorse durature anziché da risposte occasionali alle emergenze. Devono inoltre raggiungere i contesti con meno risorse e le comunità emarginate, senza limitarsi alle popolazioni più ricche.
2. Sostenere le innovazioni decisive. Aumentare gli investimenti nell’innovazione laddove gli strumenti esistenti non siano sufficienti, favorendo lo sviluppo di nuovi vaccini, antibiotici, trattamenti contro l’obesità e tecnologie climatiche, accompagnati da adeguati sistemi di governance e da un accesso equo alle soluzioni disponibili.
3. Monitorare le minacce. Rivalutare periodicamente e in modo indipendente i rischi, affinché le evidenze scientifiche possano seguire l’evoluzione delle minacce emergenti e raggiungere i decisori non soltanto in ambito sanitario, ma anche nei settori finanziario e della sicurezza. A questo scopo, la Commissione propone la creazione del Lancet Monitor of 21st Century Global Threats to Health, un meccanismo istituzionale per monitorare i rischi emergenti.
Senza interventi tempestivi, ciascuna delle 17 minacce catastrofiche continuerà a rappresentare un rischio significativo. Molte sono inoltre interconnesse e non possono essere considerate isolatamente. Il quadro proposto dalla Commissione mira ad aiutare i decisori a individuare opportunità di collaborazione tra settori diversi, favorendo la costruzione di società più solide e resilienti di fronte alle minacce globali.
La co-presidente della Commissione, Kanem, sottolinea: «I recenti eventi globali dimostrano quanto rapidamente la stabilità possa trasformarsi in crisi e quanto sia costoso intervenire soltanto dopo che si è verificato un disastro. Le minacce globali alla salute rischiano inoltre di amplificare le disuguaglianze esistenti, facendo ricadere il peso maggiore sulle comunità più vulnerabili. Il futuro, tuttavia, non è inevitabile. La Commissione dimostra quanto sia importante ripensarlo integrando la capacità di anticipare i rischi nei processi decisionali. Governi e comunità devono agire con decisione fin da oggi per proteggere la salute e costruire un futuro più equo, pacifico e sicuro per le prossime generazioni».
Un editoriale di accompagnamento pubblicato su The Lancet precisa: «È importante chiarire che cosa sia questa Commissione e che cosa non sia. Il documento non presenta una classificazione definitiva delle minacce né delle priorità politiche. Al contrario, sottolinea che la sua analisi deve essere considerata un processo dinamico, destinato probabilmente a cambiare con l’accumularsi di nuove evidenze e nuovi dati. […] Riteniamo che questa Commissione possa stimolare iniziative internazionali, regionali e nazionali per proteggere e rafforzare il futuro della salute e dell’umanità. Per riuscirci, tutti noi dobbiamo ampliare notevolmente la nostra prospettiva su dove si concentrino le minacce più gravi».
(Panorama della sanità del 13/10/2026)