Sarkozy: non faro' mai regolarizzazione di massa degli immigrati clandestini. Polizia accusata di razzismo
La Francia non procedera' mai a una regolarizzazione di massa dei clandestini, perche' un tale provvedimento sarebbe contrario ai valori della repubblica. A quattro mesi dalle elezioni regionali, il presidente francese Nicolas Sarkozy indossa i panni di 'primo poliziotto' di Francia per ribadire nella banlieue parigina le sue priorita' in materia di immigrazione e di sicurezza: i due temi favoriti del suo elettorato.
A partire dalla questione delle regolarizzazioni di massa, che in Francia e' stato rilanciato dopo uno sciopero dei lavoratori sprovvisti di permesso di soggiorno. Dal 12 ottobre, in tutta la Francia, oltre 5.000 lavoratori sans-papiers, attivi soprattutto nel mondo della ristorazione, hanno proclamato uno sciopero per chiedere una regolarizzazione.
'Fino a quando saro' presidente della Repubblica, non accettero' la regolarizzazione globale di coloro che non hanno i documenti. Non la accettero' mai perche' e' contraria all'idea che ho riguardo ai valori della Repubblica', ha avvertito Sarkozy aggiungendo: 'La Francia ha sperimentato questa regolarizzazione tre volte'. Questo ha portato a una situazione in cui le reti di trafficanti e di criminali hanno speculato sulla 'poverta' e la disperazione della gente'.
La situazione di questi lavoratori irregolari, che secondo il sindacato CGT sarebbero circa 400.000, imbarazza il governo di Parigi, mentre alcuni responsabili della sinistra all'opposizione, come il segretario del Partito socialista Martine Aubry, insistono nel chiedere la loro regolarizzazione.
Ieri, il governo e' anche tornato a parlare di un 'arsenale' di misure allo studio contro le aziende che occupano i lavoratori irregolari. Il provvedimento, che sara' presentato dalle autorita' di Parigi entro inizio gennaio, prevede anche la chiusura amministrativa degli stabilimenti che occupano stranieri in situazione irregolare o l'esclusione dalle gare d'appalto. Chi impiega clandestinamente gli stranieri sara' inoltre condannato a pagare multe salate e a rimborsare gli eventuali aiuti di Stato di cui ha beneficiato.
Come l'anno scorso alla vigilia delle elezioni europee, Sarkozy, che ieri ha attraversato la banlieue parigina, e' anche tornato a ricordare che la 'sicurezza dei francesi' resta per lui una priorita'. 'Sono venuto a dirvi che prenderemo tutte le misure necessarie', ha detto il capo dell'Eliseo, aggiungendo: 'Tutti questi signori che non lavorano e che viaggiano su queste belle macchine dovranno spiegarsi'. 'Tutti quelli che non coglieremo sui fatti, verranno fermati con gli elementi del loro stile di vita: automobili, orologio...'.
Sarkozy ha anche ribadito l'intenzione della Francia di triplicare il numero di telecamere di sorveglianza sulle strade entro il 2012. Mentre ogni vagone del treno o della metropolitana 'sara' equipaggiato di sei telecamere'. Il capo dell'Eliseo, che ha visitato anche il dipartimento della Seine Saint-Denis, alle porte di Parigi, teatro dei violenti scontri del 2005, ha anche puntato il dito contro tutti quei 'grandi pensatori che non vengono nei vostri quartieri' e che poi bollano la videosorveglianza come una regressione delle liberta' pubbliche.
POLIZIA DICE 'SPORCO ARABO',FRANCESI INSORGONO - 'Guardate, guardate...' urlava stamani a fatica per l'eta' e con l'espressione grave in volto, un vecchietto francese di origine algerina, nella metropolitana parigina, mostrando la prima pagina del quotidiano Liberation che titolava: 'Fuori dai piedi, sporco arabo'.
L'insulto sarebbe stato lanciato mercoledí scorso a Parigi da poliziotti contro uno studente universitario nato in Francia da genitori marocchini, durante i festeggiamenti sugli Champs-Elysees per la qualificazione dell'Algeria ai Mondiali di calcio del Sudafrica (dopo la vittoria sull'Egitto a Khartoum).
Lo studente, iscritto al quarto anno della prestigiosa universita' di Science Politique della capitale francese, ha raccontato su Facebook di essere stato vittima di violenze fisiche e verbali da parte delle forze dell'ordine.
La sua testimonianza, dal titolo 'Nel cuore di una guerra franco-francese', riapre cosi' il dibattito sull'integrazione e mette in crisi la nozione dell'identita' nazionale, di cui tanto si parla in questi giorni dopo la campagna del ministro dell'immigrazione Eric Besson.
Anyss Arbib, 21 anni, di Bondy, nella Seine-Saint-Denis, una delle banlieue piu' a rischio di Francia - quella dove nell'autunno del 2005 scoppiarono le violenze urbane - parla di 'aggressioni gratuite della polizia' e di 'insulti xenofobi' contro i francesi figli dell'immigrazione.
'Non ho potuto nemmeno rispondere che ero francese quanto loro, tanto la minaccia fisica e l'impunita' erano grandi', ha detto il giovane, che si e' sentito 'come un nemico nel suo paese'. 'Il mio onore, i miei valori, le mie certezze - ha continuato - venivano offese dalla nazione'. E ancora: 'Ho l'impressione di non essere in uno stato di diritto'.
E' 'ben poco repubblicano', anzi 'intollerabile', secondo l'editoriale di Liberation, il comportamento delle forze dell'ordine in quell'occasione, rivelatore di quello che 'sopportano quotidianamente migliaia di giovani e meno giovani francesi: cioe' la discriminazione razziale'.
Un recente rapporto di Amnesty International accusava la polizia francese di essere 'al di sopra delle leggi', denunciando casi di morti che sarebbero state provocate da poliziotti, aumento dell'abuso della forza, di pestaggi e di insulti razzisti.
Intanto fa parlare la gaffe a sfondo razziale dell'ex presidente francese Jacques Chirac, che di fronte a un ragazzo di colore che gli aveva appena detto di essere nato a Lormont, una citta' vicino a Bordeaux, ha dettoa l suo ex primo ministro Alain Juppe' 'secondo me non e' per niente nato... nativo di...
insomma...'.
La stampa d'oltralpe ha colto la palla al balzo per ricordare altre uscite infelici di politici che avevano scatenato la polemica. Come quella del ministro degli Interni, Brice Hortefeux, che riferendosi a un maghrebino aveva detto: 'Quando e' uno solo, va bene. E' quando ce ne sono parecchi che diventa un problema'. O ancora quella di Sarkozy che in visita in banlieue nel 2005 parlo' di 'racaille' (feccia) rivolto ai giovani.
E in questo clima di polemica, intellettuali, scrittori e personalita' della societa' civile francese, come la vincitrice del Goncourt 2009 Marie NDiaye, e il presidente della Lega dei diritti dell'uomo, Jean-Pierre Dubois, lanciano un appello: che i cittadini di Francia rifiutino di intervenire nel dibattito sull'identita' nazionale voluto da Besson. A loro avviso, è 'posto in termini xenofobi' ed e' 'pieno di pregiudizi'. (Ansa)
A partire dalla questione delle regolarizzazioni di massa, che in Francia e' stato rilanciato dopo uno sciopero dei lavoratori sprovvisti di permesso di soggiorno. Dal 12 ottobre, in tutta la Francia, oltre 5.000 lavoratori sans-papiers, attivi soprattutto nel mondo della ristorazione, hanno proclamato uno sciopero per chiedere una regolarizzazione.
'Fino a quando saro' presidente della Repubblica, non accettero' la regolarizzazione globale di coloro che non hanno i documenti. Non la accettero' mai perche' e' contraria all'idea che ho riguardo ai valori della Repubblica', ha avvertito Sarkozy aggiungendo: 'La Francia ha sperimentato questa regolarizzazione tre volte'. Questo ha portato a una situazione in cui le reti di trafficanti e di criminali hanno speculato sulla 'poverta' e la disperazione della gente'.
La situazione di questi lavoratori irregolari, che secondo il sindacato CGT sarebbero circa 400.000, imbarazza il governo di Parigi, mentre alcuni responsabili della sinistra all'opposizione, come il segretario del Partito socialista Martine Aubry, insistono nel chiedere la loro regolarizzazione.
Ieri, il governo e' anche tornato a parlare di un 'arsenale' di misure allo studio contro le aziende che occupano i lavoratori irregolari. Il provvedimento, che sara' presentato dalle autorita' di Parigi entro inizio gennaio, prevede anche la chiusura amministrativa degli stabilimenti che occupano stranieri in situazione irregolare o l'esclusione dalle gare d'appalto. Chi impiega clandestinamente gli stranieri sara' inoltre condannato a pagare multe salate e a rimborsare gli eventuali aiuti di Stato di cui ha beneficiato.
Come l'anno scorso alla vigilia delle elezioni europee, Sarkozy, che ieri ha attraversato la banlieue parigina, e' anche tornato a ricordare che la 'sicurezza dei francesi' resta per lui una priorita'. 'Sono venuto a dirvi che prenderemo tutte le misure necessarie', ha detto il capo dell'Eliseo, aggiungendo: 'Tutti questi signori che non lavorano e che viaggiano su queste belle macchine dovranno spiegarsi'. 'Tutti quelli che non coglieremo sui fatti, verranno fermati con gli elementi del loro stile di vita: automobili, orologio...'.
Sarkozy ha anche ribadito l'intenzione della Francia di triplicare il numero di telecamere di sorveglianza sulle strade entro il 2012. Mentre ogni vagone del treno o della metropolitana 'sara' equipaggiato di sei telecamere'. Il capo dell'Eliseo, che ha visitato anche il dipartimento della Seine Saint-Denis, alle porte di Parigi, teatro dei violenti scontri del 2005, ha anche puntato il dito contro tutti quei 'grandi pensatori che non vengono nei vostri quartieri' e che poi bollano la videosorveglianza come una regressione delle liberta' pubbliche.
POLIZIA DICE 'SPORCO ARABO',FRANCESI INSORGONO - 'Guardate, guardate...' urlava stamani a fatica per l'eta' e con l'espressione grave in volto, un vecchietto francese di origine algerina, nella metropolitana parigina, mostrando la prima pagina del quotidiano Liberation che titolava: 'Fuori dai piedi, sporco arabo'.
L'insulto sarebbe stato lanciato mercoledí scorso a Parigi da poliziotti contro uno studente universitario nato in Francia da genitori marocchini, durante i festeggiamenti sugli Champs-Elysees per la qualificazione dell'Algeria ai Mondiali di calcio del Sudafrica (dopo la vittoria sull'Egitto a Khartoum).
Lo studente, iscritto al quarto anno della prestigiosa universita' di Science Politique della capitale francese, ha raccontato su Facebook di essere stato vittima di violenze fisiche e verbali da parte delle forze dell'ordine.
La sua testimonianza, dal titolo 'Nel cuore di una guerra franco-francese', riapre cosi' il dibattito sull'integrazione e mette in crisi la nozione dell'identita' nazionale, di cui tanto si parla in questi giorni dopo la campagna del ministro dell'immigrazione Eric Besson.
Anyss Arbib, 21 anni, di Bondy, nella Seine-Saint-Denis, una delle banlieue piu' a rischio di Francia - quella dove nell'autunno del 2005 scoppiarono le violenze urbane - parla di 'aggressioni gratuite della polizia' e di 'insulti xenofobi' contro i francesi figli dell'immigrazione.
'Non ho potuto nemmeno rispondere che ero francese quanto loro, tanto la minaccia fisica e l'impunita' erano grandi', ha detto il giovane, che si e' sentito 'come un nemico nel suo paese'. 'Il mio onore, i miei valori, le mie certezze - ha continuato - venivano offese dalla nazione'. E ancora: 'Ho l'impressione di non essere in uno stato di diritto'.
E' 'ben poco repubblicano', anzi 'intollerabile', secondo l'editoriale di Liberation, il comportamento delle forze dell'ordine in quell'occasione, rivelatore di quello che 'sopportano quotidianamente migliaia di giovani e meno giovani francesi: cioe' la discriminazione razziale'.
Un recente rapporto di Amnesty International accusava la polizia francese di essere 'al di sopra delle leggi', denunciando casi di morti che sarebbero state provocate da poliziotti, aumento dell'abuso della forza, di pestaggi e di insulti razzisti.
Intanto fa parlare la gaffe a sfondo razziale dell'ex presidente francese Jacques Chirac, che di fronte a un ragazzo di colore che gli aveva appena detto di essere nato a Lormont, una citta' vicino a Bordeaux, ha dettoa l suo ex primo ministro Alain Juppe' 'secondo me non e' per niente nato... nativo di...
insomma...'.
La stampa d'oltralpe ha colto la palla al balzo per ricordare altre uscite infelici di politici che avevano scatenato la polemica. Come quella del ministro degli Interni, Brice Hortefeux, che riferendosi a un maghrebino aveva detto: 'Quando e' uno solo, va bene. E' quando ce ne sono parecchi che diventa un problema'. O ancora quella di Sarkozy che in visita in banlieue nel 2005 parlo' di 'racaille' (feccia) rivolto ai giovani.
E in questo clima di polemica, intellettuali, scrittori e personalita' della societa' civile francese, come la vincitrice del Goncourt 2009 Marie NDiaye, e il presidente della Lega dei diritti dell'uomo, Jean-Pierre Dubois, lanciano un appello: che i cittadini di Francia rifiutino di intervenire nel dibattito sull'identita' nazionale voluto da Besson. A loro avviso, è 'posto in termini xenofobi' ed e' 'pieno di pregiudizi'. (Ansa)
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