La scarsa fertilita' degli italiani
In Italia si parla tanto di famiglia e tutela della maternita', ma il nostro Paese ha uno dei tassi di fertilita' piu' bassi d'Europa: 1,38 secondo le stime 2005-10 del World Population Prospect. E ben il 15% delle coppie fa i conti con il problema dell'infertilita'. Un quadro poco roseo, quello tracciato dagli esperti riuniti a Pronzano Veneto (Treviso), che sottolineano come "il problema della tutela della fertilita' in Italia continui a non essere preso nella dovuta considerazione: non soltanto tra i ragazzi, che ne hanno un'idea piuttosto confusa, ma anche e soprattutto a livello politico e istituzionale".A dimostrarlo e' una ricerca condotta dal Centro studi Fem (Fertilita' e maternita') su 531 consultori giovanili, 'Fertilita':tante parole, pochi fatti. Cosi' l'Italia fa sempre meno bambini', presentata oggi. Emerge che il livello di cultura sessuale tra gli adolescenti e il tasso di fertilita' globale del Paese sono strettamente correlati.
"Le nazioni europee piu' attente, che hanno messo in atto progetti di educazione sessuale - sottolinea Andrea Borini, presidente del Centro Fem e membro della task force europea sulla preservazione della fertilita' dell'Eshre (European Society for Human Reproduction and Embriology) - sono quelle che hanno i tassi di fertilita' piu' alti del continente, minore incidenza di malattie sessualmente trasmissibili tra i ragazzi e tassi di aborto tra i piu' bassi: lo dimostrano in modo inequivocabile i casi di Francia, Finlandia, Danimarca e Paesi bassi. Questi Paesi hanno iniziato quasi 15 anni fa a investire sulla salute sessuale degli adolescenti con programmi nelle scuole, campagne informative e strutture sanitarie dedicate".
L'Italia, invece, resta indietro e negli ultimi anni sono stati tagliati notevolmente i fondi ai consultori pubblici e si fanno poche campagne informative.
Innanzitutto le strutture sono poche: il Progetto obiettivo materno-infantile del '98 stabilisce infatti un consultorio ogni 20.000 abitanti, mentre la media nazionale si attesta sullo 0,7, con forti disomogeneita' nelle diverse Regioni.
Da diversi anni poi i consultori familiari sono soggetti a un ridimensionamento nei finanziamenti, nelle strutture e nel personale, di cui hanno risentito soprattutto i centri pubblici che arretrano a scapito di quelli privati. In Lombardia, ma e' lo stesso in Toscana, Lazio, Abruzzo e Puglia a fronte di un aumento del 18% dei consultori pubblici dal 2003 al 2006, si registra un aumento del 53% di quelli privati.
Gli operatori sono diminuiti del 6%, ma aumentati del 38% nei consultori privati accreditati, che hanno registrato, in soli 3 anni, un enorme aumento del numero di prestazioni (+163%) e di incassi (+132,2%). A ottobre scorso la Commissione Affari Sociali della Camera ha lanciato l'allarme di un mega-taglio del 32% per il Fondo per le famiglie: a farne le spese saranno soprattutto i consultori familiari.
I risultati dell'indagine mostrano poi come il settore pubblico sia ancora poco sensibile al tema della conservazione della fertilita', soprattutto maschile. In particolare, la presenza di un andrologo e' stata rilevata in 11 centri adolescenti su 188 (5,9%), per lo piu' nelle regioni settentrionali come Valle d'Aosta, Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Dal Lazio in giu', non c'e' niente.
In generale, la disponibilita' all'accoglienza di giovani con preoccupazioni relative alla fertilita', la comprensione del problema e ricerca di una soluzione non appare elevatissima. Appena 68 centri (36,2%) mostrano di dare una certa importanza alle preoccupazioni dei giovani sulla fertilita'. Negli altri casi ci si scontra via via con l'incomprensione (si rimanda al Sert per problemi di alcool e droga), la diffidenza ("una madre cosi' ansiosa certamente rovina suo figlio") o l'ignoranza ("piu' che spiegare l'uso del profilattico cosa possiamo fare?").
Da diversi anni poi i consultori familiari sono soggetti a un ridimensionamento nei finanziamenti, nelle strutture e nel personale, di cui hanno risentito soprattutto i centri pubblici che arretrano a scapito di quelli privati. In Lombardia, ma e' lo stesso in Toscana, Lazio, Abruzzo e Puglia a fronte di un aumento del 18% dei consultori pubblici dal 2003 al 2006, si registra un aumento del 53% di quelli privati.
Gli operatori sono diminuiti del 6%, ma aumentati del 38% nei consultori privati accreditati, che hanno registrato, in soli 3 anni, un enorme aumento del numero di prestazioni (+163%) e di incassi (+132,2%). A ottobre scorso la Commissione Affari Sociali della Camera ha lanciato l'allarme di un mega-taglio del 32% per il Fondo per le famiglie: a farne le spese saranno soprattutto i consultori familiari.
I risultati dell'indagine mostrano poi come il settore pubblico sia ancora poco sensibile al tema della conservazione della fertilita', soprattutto maschile. In particolare, la presenza di un andrologo e' stata rilevata in 11 centri adolescenti su 188 (5,9%), per lo piu' nelle regioni settentrionali come Valle d'Aosta, Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Dal Lazio in giu', non c'e' niente.
In generale, la disponibilita' all'accoglienza di giovani con preoccupazioni relative alla fertilita', la comprensione del problema e ricerca di una soluzione non appare elevatissima. Appena 68 centri (36,2%) mostrano di dare una certa importanza alle preoccupazioni dei giovani sulla fertilita'. Negli altri casi ci si scontra via via con l'incomprensione (si rimanda al Sert per problemi di alcool e droga), la diffidenza ("una madre cosi' ansiosa certamente rovina suo figlio") o l'ignoranza ("piu' che spiegare l'uso del profilattico cosa possiamo fare?").
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