Scienza e giovani. Indagine Cnr: un rapporto complesso da migliorare
Il 52,7% dei giovani trova complicato lo studio delle materie scientifiche, ma per l'80% di essi è anche interessante. E' in questi due dati la chiave del rapporto tra giovani e scienza: lo ha ribadito anche Luciano Maiani, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, presentando questa mattina nella sede del Cnr i risultati di un sondaggio, "Percezione della scienza ed educazione scientifica nelle scuole", che definiscono il profilo del rapporto tra studenti e la scienza, la tecnologia e il mondo della ricerca.
"Questi dati vanno confrontati con quelli che riguardano le capacità matematiche degli studenti che sono in generale basse". La scuola, ha proseguito, dovrebbe colmare questo gap con un insegnamento delle materie scientifiche piú approfondito. Ma a monte, c'è bisogno di una conoscenza di questo problema da parte di chi deve decidere e deve prendere decisioni che non siano "ricette estemporanee" a seconda del colore del Governo. L'indagine è stata curata da Adriana Valente e Loredana Cerbara dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr ed ha coinvolto piú di 500 ragazzi di Roma e provincia che hanno partecipato all'iniziativa "Scienziati e Studenti all'auditorium" organizzata dall'Ufficio Stampa del Cnr in collaborazione con Auditorium Parco della Musica di Roma, Eni e Assessorato alle Politiche della Scuola della provincia di Roma.
Secondo il sondaggio, i giovani pur dicendosi interessati alla scienza e soprattutto a tematiche come lo spazio, la clonazione e gli studi sul cervello, affermano di non avere fiducia nell'uso delle tecnologie per risolvere i problemi ambientali, anche se si dicono ottimisti sugli sviluppi della robotica. Ne consegue che solo il 31,2% (+6% maschi) ritiene che lo studio della scienza possa portarli a considerare nuove prospettive di lavoro e meno del 30% è convinto che la scienza sia utile nella vita quotidiana. Interpellati sul ruolo della scuola, il 16,6% ha risposto che la considerano fonte primaria della loro informazione scientifica e per questo vorrebbero che tale funzione venisse potenziata. Altre fonti di informazione scientifica sono poi Internet (14,6%), la televisione (14,4%), i quotidiani (10,6%), la famiglia (9,6%) e gli amici (7,8%). Ma è sulla formazione scolastica che il giudizio dei giovani è negativo: per il 47,8% libri e manuali mancano di chiarezza; per il 43% i libri scolastici non parlano delle applicazioni delle scoperte scientifiche e tecnologiche, mentre per il 43,3% dei maschi e il 35% delle femmine non danno spiegazioni dettagliate e complete.
Una cosa è certa: i ragazzi, che hanno lavorato insieme per realizzare un progetto, trovano molto piú divertente "fare scienza", piuttosto che studiarla solamente sui libri. Per questo i laboratori sono i benvenuti, anche se nelle scuole italiane sono ancora pochi, carenti di attrezzature e poco sfruttati. Gli ultimi dati ministeriali dicono che solo il 13% delle elementari ha un laboratorio tecnico-scientifico; il 23% delle medie e il 63% delle superiori, con un buon contributo degli istituti tecnico-professionali, ma anche qui la frequenza delle attività dipendono molto dalla preparazione e dalla buona volontà degli insegnanti.
Sulle attività di laboratorio il sondaggio, peró, non rivela valutazioni positive. Si tratta di una modalità didattica che diverte molto il 33,1% dei giovani, abbastanza il 52,1% e tra questi sono le femmine, il +8,1% ad apprezzarla maggiormente. Ció che piace di piú ai ragazzi, il 70%, è il lavoro di gruppo, ma non convince l'impostazione della lezione. Tra le critiche, una riguarda il comportamento dei docenti: al 47% non piace che l'insegnante esegua l'esperimento da solo e che la classe si limiti ad osservare e prendere appunti. Vorrebbero partecipare di piú e avere piú autonomia, in proposito lamentano di non poter elaborare le ipotesi da verificare, 43,5%, ne decidere liberamente le attività da svolgere, 83,9%.
Quanto a come i giovani vedono gli scienziati, secondo l'indagine il 33% dei ragazzi pensa che i ricercatori fanno questo lavoro per passione; il 31% vi sarebbe spinto da curiosità intellettuale; il 19% dal desiderio di aiutare gli altri; l'11% dall'interesse economico e solo il 6% dal prestigio. Ma loro vogliono fare i ricercatori? Il 63,8% dei maschi e il 59,8% delle femmine dice di sí, mentre il 58,9% dei ragazzi e il 55,3% delle ragazze ritengono di esserne capaci.
Su questo lavoro, i giovani sono realistici: per l'89,4% degli studenti e l'83,3% delle studentesse per diventare ricercatori occorre fare dei sacrifici sapendo che si tratta di una professione poco pagata (57%).
"I ragazzi sono affascinati dalla scienza - ha detto ad APcom Carlo Cosmelli, professore associato, Dipartimento di Fisica de "La Sapienza", che si occupa anche di orientamento degli studenti liceali che devono iscriversi all'Università e di comunicazione scientifica - perch, oggi la vedono anche in televisione, ma il problema è che non si rendono conto che per arrivare a quella scienza, devono studiare , per almeno due anni, la matematica della quale, purtroppo, hanno un livello di conoscenza molto basso.Il grosso scoglio è proprio questo, dice Cosmelli "manca il linguaggio di base della scienza: la matematica. La verità è che alla fine un po' di fatica lo studente la deve fare, a livello universitario serve un impegno grosso".
"Questi dati vanno confrontati con quelli che riguardano le capacità matematiche degli studenti che sono in generale basse". La scuola, ha proseguito, dovrebbe colmare questo gap con un insegnamento delle materie scientifiche piú approfondito. Ma a monte, c'è bisogno di una conoscenza di questo problema da parte di chi deve decidere e deve prendere decisioni che non siano "ricette estemporanee" a seconda del colore del Governo. L'indagine è stata curata da Adriana Valente e Loredana Cerbara dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr ed ha coinvolto piú di 500 ragazzi di Roma e provincia che hanno partecipato all'iniziativa "Scienziati e Studenti all'auditorium" organizzata dall'Ufficio Stampa del Cnr in collaborazione con Auditorium Parco della Musica di Roma, Eni e Assessorato alle Politiche della Scuola della provincia di Roma.
Secondo il sondaggio, i giovani pur dicendosi interessati alla scienza e soprattutto a tematiche come lo spazio, la clonazione e gli studi sul cervello, affermano di non avere fiducia nell'uso delle tecnologie per risolvere i problemi ambientali, anche se si dicono ottimisti sugli sviluppi della robotica. Ne consegue che solo il 31,2% (+6% maschi) ritiene che lo studio della scienza possa portarli a considerare nuove prospettive di lavoro e meno del 30% è convinto che la scienza sia utile nella vita quotidiana. Interpellati sul ruolo della scuola, il 16,6% ha risposto che la considerano fonte primaria della loro informazione scientifica e per questo vorrebbero che tale funzione venisse potenziata. Altre fonti di informazione scientifica sono poi Internet (14,6%), la televisione (14,4%), i quotidiani (10,6%), la famiglia (9,6%) e gli amici (7,8%). Ma è sulla formazione scolastica che il giudizio dei giovani è negativo: per il 47,8% libri e manuali mancano di chiarezza; per il 43% i libri scolastici non parlano delle applicazioni delle scoperte scientifiche e tecnologiche, mentre per il 43,3% dei maschi e il 35% delle femmine non danno spiegazioni dettagliate e complete.
Una cosa è certa: i ragazzi, che hanno lavorato insieme per realizzare un progetto, trovano molto piú divertente "fare scienza", piuttosto che studiarla solamente sui libri. Per questo i laboratori sono i benvenuti, anche se nelle scuole italiane sono ancora pochi, carenti di attrezzature e poco sfruttati. Gli ultimi dati ministeriali dicono che solo il 13% delle elementari ha un laboratorio tecnico-scientifico; il 23% delle medie e il 63% delle superiori, con un buon contributo degli istituti tecnico-professionali, ma anche qui la frequenza delle attività dipendono molto dalla preparazione e dalla buona volontà degli insegnanti.
Sulle attività di laboratorio il sondaggio, peró, non rivela valutazioni positive. Si tratta di una modalità didattica che diverte molto il 33,1% dei giovani, abbastanza il 52,1% e tra questi sono le femmine, il +8,1% ad apprezzarla maggiormente. Ció che piace di piú ai ragazzi, il 70%, è il lavoro di gruppo, ma non convince l'impostazione della lezione. Tra le critiche, una riguarda il comportamento dei docenti: al 47% non piace che l'insegnante esegua l'esperimento da solo e che la classe si limiti ad osservare e prendere appunti. Vorrebbero partecipare di piú e avere piú autonomia, in proposito lamentano di non poter elaborare le ipotesi da verificare, 43,5%, ne decidere liberamente le attività da svolgere, 83,9%.
Quanto a come i giovani vedono gli scienziati, secondo l'indagine il 33% dei ragazzi pensa che i ricercatori fanno questo lavoro per passione; il 31% vi sarebbe spinto da curiosità intellettuale; il 19% dal desiderio di aiutare gli altri; l'11% dall'interesse economico e solo il 6% dal prestigio. Ma loro vogliono fare i ricercatori? Il 63,8% dei maschi e il 59,8% delle femmine dice di sí, mentre il 58,9% dei ragazzi e il 55,3% delle ragazze ritengono di esserne capaci.
Su questo lavoro, i giovani sono realistici: per l'89,4% degli studenti e l'83,3% delle studentesse per diventare ricercatori occorre fare dei sacrifici sapendo che si tratta di una professione poco pagata (57%).
"I ragazzi sono affascinati dalla scienza - ha detto ad APcom Carlo Cosmelli, professore associato, Dipartimento di Fisica de "La Sapienza", che si occupa anche di orientamento degli studenti liceali che devono iscriversi all'Università e di comunicazione scientifica - perch, oggi la vedono anche in televisione, ma il problema è che non si rendono conto che per arrivare a quella scienza, devono studiare , per almeno due anni, la matematica della quale, purtroppo, hanno un livello di conoscenza molto basso.Il grosso scoglio è proprio questo, dice Cosmelli "manca il linguaggio di base della scienza: la matematica. La verità è che alla fine un po' di fatica lo studente la deve fare, a livello universitario serve un impegno grosso".
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