Sabato 6 giugno 2026
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Scienza&Vita: cure palliative contro l'eutanasia

U.E. - ITALIA
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Si avvicina l'ora in cui il Parlamento stringera' sul Testamento biologico (a gennaio la discussione sul testo base in commissione Sanita' del Senato), e l'associazione Scienza&Vita torna con uno dei pilastri della sua battaglia contro le "derive eutanasiche": le cure palliative. "Quando viene seguito, quando e' curato bene, nel cuore del malato non nasce il desiderio e la richiesta di eutanasia. Ne' nasce in quello dei familiari", afferma la co-presidente dell'associazione, Maria Luisa Di Pietro, aprendo una conferenza stampa su 'Cure palliative, il caso italiano'. Con un sistema efficiente di cure palliative, "la richiesta di testamento biologico verra' a mancare".
Nel nostro Paese, ogni anno, "almeno 144 mila nuovi pazienti hanno bisogno di cure palliative", stima Gualtiero Ricciardi, direttore dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane.
La terapia del dolore e' sbarcata in Italia con grande ritardo: "Siamo partiti solo dal 2005, prima era completamente trascurata", sottolinea Ricciardi. "Siamo partiti da zero, ma nel 2006-2007 dal ministero della Salute ci sono stati investimenti importanti". In tutto, ricorda, sono stati erogati 206 milioni di euro. "Le Regioni,pero', si comportano in maniera difforme". In alcuni casi, soprattutto nelle realta' piu' piccole, i fondi stanziati sono stati completamente impiegati: come in Molise, o a Bolzano. "Tra le grandi Regioni, quelle piu' avanti sono Piemonte, Lombardia", continua Ricciardi. "Piu' indietro Campagna e Sardegna". Contro questa situazione Scienza&Vita, fara' "da cane da guardia- per usare le parole della vicepresidente Lucetta Scaraffia- contro il cattivo utilizzo di fondi". Al Sud e nelle isole praticamente gli hospice destinati ad accogliere i malati terminali non esistono. Lo dicono le statistiche sui decessi dei pazienti oncologici: al Centro e al Nord Est muoiono negli hospice rispettivamente l'1,1 e l'1,4% dei malati, al Sud nessuno.
"Trascurare le cure palliative per i malati gravi- accusa Scaraffia- si configura come abbandono terapeutico". Per questo, continua, "questa e' una cosa piu' urgente, da fare immediatamente, prima del testamento biologico". Anzi: Con centri pubblici per la terapia del dolore che funzionano in tutte le Regioni, la richiesta del testamento biologico "si ridurra' alle sue vere dimensioni: si porra' sostanzialmente in modo ideologico". Secondo Di Pietro, si tratta addirittura "di un problema indotto, che non viene dal basso". Per questo, quando le cure palliative saranno a regime, "la richiesta di testamento biologico verra' a mancare".
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