Scoperto gene infertilita' maschile
Da Padova passi avanti nella lotta all'infertilita' maschile. I ricercatori del Servizio per la Patologia della Riproduzione umana dell'azienda ospedaliera universitaria di Padova, diretti da Carlo Foresta, in collaborazione con Alberto Ferlin e Daniela Zuccarello, hanno individuato infatti una nuova causa di infertilita' maschile: si tratta dell'anomalia del gene E2F1, localizzato sul cromosoma 20, la cui funzione e' quella di regolare il ciclo cellulare, fenomeno fondamentale per la spermatogenesi, il processo di maturazione dei gameti maschili.
Questo gene puo' presentare, negli uomini infertili, delle anomalie che alterano precocemente le cellule staminali della spermatogenesi. "Abbiamo esaminato 120 pazienti infertili, confrontandoli con 50 uomini di provata fertilita'"; spiega all'Adnkronos Salute Foresta, che illustrera' la ricerca al XXVII convegno di Medicina della riproduzione al via domani ad Abano Terme (Padova). Ebbene, l'alterazione del gene nel mirino e' stata riscontrata nel 24% dei pazienti infertili idiopatici (senza causa apparente) e soltanto nel 5% del soggetti normali. "La nostra ipotesi e' che le alterazioni del gene, che causano un gravissimo danno testicolare, agiscano nel corso del tempo", aggiunge l'esperto.
Sono in corso ulteriori studi, per individuare possibili strategie terapeutiche in grado di far fronte a questo tipo di difetto, "ma gia' possiamo dire - prosegue Foresta - che la prevenzione gioca gia' di per se' un ruolo importante: in un giovane oligospermico (con un'alterazione quantitativa e qualitativa dei parametri seminali, tale da indurre incapacita' a procreare), riconoscere precocemente il difetto di E2F1 consente di giocare d'anticipo", procedendo fin da subito alla crioconservazione degli spermatozoi. Insomma, 'proteggerli' dal danno progressivo per fare in modo che, un domani, il paziente possa diventare padre. "Questa scoperta - conclude Foresta - aggiunge un ulteriore tassello alla conoscenza, aiutando a comprendere meglio le cause che determinano l'infertilita' maschile che ancor oggi, nel 40% dei casi, risultano ignote".
Questo gene puo' presentare, negli uomini infertili, delle anomalie che alterano precocemente le cellule staminali della spermatogenesi. "Abbiamo esaminato 120 pazienti infertili, confrontandoli con 50 uomini di provata fertilita'"; spiega all'Adnkronos Salute Foresta, che illustrera' la ricerca al XXVII convegno di Medicina della riproduzione al via domani ad Abano Terme (Padova). Ebbene, l'alterazione del gene nel mirino e' stata riscontrata nel 24% dei pazienti infertili idiopatici (senza causa apparente) e soltanto nel 5% del soggetti normali. "La nostra ipotesi e' che le alterazioni del gene, che causano un gravissimo danno testicolare, agiscano nel corso del tempo", aggiunge l'esperto.
Sono in corso ulteriori studi, per individuare possibili strategie terapeutiche in grado di far fronte a questo tipo di difetto, "ma gia' possiamo dire - prosegue Foresta - che la prevenzione gioca gia' di per se' un ruolo importante: in un giovane oligospermico (con un'alterazione quantitativa e qualitativa dei parametri seminali, tale da indurre incapacita' a procreare), riconoscere precocemente il difetto di E2F1 consente di giocare d'anticipo", procedendo fin da subito alla crioconservazione degli spermatozoi. Insomma, 'proteggerli' dal danno progressivo per fare in modo che, un domani, il paziente possa diventare padre. "Questa scoperta - conclude Foresta - aggiunge un ulteriore tassello alla conoscenza, aiutando a comprendere meglio le cause che determinano l'infertilita' maschile che ancor oggi, nel 40% dei casi, risultano ignote".
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