Giovedì 4 giugno 2026
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Separazione rete Telecom: continua il confronto/scontro

U.E. - ITALIA
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La separazione funzionale della rete di telecomunicazioni 'non puo' essere imposta, ma dovrebbe essere un esito che richiede una partecipazione attiva di Telecom Italia su base volontaria'. Lo ha detto Pasquale Pistorio, presidente di Telecom Italia. Secondo Pistorio 'nessuna forma di separazione dovrebbe essere imposta unilateralmente su un operatore incumbent (ex monopolista), mentre la separazione funzionale potrebbe essere accettata come esito finale di un dialogo con il regolatore, concesso che avvenga insieme a una significativa deregolamentazione dei mercati retail'. Per il presidente di Telecom Italia non e' necessario imporre al gruppo italiano di Tlc, 'un modello di separazione funzionale come nel caso di British Telecom. Lo sviluppo delle reti di nuova generazione richiede piuttosto un approccio regolamentare 'light touch'. La priorita' alla soluzione di problemi per eventuali barriere economiche e tecniche deve essere data agli accordi commerciali'.
Per Rafael Diez-Vega, direttore generale dei servizi per gli operatori della spagnola Telefonica (che presto entrera' nel capitale di Telecom Italia), la rete 'e' un'importante leva per la concorrenza'. Per questo 'la separazione della rete dai servizi potrebbe limitare l'innovazione e lo sviluppo degli investimenti'.
Diverso soggetto, diverso approccio. Viviane Reding, commissario europeo per le societa' di informazione e i mezzi di comunicazione: 'Sono contenta che la soluzione venga proposta dall'Autorita' garante e non dal governo. Deve essere il regolatore indipendente a proporre i rimedi e non il governo. Poi la scelta deve essere sottoposta alla valutazione dell'Unione Europea'. Secondo il Commissario la separazione societaria della rete delle Telecomunicazioni 'puo' essere un rimedio, dato che e' gia' stata applicata in Gran Bretagna'.
Per Vittorio Colao, ad di Vodafone Europa, non e' importante 'discutere molto di separazione funzionale della rete, ma e' necessario tracciare un'agenda politica generale europea che aumenti e regolamenti la concorrenza'. Secondo Colao e' necessario sviluppare le reti di telecomunicazione di nuova generazione. 'Queste reti sono una grande opportunita' di sviluppo economico e sociale. Bisogna farle partire, facendo pero' chiarezza affinche' l'accesso alla rete sia assolutamente non discriminatorio'.
Secondo Stefano Parisi, ad di fastweb, 'non servono soldi pubblici per fare la rete di nuova generazione, ma bisogna lasciare fare al mercato che decide degli investimenti. Questo e' possibile attraverso un quadro regolatorio chiaro che garantisca incentivi e ritorni sugli investimenti a chi fa la rete di nuova generazione. Oggi noi e domani Telecom'.
Corrado Calabro', presidente dell'Autorita' Garante delle comunicazioni, non scende nella specifica tematica, ma ha sottolineato che 'sono necessari fra gli 8 e i 15 mld di euro, questa la mia stima, per realizzare una rete di nuova generazione. Chi parla di cifre attorno ai 4 mld pensa a uno spezzatino', ha detto, riferendosi a un insieme di reti locali su porzioni nel territorio nazionale. Quanto ad eventuali sostegni ai gruppi che realizzeranno le future reti di Tlc, Calabro' ha affermato che 'non si puo' discutere che ci sia il bisogno di una politica di incentivazione della banda larga'. Questo pero' potrebbe avere effetti dispersivi sulla concorrenza. 'La commissione europea ci viene incontro: per le zone a bassa densita' demografica gli aiuti sono compatibili, bisogna aumentare l'attenzione per le zone intermedie', mentre per le zone ad alta densita' abitativa, come le citta', 'gli aiuti di Stato sono incompatibili'.
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