Venerdì 5 giugno 2026
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Lo sfascio della ricerca italiana, fra raccomandazioni, finanziamenti scarsi e opachi

U.E. - ITALIA
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Il problema della ricerca italiana? "Il fatto che le scarse risorse vadano ai soliti 40 centri privilegiati che hanno diritto per legge a presentare la richiesta di finanziamento pubblico. Mentre nel nostro Paese un singolo scienziato non puo' chiedere soldi per portare avanti il proprio progetto di ricerca, ancorche' valido". E' al vetriolo la disamina dei mali della scienza italiana sotto la lente di Giuseppe Benagiano, presidente della Commissione cellule staminali del ministero del Welfare. Lo scienziato e' a Viareggio per il Festival della salute, organizzato dalla Fondazione Italianieuropei.

"La situazione italiana e' un unicum che non esiste in nessun altro Paese al mondo. Si fanno solo gli interessi - incalza - di quella quarantina di centri che sono nella posizione di ricevere i fondi per motivi clientelari. Magari per meriti pregressi che pero', in Italia, diventano immutabili e immutati". Benagiano punta il dito sugli "ostacoli istituzionali" alla ricerca, perche' "non c'e' una volonta' politica di modificare questo stato di cose. E i centri avvantaggiati hanno persone di fiducia quale che sia il vento politico del momento". L'analisi impietosa prosegue con Elena Cattaneo, direttore del Centro di ricerca sulle cellule staminali dell'universita' degli Studi di Milano.

"La scienza e' una cosa seria. E facendole mancare i finanziamenti si sottostimano le sue potenzialita'. Mentre e' una delle discipline su cui si fonda la nostra speranza di stare meglio nel futuro. Oltre - aggiunge - a rappresentare caratteristiche intellettuali tipicamente umane, cioe' la sete di conoscenza e l'esercizio del dubbio".
Per la scienziata, inoltre, "abolire i clientelismi e mettere in competizione le idee servirebbe anche a far vincere i progetti migliori e far fruttare i finanziamenti che invece, se devono andare sempre ai soliti, senza alcun criterio di merito, e' bene che non aumentino", commenta provocatoriamente.

Infine un monito: "Oggi in Italia i finanziamenti con negoziazione diretta servono anche per condizionare e selezionare la ricerca. O meglio, a comprare la scienza e gli scienziati". A sottolineare le posizioni di due scienziati restati in Italia a lavorare, i racconti di due 'cervelli' costretti invece a fare le valigie. Giandomenico Iannetti, ricercatore all'universita' di Oxford, e Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia.

"Appena ho finito il mio dottorato di ricerca - ricorda Iannetti - mi sono accorto che le cose importanti non succedevano in Italia, ma all'estero. E ho presentato una semplice domanda che e' stata accolta nel giro di poche settimane dall'universita' di Oxford. Quale ateneo italiano farebbe lo stesso con una domanda di scienziati stranieri?", conclude.
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