Venerdì 5 giugno 2026
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Sgreccia: no a legge sul testamento biologico

EUROPA - VATICANO
Notizia ·
No al testamento biologico ma "se si farà una legge" l'auspicio è che "non limiti il rapporto tra medico e paziente". Parole di monsignor Elio Sgreccia, ex presidente dell'Accademia per la Vita che, al settimanale 'Tempi' spiega quali sono i punti irrinunciabili per una norma che regoli casi come quelli di Eluana Englaro.
"Il testamento biologico non lo possiamo accettare se si farà una legge auspico che non limiti il rapporto tra medico e paziente, che non consideri l'idratazione e l'alimentazione delle cure, che valorizzi le associazioni e le famiglie che si prendono cura dei malati come Eluana Englaro".  Per il vescovo Sgreccia "bisogna vedere la natura di questo testamento biologico che si vorrebbe tanto introdurre. La figura giuridica del living will nasce da una concezione atea dell'esistenza. Fare una legge per arrivare a forme anche larvate di questo tipo - prosegue - non è conforme non solo all'etica cristiana ma nemmeno all'etica medica e a quella razionale". E "Il living will ricopiato sul caso Englaro fa sospettare che si voglia solo ribadire un principio di rivendicazione e dare spazio alla domanda del padre. Mi pare, invece, che si voglia solo introdurre il primo gradino verso l'eutanasia".  Tuttavia, per l'ex presidente della Pontificia Pro Vita "se si deve fare una legge innanzitutto è necessario che essa contempli il dovere di non lasciare solo il malato" e occorre che sia preservata la professionalità del medico che altrimenti sarebbe portato a disinteressarsi del paziente". Di certo, secondo il vescovo, rispetto al caso di Eluana Englaro, non si possono considerare delle cure "l'alimentazione e l'idratazione. Non puó essere imposto al paziente n, al medico di interromperle: è un chiaro richiamo a un atto eutanasico". Piú di ogni altra cosa, spiega Sgreccia, "bisognerebbe dare sostegno a tutto quel mondo di volontari, di famiglie, di religiosi che stanno vicini quotidianamente ai malati. Sono loro che andrebbero messi al centro di una legge. Non l'idea che bisogna dare in mano ai pazienti un coltello e una penna per firmare il proprio atto di suicidio", conclude.    


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