Sigarette elettroniche. Fumate da 500.000 persone
Circa cinquecentomila italiani usano regolarmente le sigarette elettroniche. Di questi, il 20% sono ex fumatori che hanno abolito le sigarette convenzionali, il 60-65% alterna le sigarette elettroniche a quelle convenzionali e si presume abbia ridotto il consumo totale di nicotina, mentre il 20% hanno aggiunto le sigarette elettroniche a quelle convenzionali e quindi stanno probabilmente aumentando il loro carico di nicotina. Quindi facendo i conti epidemiologici l'avvento delle sigarette elettroniche "inventate" in Cina 13 anni fa, sta riducendo il consumo di nicotina complessivo da parte della popolazione. Sono i dati forniti al convegno "Sigaretta elettronica: benefici e rischi per la salute e criteri di controllo" organizzato all'Istituto Superiore di Sanità (Iss) da Accredia (l'Ente italiano di accreditamento) col patrocinio del Ministero della Salute. I dati epidemiologici sono stati illustrati dalla dottoressa Roberta Pacifici dell'Osservatorio fumo, alcool e droga (Fad) dell'Iss. "Questi dati - dice la Pacifici - confermano che l'utilizzo delle sigarette elettroniche sta in una logica di riduzione del danno perchè tutta la lettura indica che con queste sigarette dove non c'è combustione della nicotina, diminuisce la tossicità". Tuttavia, soprattutto a livello europeo, il panorama attorno alle sigarette elettroniche è molto diversificato, come ha ricordato il professor Walter Ricciardi del Consiglio Superiore di Sanità nella sua relazione: ci sono Paesi che contrastano le sigarette elettroniche, altri che le considerano farmaci perchè servono a ridurre il consumo di nicotina (come i cerotti antifumo) e quindi ne prescrivono la vendita in farmacia, altri come l'Italia che in attesa di avere studi certi sulla tossicità e pericolosità ne consentono la commercializzazione con alcune prescrizioni ispirate al principio di cautela: divieto di vendita ai minori; divieto di consumo nelle scuole; prescrizioni per le etichette e le informazioni ai consumatori. Poi però l'Agenzia delle Entrate ha adottato una norma (ora sospesa dal Tar) dissuasiva, perchè ha assoggettato anche le sigarette elettroniche al 58,5% di accise come le sigarette convenzionali, provocando la protesta del settore che minaccia 900 addetti in cassa integrazione e mette a rischio complessivamente 5mila posti di lavoro.
Un punto chiave è ovviamente la definizione del rischio reale delle sigarette elettroniche per la salute. "Il rischio è risibile rispetto alle sigarette convenzionali - dice Riccardo Polosa, clinico medico, direttore della Lega Anti Tabacco (Liaf) che ha realizzato il primo studio sulle sigarette elettroniche - Abbiamo esaminato il rischio relativo di tutti i prodotti del tabacco, sigarette, narghilè, cerotti antifumo e sigarette elettroniche: ebbene, se le sigarette normali hanno una rischiosità 100, le sigarette elettroniche sono a 5. Si può anche decidere di far scendere il rischio a 2, ma i costi sarebbero altissimi, avrebbero l'effetto di dissuadere il consumo di sigarette elettroniche e di non far diminuire quello delle sigarette convenzionali, come sta avvenendo con l'aumento delle accise al 58,5%. Sarebbe stato molto meglio non aumentare le accise e attendere un paio d'anni per avere studi scientifici più sicuri. Bisogna sempre tener presente che quel che conta è il rischio relativo, perchè in natura non esiste il rischio zero: la nicotina c'è anche nelle melanzane". Le difficoltà per i consumatori da queste incertezze normative e fiscali sono state sottolineate da Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori:"Il caso delle sigarette elettroniche - ha detto - è un esempio di scuola di ciò che non si dovrebbe fare, anche perchè l'incertezza scientifica, unita all'incertezza normativa lascia spazio all'attività delle lobby e non bisogna dimenticare che la lobby principale è lo Stato che non vuole rinunciare agli introiti delle tasse sul tabacco". Occorre dunque intensificare la ricerca sulla pericolosità non astratta ma reale delle sigarette elettroniche, come ha annunciato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Oleari:"Abbiamo avviato uno studio per approfondire la reale pericolosità delle sigarette elettroniche".
Un punto chiave è ovviamente la definizione del rischio reale delle sigarette elettroniche per la salute. "Il rischio è risibile rispetto alle sigarette convenzionali - dice Riccardo Polosa, clinico medico, direttore della Lega Anti Tabacco (Liaf) che ha realizzato il primo studio sulle sigarette elettroniche - Abbiamo esaminato il rischio relativo di tutti i prodotti del tabacco, sigarette, narghilè, cerotti antifumo e sigarette elettroniche: ebbene, se le sigarette normali hanno una rischiosità 100, le sigarette elettroniche sono a 5. Si può anche decidere di far scendere il rischio a 2, ma i costi sarebbero altissimi, avrebbero l'effetto di dissuadere il consumo di sigarette elettroniche e di non far diminuire quello delle sigarette convenzionali, come sta avvenendo con l'aumento delle accise al 58,5%. Sarebbe stato molto meglio non aumentare le accise e attendere un paio d'anni per avere studi scientifici più sicuri. Bisogna sempre tener presente che quel che conta è il rischio relativo, perchè in natura non esiste il rischio zero: la nicotina c'è anche nelle melanzane". Le difficoltà per i consumatori da queste incertezze normative e fiscali sono state sottolineate da Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori:"Il caso delle sigarette elettroniche - ha detto - è un esempio di scuola di ciò che non si dovrebbe fare, anche perchè l'incertezza scientifica, unita all'incertezza normativa lascia spazio all'attività delle lobby e non bisogna dimenticare che la lobby principale è lo Stato che non vuole rinunciare agli introiti delle tasse sul tabacco". Occorre dunque intensificare la ricerca sulla pericolosità non astratta ma reale delle sigarette elettroniche, come ha annunciato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Oleari:"Abbiamo avviato uno studio per approfondire la reale pericolosità delle sigarette elettroniche".
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